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Genitori e docenti firmano il “Patto digitale”: niente smartphone per cinque anni alla primaria

In un istituto comprensivo di Bologna, le scuole primarie hanno firmato un accordo condiviso tra insegnanti e famiglie per un uso consapevole della tecnologia. L’iniziativa, che presto coinvolgerà anche le medie, si inserisce in un percorso più ampio promosso dalla Regione Emilia-Romagna.

Un impegno condiviso tra scuola e famiglia

Il documento mette nero su bianco una serie di impegni reciproci. Come riporta il Corriere, i docenti si impegnano a dedicare momenti di educazione digitale durante l’orario scolastico, spiegando rischi e potenzialità dei device, e a usare schermi e dispositivi esclusivamente per finalità didattiche. I genitori, dal canto loro, si impegnano a non consegnare ai figli né uno smartphone né uno smartwatch per tutti e cinque gli anni delle scuole elementari, spiegando il perché anche in famiglia, partecipando agli incontri organizzati dalla scuola e condividendo l’educazione al digitale anche a casa. Entrambe le parti si impegnano, infine, a usare sempre un linguaggio corretto, online e offline.

Un modello di prevenzione dal basso

A dare vita al percorso sono stati, tra gli altri, il dirigente scolastico, il presidente del consiglio di istituto e un’avvocata. Quest’ultima ha tenuto nei mesi scorsi incontri con insegnanti, avvocati, pediatri, giudici e docenti sui temi dei diritti, della sicurezza e delle responsabilità cyber, contribuendo a redigere i Patti insieme agli insegnanti. “Questa esperienza potrà rappresentare un modello di prevenzione dal basso, che unisce competenze giuridiche, educative e comunitarie, affrontando il problema prima che si trasformi in emergenza”, ha spiegato, aggiungendo che “la scuola sarà il primo istituto comprensivo a sottoscrivere Patti digitali tra scuola e famiglia per ogni classe”.

I dati alle medie: quasi tutti già con uno smartphone

Per le medie l’accordo, calibrato sull’età dei ragazzi più grandi e con un focus sull’uso dei social, è atteso nei prossimi mesi. A motivare l’urgenza sono i risultati di un sondaggio interno: su 160 alunni di prima media suddivisi in sette sezioni, un centinaio possiede già uno smartphone o utilizza quello dei genitori; altri hanno dispositivi senza accesso a internet, smartwatch o app di messaggistica. Salendo con l’età, l’uso si estende anche a pc e tablet. Le conseguenze di un utilizzo scorretto non mancano: disturbi d’ansia, alimentari, di autolesionismo, di insonnia e persino miopia precoce sono tra i rischi documentati. L’obiettivo comune, che si spera venga adottato anche da altre scuole, è educare i ragazzi e ritardare il più possibile l’accesso autonomo ai dispositivi digitali.

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