La Lega non ci sta e si ribella alla decisione del sindaco di Adro, in provincia di Brescia, di cancellare il nome del professore comasco Gianfranco Miglio, riconosciuto ideologo della Lega, dalla facciata della sede del polo scolastico della cittadina nell’anniversario della sua scomparsa: insorge parlando di offesa alla memoria di “un grande uomo, padre del Federalismo”. In prima battuta è stato Eugenio Zoffili, capogruppo leghista in commissione Difesa alla Camera, a lanciare il primo assalto contro Davide Moretti, sindaco alla guida di una lista civica che guarda a sinistra.
A seguire, tutto il partito del Carroccio è sceso in campo per fare quadrato attorno al professore che ha posto le basi delle battaglie politiche sulla devoluzione e l’autonomia portate avanti negli anni e ritenute da molti di loro la spina dorsale delle nuove norme contenute nella legge sull’Autonomia, n. 86 del 26 giugno 2024, a prima firma del ministro per gli Affari regioni e l’autonomia Roberto Calderoli che introduce il trasferimento di funzioni – previste dall’articolo 116 della Costituzione (tra cui anche quelle scolastiche, con l’opposizione che teme forti differenziazioni) – e relative risorse alle regioni a statuto ordinario che ne facciano richiesta.
“Ventiquattro anni fa – ha detto Calderoli – ci lasciava il professor Gianfranco Miglio, uno studioso con cui ho avuto la possibilità di confrontarmi, ascoltando le sue idee, che restano ancora attualissime ad un quarto di secolo di distanza. Il professor Miglio era uno studioso che parlava al cuore delle persone, che credeva nel cambiamento e credeva nella democrazia, quella diretta, e infatti ripeteva sempre che ‘con il consenso della gente si può fare di tutto”: secondo il ministro leghista, quindi, “quello che stiamo facendo, con il consenso della gente, attuando la riforma dell’autonomia regionale, una riforma che Miglio avrebbe condiviso e sentito sua”.
“Nel giorno dell’anniversario della scomparsa di Gianfranco Miglio, il mio pensiero va all’uomo, al politico, all’intellettuale che ha dato un contributo essenziale al dibattito sull’assetto amministrativo del Paese e che ha creduto fermamente nella democrazia come forza di cambiamento positivo”, ha incalzato Lorenzo Fontana, presidente della Camera.
“Un pensiero e un ricordo nel 24esimo anniversario dalla scomparsa di un grande comasco, arguto scienziato della politica come Gianfranco Miglio. Un raffinato pensatore e storico della politica, padre del federalismo contemporaneo, politologo e giurista di altissimo livello, ideologo della Lega nei primi anni 90”, ha dichiarato il sottosegretario al Ministero dell’Interno Nicola Molteni.
Per il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, è “giusto ricordare il Professore, antesignano di quella autonomia che la Lombardia rivendica con grande determinazione”.
“Non mi stupisce che ad Adro, in provincia di Brescia – ha aggiunto il governatore – la Giunta di sinistra abbia cancellato il nome di Miglio da una scuola. Becera ottusità che rinnega la storia e paura di portare a vanti idee innovative nel segno del federalismo”.
Roberto Castelli, ex ministro leghista della Giustizia, oggi segretario politico del partito Popolare del Nord ha annunciato un presidio per il 12 agosto davanti all’istituto, ma anche di essere pronto a fare ricorso alla Corte dei Conti per danno erariale per i soldi utilizzati a togliere l’iscrizione, e protesta contro quello che per lui potrebbe profilarsi come “un deplorevole esempio di ‘cancel culture'”.
“Questa – ha commentato – è pura e solida ignoranza storica e culturale di una Giunta di sinistra: cancellare il nome di Gianfranco Miglio significa non sapere che stanno cancellando il nome di un politologo, di un uomo il cui pensiero rappresenta un capitolo importante della cultura e della storia del Nord e italiana”.
Oltre a questo “da un punto di vista amministrativo – si è chiesto Castelli -, come ignorare che nelle scuole mancano i soldi per la manutenzione, per la cancelleria, per la carta igienica? La spesa sopportata dai cittadini di Adro per attuare questo sfregio alla Cultura, con tanto di gru e operai, è inaccettabile e ingiustificabile“. Per questo “stiamo valutando – ha concluso – se esistono estremi per un ricorso alla Corte dei Conti per danno erariale”.
Non è la prima volta che si scatenano polemiche sulla scuola di Adro: alla sua inaugurazione, nel 2010, il ministero dell’Istruzione fece togliere 700 “loghi” del Sole delle Alpi, uno dei simboli del Carroccio, difesi invece dall’allora sindaco Oscar Lancini: l’allora ministra Mariastella Gelmini fu infatti costretta, con richiesta al direttore dell’Usr lombardo, a mettere fine alle proteste sulla presenza del simbolo leghista all’interno del polo scolastico pubblico “Gianfranco Miglio” – scuola materna, elementare e media con 450 studenti – posti sopra le vetrate esterne ma anche sui banchi, sui cestini, sui muri e persino sugli zerbini, per un totale di 700 “loghi”.