Il Comitato DSFR (Dirigenti scolastici fuori regione) contesta l’emendamento 7.0.4, che prevede una procedura straordinaria per i bocciati al concorso 2023 con ricorso pendente. Nel mirino anche la precedenza degli idonei sulla mobilità interregionale, con ricadute sui dirigenti che attendono da anni di tornare nella propria regione.
Una nuova procedura per i candidati che non hanno superato il concorso per dirigenti scolastici del 2023 e hanno presentato ricorso, ma anche un possibile ridimensionamento delle opportunità di trasferimento per chi è già in servizio lontano da casa. È quanto prevede, secondo il Comitato Dirigenti Scolastici Fuori Regione (DSFR), l’emendamento 7.0.4 al DDL 2053, di conversione del decreto-legge 170/2026.
Il Comitato esprime forte contrarietà alla proposta, denunciando il rischio che il contenzioso finisca per pesare più del risultato ottenuto attraverso le prove concorsuali. «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri»: richiamando La fattoria degli animali di George Orwell, il DSFR contesta un sistema che, a suo giudizio, rischia di favorire alcuni candidati a scapito di altri.
L’emendamento prevede una procedura definita «straordinaria e non ripetibile», riservata ai candidati del concorso ordinario DDG 2788/2023 che non hanno superato la prova scritta o orale e hanno un ricorso pendente. Il percorso comprende 120 ore di formazione e una prova finale, con accesso a graduatorie regionali a esaurimento.
Secondo il Comitato, il punto critico è che per accedere a questa opportunità non sarebbe necessario aver superato il concorso né aver ottenuto una pronuncia favorevole da parte di un giudice: sarebbe sufficiente avere un ricorso ancora pendente.
Il DSFR richiama l’articolo 97 della Costituzione, che stabilisce il principio del concorso pubblico per l’accesso agli impieghi pubblici, e la sentenza n. 37/2015 della Corte costituzionale in materia di accesso alla dirigenza. Ricorda inoltre il precedente del 2022, quando una proposta analoga relativa ai candidati non ammessi del concorso 2017 fu ritirata dopo le proteste, per poi riemergere nel contesto del decreto-legge 198/2022.
La preoccupazione è che si consolidi un meccanismo destinato a ripetersi dopo ogni selezione, indebolendo il valore delle prove concorsuali.
La contestazione riguarda anche il comma 9 dell’emendamento, che, secondo la ricostruzione del Comitato, stabilisce un ordine di copertura dei posti vacanti: prima le graduatorie vigenti, compresi gli idonei; poi la mobilità, nei limiti della quota applicabile; infine le nuove graduatorie.
Una disposizione che potrebbe penalizzare i dirigenti scolastici già in ruolo e in attesa di trasferimento. Il DSFR sottolinea che il bando del concorso regionale del 2023 prevedeva la salvaguardia degli esiti della mobilità interregionale ordinaria. Nel tempo, tuttavia, le possibilità di rientro sarebbero state progressivamente subordinate alle esigenze delle procedure concorsuali. Con il nuovo emendamento, sostiene il Comitato, anche gli idonei verrebbero esplicitamente collocati davanti alla mobilità.
La questione, precisa il DSFR, non riguarda soltanto gli interessi di chi vuole tornare nella propria regione, ma il principio di equità tra chi ha superato le prove, chi non le ha superate senza ricorrere e chi potrebbe accedere a una nuova opportunità grazie a un contenzioso pendente.
Il Comitato ricostruisce una serie di interventi normativi che, a suo giudizio, hanno progressivamente modificato gli equilibri tra vincitori dei concorsi, candidati delle procedure riservate e dirigenti in attesa di trasferimento.
Nel 2023, il DPCM del 3 ottobre autorizzò 979 posti: 587 destinati ai concorsi ordinari regionali e 392 alla procedura riservata nazionale legata al concorso del 2017. Nel 2024, durante la conversione del decreto-legge 71/2024, una deroga avrebbe consentito di assegnare alla procedura riservata 519 posti, 312 in più rispetto alla quota iniziale, sottraendoli al contingente dell’ordinario. Secondo il DSFR, era stata prospettata la restituzione dei posti, promessa poi superata dalle successive disposizioni.
La legge di bilancio 2026 ha inoltre reso permanenti le graduatorie del concorso ordinario, aprendole anche agli idonei. Ora, secondo il Comitato, l’emendamento 7.0.4 aggiungerebbe un ulteriore livello, con una nuova graduatoria per i candidati respinti che hanno presentato ricorso.
Particolarmente delicata è la situazione della Campania. Il DSFR ricorda che nel 2019 alcuni vincitori del concorso nazionale 2017 non poterono ottenere un posto nella regione anche a causa dell’accantonamento di posti per lo scorrimento della graduatoria del concorso regionale 2011, interessata da un lungo contenzioso.
Secondo il Comitato, sono ancora 86 i dirigenti entrati in ruolo dal 2015 che lavorano fuori regione dopo aver accettato un incarico nella prospettiva di rientrare.
Per l’anno scolastico 2026/2027, inoltre, il DSFR riferisce che, dopo un ricorso degli idonei del concorso 2023 al TAR Campania, l’Ufficio scolastico regionale avrebbe accantonato cautelativamente sette posti, riducendo da 25 a 19 i rientri accolti. Il Comitato sottolinea che il ricorso non avrebbe comportato il riconoscimento di un diritto da parte del giudice e teme che il comma 9 possa trasformare questa situazione in una regola legislativa.
I dirigenti in servizio che attendono di rientrare in Campania sarebbero 463, a fronte dei 25 posti di mobilità previsti per il 2026/2027.
Ulteriori preoccupazioni riguardano il 2027/2028: secondo la ricostruzione del DSFR, terminata la deroga, l’80% dei posti sarebbe destinato alla mobilità e il 20% alle nuove immissioni in ruolo. In un contesto segnato da graduatorie e contenziosi, il Comitato teme che le nuove assunzioni possano ridurre ulteriormente le possibilità di rientro.
Il DSFR respinge l’idea che la propria opposizione sia dettata soltanto da interessi di categoria. La critica, sostiene, resterebbe valida anche se l’emendamento non sottraesse alcun posto ai dirigenti fuori regione: a essere in discussione è il valore delle prove e la parità di trattamento tra i candidati.
Il rischio, secondo il Comitato, è che il ricorso diventi una strada alternativa per ottenere opportunità non conquistate attraverso il concorso.
Da qui l’appello a fermare l’emendamento e a tutelare sia il merito sia le aspettative dei dirigenti già in servizio, molti dei quali
attendono da anni di tornare a casa.
La conclusione del DSFR richiama ancora Orwell, ma ribadisce un principio che considera irrinunciabile per la scuola pubblica: «Chi ha vinto un concorso viene prima».