L’acronimo è stato coniato negli Stati Uniti, sta spopolando su TikTok e sta iniziando a spopolare anche in Italia: parliamo di “Fafo”, che viene dall’inglese “Fucking Around and Find Out”, liberamente traducibile con “fare sciocchezze e pagarne il prezzo”.
Come scrive La Repubblica, si tratta dell’idea secondo cui bisogna lasciare che i figli sbaglino da soli, facendo esperienze e imparando da esse. I genitori, certo, hanno la responsabilità di mettere i figli in guardia e guidarli. Ma se poi il ragazzino si oppone, sarà lui a subirne le conseguenze.
La dottoressa Tamara Glen Soles, fondatrice del Secure Child Centre for Families and Children ed esperta di benessere infantile, dice al sito Parents.com che “il metodo è appropriato ogni volta che l’impatto delle scelte di un bambino non rappresenta un pericolo né viola i diritti altrui. Se il piccino non mangia, prima o poi avrà fame. Può essere spiacevole, ma se salta un pasto o uno spuntino, non corre nessun pericolo”.
Il pedagogista Daniele Novara, sempre a La Repubblica, ha detto la sua opinione in merito a questo metodo, fortemente critica. “Mi sembra un’emerita stupidaggine, una parodia del cognitivismo”, queste le sue parole. “È un approccio senza alcuna base scientifica. Come ci ha spiegato Jean Piaget e hanno confermato le neuroscienze, i bambini non hanno, almeno fino ai 10-11 anni, il senso delle conseguenze, se non sul piano strettamente pratico. Su base istintuale vogliono uscire in maglietta anche quando piove, ma lasciarli fare non gli insegnerà nulla. L’idea che i bambini debbano ragionare da soli non è il metodo Montessori, è il suo contrario”.
“Da trent’anni viviamo un’era narcisistica in Occidente che ha infragilito i genitori. Mamme e papà che fanno fatica ad assumersi la responsabilità dell’educazione. Non ci si può mettere alla pari con i figli. Il ruolo genitoriale necessita impegno, dedizione, sacrificio. Non puoi fare tutte le sere l’happy hour, perché i bimbi non ce la fanno fisicamente”.
Che conseguenze ha avuto questa fragilità sui bambini? “Si può definire ansia, ma nella scuola si vede bene un aumento delle neurodiagnosi: deficit dell’attenzione, spettri autistici, disturbi oppositivi, oltre a disgrafia e dislessia. Ho visto in studio bambini di 4 anni che dormivano solo otto ore perché i genitori non erano in grado di organizzarsi e aspettavano che crollassero per metterli a dormire, come vorrebbero quelli del “Fafo”. Quei bambini, alla loro età, non imparano che se vanno a letto tardi il giorno dopo sono stanchi. L’unica conseguenza è che perdono almeno tre ore di sonno a notte con ripercussioni tragiche. A fronte di una generazione di genitori che decide di rinunciare al proprio ruolo educativo, anche perché non aiutati dalla società, continuamente pressati e colpevolizzati, i bambini ne fanno le spese”.
Per Novara si può trovare un equilibrio: “L’organizzazione educativa: lavorare su abitudini pratiche, concrete. Affermazioni procedurali, comunicazioni di servizio, quasi distaccate: ‘è ora di lavarsi i denti’, ‘è il momento di andare a letto’, ‘nel lettone dormiamo noi genitori perché dobbiamo stare comodi per riposarci’. Non servono grandi spiegazioni, psicanalisi sul perché sia corretta l’igiene personale. Ma neanche, come propongono gli americani, lasciare la discrezionalità della decisione ai bambini che non sanno cosa farsene. Perché è bella l’infanzia? Perché non si ha l’incombenza di decidere: almeno per dieci anni lo fanno altri per noi su molte cose. L’approccio ‘Fafo’ pretende invece che i bambini, senza background, ce la facciano da soli. Montessori si rivolta nella tomba. Se volevano far arrabbiare i pedagogisti ci sono riusciti”.