Paese che vai usanza che trovi, si diceva un tempo, mentre oggi è più naturale dire: paese che vai, tempo di collegamento a internet che trovi. E infatti, se in Italia, secondo l’ultimo sondaggio, si sta in media quasi 6 ore al giorno online, in Usa, secondo un nuovo sondaggio condotto da Optimum, si lege su La Voce di New York, gli americani passerebbero in media oltre 10 ore al giorno online.
Di queste 10 ore, 5 ore sarebbero dedicate allo streaming di contenuti video o televisivi e 5,4 ore ad attività come lavoro, social media, email e shopping.
Secondo gli esperti analizzatori, la connessione a Internet, nella vita quotidiana degli americani, sarebbe ormai centrale, cosicché, scomponendo i dati, il 55% degli intervistati guarda contenuti in streaming dalla TV, mentre il resto utilizza smartphone, computer o tablet, mentre il 73% consulta i social media, il 72% acquista online e il 37% lavora tramite internet.
Paese che vai, dunque, conferma al suo uso intensivo che trovi: la vita digitale è ormai parte integrante della quotidianità degli americani.
Tuttavia, nonostante il sondaggio sia stato commissionato da holding della comunicazione, pochi ormai dubitano che tale troppo indugiare nelle connessioni Internet, non abbia un impatto psicologico significativo sugli utenti.
Infatti, secondo un’altra ricerca, citata dalla Voce di New York, nell’intero anno 2024 in media si sono perdute circa 36 giorni tra scrolling, streaming e binge-watching, con effetti negativi sulla salute mentale e senso di colpa, soprattutto tra la Generazione Z , quella, fa notare il giornale, nata tra il 1997 e il 2012, e che oggi ha un’età compresa tra i 13 e i 28 anni.
Un’altra ricerca, dell’Università di Denver (Colorado), ha infine dimostrato che limitare l’uso dello smartphone per due settimane, avrebbe migliorato la salute mentale nel 71% dei partecipanti al sondaggio, e dunque, per conseguenza logica, una riduzione consapevole dell’uso quotidiano dei dispositivi mobili può avere effetti benefici.
Sembrerebbe dunque che quanto afferma il ministro dell’istruzione, Valditara, combaci con quanto è stato rilevato anche in Usa, ovvero che bisogna “abituare i ragazzi a disintossicarsi, e a riportarli all’uso del libro, della carta e la penna. Abbiamo dati sconvolgenti sui bambini che a 6 anni vanno sui siti pornografici. Impressionante anche il 38% di ragazzi che soffre di disturbi del sonno causati dal cellulare. Dati rilevanti per quanto riguarda le competenze e il successo scolastico: addirittura il triplo delle bocciature o insuccesso scolastico per i ragazzi che fanno un uso smodato del cellulare”.