Registrati
29.10.2026

Giulia Cecchettin, in uscita il film “Se domani non torno”. Il messaggio per i docenti: la violenza di genere va combattuta a scuola?

Gino Cecchettin, il padre di Giulia, la ragazza assassinata dall’ex fidanzato Filippo Turetta

L’uscita nelle sale di Se domani non torno, il film di Paola Randi ispirato al libro Cara Giulia di Gino Cecchettin e Marco Franzoso, in uscita il prossimo 5 novembre, offre una straordinaria opportunità di riflessione per l’intero corpo docente. L’opera, prodotta da Notorious Pictures e realizzata con la Fondazione Giulia Cecchettin, compie la scelta pedagogica ed etica di non mostrare mai l’omicida né di indugiare sulla cronaca nera.

Al contrario, si concentra sull’assenza e sulla trasformazione del dolore privato in un appello alla responsabilità civile. Per gli insegnanti, questo film-manifesto rappresenta un invito diretto a considerare la violenza di genere non come un fatto isolato, ma come l’esito sistemico di una cultura del possesso che richiede risposte educative trasversali e tempestive proprio tra i banchi di scuola.

L’urgenza pedagogica: decostruire la cultura del possesso in aula

Come ha evidenziato la sceneggiatrice Lisa Nur Sultan su Il Fatto Quotidiano, per contrastare la violenza è necessario agire sulle cause profonde attraverso l’educazione sesso-affettiva nelle scuole. Per i docenti, questa sfida non si riduce a un adempimento formale, ma riguarda la capacità di riattivare l’empatia e la consapevolezza emotiva degli studenti di fronte all’anestetizzazione dei sentimenti. Il film, nato anche per aiutare i ragazzi a rispecchiarsi e a ritrovare il coraggio dell’azione positiva, dimostra quanto sia urgente guidare i giovani nella decostruzione degli stereotipi di genere e della gelosia possessiva, facendo della classe uno spazio sicuro di ascolto, rispetto e prevenzione primaria.

Il quadro normativo e la sfida del referendum

Il dibattito sull’introduzione dell’educazione affettiva si intreccia oggi con importanti novità legislative. La Corte di Cassazione ha infatti confermato la legittimità delle oltre 576mila firme raccolte per il referendum abrogativo dei vincoli della legge 104/2026. La normativa attuale impone il consenso informato preventivo dei genitori nelle scuole secondarie e vieta la promozione di percorsi sull’affettività nelle scuole dell’infanzia e primarie. L’iniziativa referendaria, sostenuta tra gli altri dalla FLC CGIL, si propone di rimuovere tali limitazioni per garantire agli insegnanti la libertà didattica di accompagnare la crescita affettiva degli alunni in tutti gli ordini e gradi di istruzione.

Il grido degli studenti e il vuoto dell’analfabetismo emotivo

A chiedere un intervento urgente sono prima di tutto gli studenti. Un’indagine Ipsos Doxa per Medici del Mondo evidenzia che il 71% dei giovani tra i 16 e i 25 anni vuole che sia la scuola a occuparsi di educazione sessuale e affettiva, e il 56% chiede che diventi obbligatoria. In assenza di punti di riferimento scolastici, il 31% dei ragazzi ricorre alla pornografia per informarsi, pur consapevole che essa diffonde aspettative irrealistiche (64%) e incentiva l’oggettivazione della donna (59%). Di fronte a questa realtà e a diffuse disinformazioni sui temi della salute riproduttiva, la comunità educante è chiamata a prendere la parola per offrire ai giovani strumenti critici indispensabili a costruire relazioni consapevoli.

Le parole di Gino Cecchettin

“Farne un film è stata una scelta difficile. Ma già con il libro ho visto che dal gesto di raccontare una storia poi ritorna tanto. A convincermi è stata una ragazza in aereo che mi ha detto: ‘Grazie per quello che fai. Grazie alla storia di Giulia io sono ancora viva’. Raccontare questa storia significa raccontare un dolore, ma anche un percorso di salvezza. Portare quel messaggio in modo ancor più capillare all’interno della nostra comunità e della nostra nazione è stato complesso, ma la motivazione che mi sono dato è stata: se non lo raccontiamo, quel dolore lo riviviamo. Da lì l’impegno della Fondazione a sostenere un’opera che racconta non solo l’ultimo giorno di Giulia, ma la vita di una giovane che aveva dei sogni, dei progetti. Lì i ragazzi possono rispecchiarsi e trovare il coraggio di qualche buona azione. Attraverso il film vorremmo che, oltre alla nostra famiglia, gli spettatori conoscano anche loro stessi per diventare agenti di un cambiamento di cui questa società ha tanto bisogno”, queste le parole del padre di Giulia, Gino.

Gino Cecchettin alla Tecnica della Scuola

Cecchettin è stato ospite di due puntate di Educazione Civica in diretta, il format della Tecnica della Scuola rivolto ai docenti e alle classi, proprio per parlare di violenza di genere.

Ecco le parole di Gino Cecchettin ai nostri microfoni: “Da questa vicenda ho imparato che il tempo è prezioso, perché diamo tutto per scontato e viviamo con il pilota automatico. Un’altra lezione che ho imparato è focalizzarci sulle cose importanti. Sono riuscito a conservare la razionalità per far fronte a questa situazione. Sapevo che la rabbia e la vendetta mi avrebbero fatto del male e non mi avrebbero reso forte per i miei figli. Sapevo che la rabbia non mi avrebbe fatto andare avanti. Mi è venuta in soccorso Giulia, mi sono concentrato su una sua foto e mi è venuto un sorriso. Ho capito subito dov’era la strategia: cercare di focalizzarmi su qualcosa di bello, ho capito che l’amore è la soluzione a tutto, ho visto affievolirsi gli altri sentimenti, come il rancore, per evitare che un altro padre possa vivere il dolore che ho vissuto io”.

Ecco le risposte di Cecchettin agli studenti: “Non possiamo recriminare cosa è stato o non è stato fatto in passato. La vera domanda è cosa possiamo fare oggi. Unitevi a noi, alle associazioni contro la violenza di genere, e chiedetevi cosa potete fare, fare dibattiti, convincete un compagno di classe che parla di proprietà nei confronti di chi dovrebbe amare, per combattere gli stereotipi che ancora oggi esistono, tutte quelle espressioni che screditano la donna. Come Fondazione abbiamo creato un comitato giovanile”.

E, sull’educazione sessuale a scuola: “Noi come Fondazione siamo concordi sul fatto che sia fondamentale per capire certe dinamiche. Negli Stati in cui è stata introdotta da poco ci sono miglioramenti. Filippo ma anche Giulia non avevano gli strumenti per gestire determinati tipi di sentimenti. Giulia si dava troppe colpe, Filippo dava per scontato che la vita sarebbe finita dopo Giulia”.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate