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07.08.2026

Difetti dei giovani: colpa degli adulti. Quali sono gli errori e come rimediare

Si può diventare autonomi e forti senza imparare a sostenere delusioni, fallimenti, sconfitte? Ovviamente no. Se abbiamo sempre un genitore ansioso e iperprotettivo a compatirci e coprirci, dando la colpa ad altri dei nostri insuccessi, non impareremo mai a guardar la realtà in modo obiettivo, né a calibrare i nostri comportamenti.

Tra le tante colpe delle generazioni adulte nei confronti dei giovani, questa non è che la prima. Siamo sempre pronti a dar la croce addosso alle generazioni più giovani, così diverse da noi in tutto: gusti, educazione, valori e disvalori, impegno e disimpegno. Un po’ è logico e normale (e persino sano) che generazioni diverse fatichino a capirsi. Accade dalla notte dei tempi. Tuttavia oggi l’incomprensione reciproca à davvero abissale, e dobbiamo chiedercene il perché.

Tra gli adulti il narcisismo dilaga, egocentrico e vanitoso

Il motivo non è nei giovanissimi: non sono nati pazzi, né scemi, né devianti; hanno imparato da noi, dai nostri comportamenti concreti e fattuali, dalle nostre patenti contraddizioni. Parliamo qui, ovviamente, non di tutti i singoli individui delle generazioni adulte, ma della tendenza, del pensiero dominante, della moda comportamentale ed etica (o antietica).

Troppi adulti oggi sono devoti a se stessi e al narcisismo. Tanto da lasciar briciole all’osservazione delle paure, dei pensieri dei ragazzi e delle ragazze. Basta guardarsi intorno: quarantenni, cinquantenni, sessantenni pieni di tatuaggi e dalle chiome policrome. Non c’è nulla di male in questo, che è però un chiaro indizio di attenzione compulsiva e ossessiva al proprio aspetto, e a quel che gli altri ne pensano.

I figli emulano i genitori, nel bene come nel male

Gli adolescenti tendono sempre ad emulare gli adulti e a superarli in tutto. Se un padre predica bene e razzola male, il giovane ha due strade davanti: quella di contestarlo e tentare di essere il suo contrario, per somigliare a quel che egli dice e non a quel che fa; oppure superarlo nei suoi difetti, diventando ancora più doppio e ipocrita del genitore. Se una madre non ha mai guardato negli occhi sua figlia, perché troppo presa dallo schermo del proprio cellulare, sua figlia farà peggio: si abituerà a non guardarsi intorno, a far da sola col proprio telefono, assuefacendosi a comportarsi come se attorno a lei non ci fosse nessun’altra persona.

Se un padre abitua i figli a non avere limiti sani, a non rispettare i confini del prossimo, ad agire come chi si sente l’unico al mondo, quel padre non sta mostrando amore verso i figli, non sta infondendo loro sicurezza. Infatti, amare i figli non è insegnar loro a ignorare il prossimo, ma abituarli a vedere e rispettare le persone che li circondano e la loro libertà; onde poi saper difendere anche la libertà propria e la propria sicurezza, avendone ben chiari i princìpi.

I nostri modelli li spingeranno a scegliere i loro

Critichiamo spesso questi giovani perché danno valore solo al denaro e al successo immediato, non considerando affatto il rispetto e lo studio. Ma chi li ha educati così? Chi li ha abituati ad aver sempre soldi in tasca o carte di credito sempre piene, senza nemmeno provare a porre condizioni per meritarlo? Chi ha insegnato loro che i compiti a casa si copiano o si fanno fare all’intelligenza artificiale?

Quali sono i loro modelli? Giovanni Falcone e Paolo Borsellino? Antonio Gramsci, Duccio Galimberti e Camillo Berneri? Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi? Fabrizio De André e Francesco Guccini? O piuttosto gli “eroi” dei reality e degli altri pastoni inverecondi, gettati in pasto dai canili televisivi e dai social alle tante mamme e ai tanti papà che se li divorano tutti i giorni?

Se pensiamo a tutto ciò, come possiamo ancora chiederci perché mai i giovani siano tanto vacui e privi di valori?

Educare è amare: richiede fatica, impegno, costanza

Non li ascoltiamo. Non diamo loro regole chiare (che donerebbero loro binari oggettivi, criteri di scelta, sicurezza). Demandiamo la loro educazione a smartphone e schermi d’ogni tipo. Evitiamo con loro qualsiasi conflitto, anche a costo di contraddire noi stessi e di educarli al contrario di quanto diciamo di credere. I modelli che offriamo loro sono basati su soldi e consumismo. Non trasmettiamo loro il valore dell’impegno e del sacrificio. Poi però ci lamentiamo dei risultati.

Se deleghiamo sempre ad altri quanto dovremmo fare noi per primi

La maggior parte degli italiani adulti di oggi vorrebbe che le regole valessero solo per gli altri e per i figli degli altri. Quando qualcosa non funziona, vorrebbero sempre che gli altri facessero qualcosa, che gli altri spostassero quei macigni che essi nemmeno toccano con un dito. Al lavoro il superiore li opprime? Per evitare conflitti, si nascondono dietro al rappresentante sindacale, ma al superiore continuano a sorridere per compiacerlo, pronti a sfoderare gli artigli solo contro gli inermi professori dei figli.

Un quadro distopico, ce ne rendiamo conto, ma reale, purtroppo. È il quadro realistico di una società di monadi indifferenti alle sorti altrui, e pronte per la gabbia: pronte, cioè, per qualsiasi avventura neofascista (o comunque totalitaria), che illusoriamente li faccia sentire assolti dall’obbligo di comprendere la complessità, di scegliere, di schierarsi attivamente, di lottare per qualcosa di giusto e di etico.

Ricominciamo dal rispettare la Scuola, fondamento della società

No, decisamente non è colpa dei giovani se sono come sono. La colpa è nostra, delle nostre generazioni adulte. Prendiamocela tutta, e cambiamo rotta. Cominciando dal rispetto per la Scuola e per chi ci lavora. Con tutti i suoi difetti, la Scuola è comunque l’istituzione pubblica in cui ancora moltissime persone (docenti e non) lavorano perché credono fermamente in ciò che fanno. Già solo questo, per giovani disorientati, è un insegnamento inestimabile.

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