Home Politica scolastica Giannini: piano con la “staffetta”

Giannini: piano con la “staffetta”

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  • GUERINI

Come nello stereo un po’ rotto: un buffer suona i bassi e l’altro gli alti, ma con musica diversa, cosicchè quella che si pregustava come melodia armoniosa, all’atto pratico si perde in dissonanze e la tensione sale e non quella del giradischi ma dell’ascoltatore. E se la ministra per la Pubblica amministrazione, Marianna Madia, continua a ventilare l’ipotesi di prepensionamenti per favorire l’ingresso dei più giovani nella Pa, la sua collega dell’Istruzione, Stefania Giannini, pone veti, bocciando questa l’ipotesi.
“Non amo il collegamento tra chi va a casa e chi entra, un sistema sano non ha bisogno di mandare a casa gli anziani per far entrare i giovani. Per me è necessaria una alternanza costante”.
 E per certi versi la sua riflessione potrebbe avere elementi di attendibilità, se non fosse che l’Italia ha la classe insegnante più vecchia d’Europa, ben oltre una media di 50 anni di età.
Ma la ministra Giannini non si ferma qui e mette il disco del precariato che per lei è “una deformazione patologica del principio di flessibilità, che va restituito alla sua fisiologicità”, nel senso che non si può sempre legiferare col fiato sul collo dell’emergenza, come quella rappresentata dal precariato scolastico che ha raggiunto la mirabolante cifra di oltre 500mila unità, pari dunque quasi a una città come Palermo.
Per questo, “un governo che crede nella flessibilità e non nella sua patologia deve trovare gli strumenti e lo sta facendo”. Sennonché quale flessibilità si possa attuare nella scuola non si capisce, tranne che non voglia dire che un docente deve essere sempre disposto a spostarsi sia da un luogo all’altro e sia da un insegnamento all’altro. In quest’ultimo caso però c’è bisogno urgente di prof enciclopedici, simili, ma senza barba, a Leonardo
Ma ascoltiamo cosa aveva detto Madia al Corriere della Sera sul prepensionamento: ”ci sono dipendenti pubblici che si trovano tra i vecchi requisiti di pensionamento e i nuovi, ai quali potrebbe essere permesso di andare in pensione uno o due anni prima. Non intendo assolutamente smontare la riforma Fornero. Spero che i sindacati collaborino. Favorire lo sblocco del turn over e la stabilizzazione e l’ingresso di giovani dovrebbe essere un obiettivo comune”.