Ma è proprio vero che i giovani di oggi sono irresponsabili e poco propensi ad assumere impegni o ad affrontare le sfide della vita?
C’è chi lo pensa, tanto è vero che da più parti si invoca una maggiore severità da parte delle istituzioni della scuola in particolare, proprio perché è già dai primi anni di scuola che i ragazzi e le le ragazze devono comprendere che la vita è una sfida continua.
Non tutti, però, la pensano così.
In una lunga intervista rilasciata all’inserto settimanale del Corriere (7 di venerdì 15 agosto), Carlo Rovelli, uno dei massimi fisici teorici a livello mondiale alla domanda “Ma lei è fra coloro che si lamentano dei giovani e che dicono che quelli di prima erano migliori?” risponde senza esitare: “No, i giovani oggi sono fantastici e li trovo tutti molto più colti di noi, pieni di idee bellissime. Noi eravamo tutti, anche quelli che vivevano a New York, molto provinciali a confronto con i ragazzi di adesso”.
E fa anche esempi concreti: “Io sono figlio della generazione in cui si è pensato di cambiare tutto, anche i rapporti d’amore. C’è stato un rifiuto della famiglia e un tentativo di vivere i sentimenti in maniera più ampia e diversa. È stato molto intenso e molto faticoso e ci siamo anche fatti molto male. Ma le cose cambiano e io vedo i giovani di oggi che esplorano nuove vie, i poliamori”.
“Il mondo gira – conclude Rovelli – il mondo cambia e li guardo con molta curiosità e simpatia per vedere cosa fanno e sono curioso di vedere dove vanno”.
Rovelli, grande fisico ma anche divulgatore sopraffino e di grande successo (il suo libro “Sette lezioni di fisica” ha venduto 2 milioni di copie) è un personaggio difficile da definire, è fuori da ogni schema: “Io non pensavo di fare lo scienziato, non sapevo cosa fare, ero molto molto confuso. Io volevo fare il mendicante che non è un brutto lavoro e la gente mi diceva ‘Ma hai poca stima di te se vuoi fare il mendicante’. Credo che non mi capissero perché il mio modello era Buddha”.