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16.09.2026

Vannacci: no all’educazione femminista a scuola che colpevolizza i maschi. Stroncato il progetto della Fondazione Cecchettin che forma i prof

“Non voglio fare polemica con nessuno” ma l’educazione dei giovani “non deve essere né femminista, né colpevolizzare i maschi, né introdurre nei giovani il dubbio dell’ideologia di genere: chi non li ha, questi dubbi, non deve essere messo nella condizione di poterli avere”.  A dirlo è stato, il 16 settembre, Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, in un’intervista rilasciata alla trasmissione ‘Il segno dei tempi’, che andrà in onda martedì 17 sera su 50 Canale, a proposito del progetto di formazione degli insegnanti promosso a Firenze dalla Fondazione Giulia Cecchettin.

Nel capoluogo toscano, nella stessa giornata, sono stati presentati i corsi di formazione per maestre e maestri delle scuole primarie legati al progetto “Educare all’uguaglianza di genere, fin dall’infanzia”, promosso dall’Università e dalla Fondazione Giulia Cecchettin, a cui ha aderito la Regione Toscana con un finanziamento di 44 mila euro.

L’iniziativa è rivolta agli insegnanti dei bambini dai tre ai dieci anni, con l’obiettivo di superare discriminazioni di cui, magari inconsapevolmente, sono portatori, in un momento in cui la sensibilità sul tema della violenza di genere resta particolarmente alta.

L’ex generale ha detto di non essere “assolutamente d’accordo che i miei figli o chiunque altro vengano educati secondo dei principi che io non condivido. L’educazione femminista la facciano a casa le femministe, ma non la scuola pubblica. L’educazione alla decostruzione maschile la facciano quei genitori che ritengono che i maschi debbano essere decostruiti, ma io non accetterò mai che un bambino di sesso maschile debba essere colpevolizzato per il semplice fatto di essere un maschio e che una bambina di sesso femminile, una bambina, debba essere considerata una vittima semplicemente per il fatto di essere nata femmina, perché su questo si basa quel programma dedicato ai professori che seguivano questa associazione”.

Vannacci ha puntualizzato di non aver “nulla da polemizzare con la famiglia Cecchettin” e per “il fatto che questa sia un’associazione Cecchettin, per me si poteva chiamare associazione Rossi, Bianchi, Neri, non cambia assolutamente nulla: ma io voglio che l’educazione dei nostri giovani sia egualitaria, sia bilanciata, sia secondo il principio dell’articolo 3 della nostra Costituzione“.

Nel frattempo, i corsi sono proposti dalla fondazione Cecchettin proseguono in Toscana: hanno aderito 500 insegnanti, oltre che in Veneto e in Puglia.

La Fondazione, attiva da un anno e mezzo, ha finora intercettato 100 mila studenti e ha avviato in alcune aziende percorsi analoghi rivolti ai genitori, “anche se sono i più difficili da intercettare”, spiega Gino Cecchettin, padre di Giulia, uccisa dal fidanzato l’11 novembre 2023.

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