Sono giorni difficili quelli che sta vivendo la comunità dell’Istituto d’istruzione superiore Alessandro Volta di Frosinone: la sera di lunedì 16 marzo uno studente diciassettenne è stato trovato morto a pochi passi dalla sua abitazione dopo essersi impiccato ad una pianta, forse per una delusione d’amore.
Il giorno dopo una studentessa si è barricata nel bagno dello stesso istituto, in preda ad una profonda crisi psicologica.
A dare l’allarme, riporta l’agenzia Ansa, sono state alcune compagne di classe appena resesi conto del pericolo: le ragazze hanno avvertito i professori, che a loro volta hanno informato la dirigente scolastica.
Sul posto sono subito intervenuti i Vigili del Fuoco che hanno applicato per precauzione il protocollo di prevenzione dei suicidi posizionando un materasso di sicurezza in corrispondenza della finestra dei bagni, in modo da attutire gli effetti di eventuali cadute. Con i pompieri, sono intervenuti anche il personale sanitario del 118 e la Polizia di Stato. Docenti e psicologa della scuola hanno cercato di stabilire un contatto con la studentessa, riuscendo a calmarla e dopo alcune ore a convincerla ad aprire la porta.
Sembra che tra i due episodi, al momento, non risultano esserci collegamenti.
Intanto, si apprende che i casi di autolesionismo –gli atti deliberati di procurarsi danni fisici con o senza intento suicida, tra le principali cause di ricorso al pronto soccorso – risultano sempre più frequenti tra i giovani fino a 24 anni: da uno studio – pubblicato poche ore fasu Jama Pediatrics e condotto presso l’Università di Toronto e l’ospedale pediatrico The Hospital for the Sick Children di Toronto –svolto in 42 Paesi, tra cui l’Italia, risulta che vi sia un aumento dei casi, addirittura raddoppiati tra il 2000 e il 2024.
Lo studio ha coinvolto oltre 234 milioni di individui tra bambini e ragazzi. Per l’Italia è stato considerato uno studio svolto in Piemonte che ha riguardato bambini e ragazzi dai 5 ai 19 anni, relativo agli anni dal 2011 al 2021.
Secondo quanto riferito all’Ansa da Eyal Cohen, uno degli autori presso l’ospedale canadese, lo studio italiano mostra che per il nostro paese il trend di aumento dei casi di autolesionismo è simile a quello di altri studi: globalmente, si registra un aumento medio annuo del 3,5% delle visite mediche per autolesionismo dal 2000, cosa che indica una tendenza di lungo periodo e costante, che si traduce in un raddoppio del tasso di visite effettuate (da circa 10 visite ogni 10.000 abitanti nel 2000 a oltre 20 visite ogni 10.000 abitanti negli ultimi anni).
Il tasso di aumento è maggiore per le ragazze (+3,6% l’anno) rispetto ai maschi (+1,2% l’anno).
“Il nostro studio non ha valutato le cause di tali aumenti – ha detto Cohen – , tuttavia, tra i fattori collegati all’autolesionismo rientrano i cambiamenti nell’ambiente sociale a scuola, a casa e in altri contesti; la diffusione dei social, talvolta associate al cyberbullismo, all’esposizione a contenuti che incitano all’autolesionismo e ad altri fattori; altri effetti dei media digitali e del tempo trascorso davanti agli schermi sul benessere, come la carenza di sonno e di socializzazione; e poi ancora altri fattori di stress che possono colpire i giovani e che potrebbero essere stati meno intensi nelle generazioni passate”.
Le stime degli esperti indicano anche che circa il 10% dei giovani abbia praticato un atto di autolesionismo almeno una volta nella vita.