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Gli anti-Neet, questi sconosciuti

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In Italia l’emergenza occupazionale è influenzata anche dai problemi del sistema formativo e dal mancato dialogo tra scuola e lavoro: il dato è contenuto nel Rapporto sul mercato del lavoro realizzato da Confartigianato, in vista della firma del Protocollo d’intesa ‘Garanzia per i giovani’ che avverrà mercoledì 7 maggio tra la Confederazione, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e il Miur.
Dal Rapporto nazionale è emerso che la percentuale di under 25 che studiano e lavorano è appena del 2,2%, a fronte della media del 14% dei Paesi dell’Ue a 27. Mentre sono 2.434.700 i giovani under 30 che non studiano e non lavorano. Inoltre, il 17,1% dei ragazzi italiani tra 18 e 24 anni abbandona prematuramente percorsi di istruzione e formazione, a fronte della media del 12,8% dell’Eurozona
Secondo gli estensori del Rapporto, le opportunità di trovare lavoro sono ostacolate dalla crisi ma anche da interventi normativi che hanno penalizzato un contratto a valenza formativa come l’apprendistato che, nel 2013, ha consentito l’11,5% delle assunzioni effettuate dalle imprese artigiane, a fronte dell’8,7% di apprendisti assunti dal totale delle imprese. “Ma la vocazione dell’artigianato ad utilizzare l’apprendistato – sottolinea il presidente di Confartigianato Giorgio Merletti – è stata frenata dai maggiori costi e vincoli introdotti nel 2012 dalla riforma Fornero e dalle incertezze applicative provocate dalle tre riforme dell’apprendistato succedutesi nel triennio 2011-2013.
Risultato: tra il 2012 e il 2013 le assunzioni di apprendisti nell’artigianato sono crollate del 33,8%, a fronte di una diminuzione del 16% per il totale delle imprese”.
“Liberare l’apprendistato da costi e vincoli, semplificare le regole per l’ingresso nel mercato del lavoro, rilanciare l’alternanza scuola-lavoro, valorizzare le competenze, ‘importare’ in Italia l’esperienza tedesca del sistema di formazione ‘duale’ che consente ai giovani di conseguire un titolo di studio imparando un mestiere”: secondo il presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti, sono queste le strade per affrontare il dramma della disoccupazione, in particolare quella giovanile, e valorizzare la qualità manifatturiera made in Italy.

Sull’andamento dell’occupazione pesa anche il costo del lavoro. Secondo il rapporto di Confartigianato, con un cuneo fiscale pari al 47,8% l’Italia supera di 11,9 punti percentuali il livello medio del 35,9% di tassazione sui salari registrato nei 34 Paesi Ocse.
I danni provocati dall’eccessiva pressione fiscale si manifestano nell’alto tasso di occupazione irregolare pari, nel 2012, al 12,1% dell’occupazione complessiva, con un aumento dello 0,1% rispetto alla quota del 12% registrata nel 2011.
Complessivamente, le unità di lavoro irregolari nel nostro Paese sono 2.862.300. Di queste ben 603.500, pari al 21,1%, sono attività indipendenti, vale a dire l’esercito di ‘abusivi’ che fanno concorrenza sleale alle imprese regolari, prevalentemente in settori dell’artigianato.
A dispetto delle difficoltà congiunturali, negli ultimi 12 anni, le imprese private dei settori manifatturiero, costruzioni e servizi sono state le uniche a offrire opportunità di lavoro: tra il 1992 e il 2013 hanno incrementato l’occupazione di 2.328.000 unità standard a tempo pieno, con un aumento di 194.000 occupati all’anno. Contemporaneamente la pubblica amministrazione, i settori della finanza e delle assicurazioni e l’agricoltura hanno perso 468.000 posti di lavoro.
Nel Rapporto si indicano anche gli ultimi dati su coloro che sono senza lavoro: ammontano a 3.247.700 gli italiani disoccupati, ai quali si aggiungono 1.703.500 inattivi ‘scoraggiati’ (vale a dire che non cercano lavoro perché ritengono di non riuscire a trovarlo) e 330.900 cassintegrati, per un totale di 5.282.100 persone che vivono gravi difficoltà nel mercato del lavoro.

Con questi dati, è quasi inevitabile che l’Italia sia sempre “maglia nera” in Europa per l’emergenza occupazione: tra aprile 2008 e marzo 2014 il nostro Paese ha perso 1.201.500 occupati, pari a 556 posti di lavoro in meno al giorno. Una tendenza confermata anche nell’ultimo anno: da marzo 2013 a marzo 2014 sono stati ‘bruciati’ 124.200 posti di lavoro ad un ritmo di 340 al giorno.
Il tasso di disoccupazione italiano si attesta così al 12,7%, rispetto alla media europea dell’11,8%. La situazione peggiora per i giovani under 25: a marzo il tasso dei disoccupati in questa fascia d’età è pari al 42,7%, vale a dire il doppio del 23,7% registrato nell’area Euro.