La macchina della scuola statale italiana è un’infrastruttura di dimensioni colossali: 8.005 istituti distribuiti in 2.932 comuni, che accolgono 6.071.490 studenti suddivisi in 319.956 classi, con una presenza femminile ferma al 48,8% e una media nazionale di 19 alunni per classe. Questi sono alcuni dei dati raccolti dall’Osservatorio ScuolaGo.
Dietro la rassicurante media nazionale di 19 alunni si nasconde la prima grande frattura geografica e strutturale. Se al Nord il rapporto sale a 19,9 alunni per classe, costringendo docenti e studenti a una convivenza spesso critica, al Centro si attesta a 19,5, mentre scende progressivamente al Sud (17,8) e nelle Isole (17,6).
La spaccatura si fa ancora più profonda quando si analizza la “geografia delle supplenze” e il precariato gestito tramite le GPS. Assistiamo alla convivenza forzata di due Italie: da un lato, le regioni settentrionali trainano la domanda di supplenze temporanee, con la Lombardia che registra ben 29.457 nomine, seguita a distanza da Piemonte (16.119), Emilia-Romagna (14.164), Toscana (13.772) e Veneto (12.787).
Dall’altro lato, il Mezzogiorno e le altre regioni mostrano numeri significativi ma una cronica carenza di stabilizzazione, con la Campania a 16.517 nomine, la Sicilia a 14.781, la Puglia a 13.743, il Lazio a 11.999, le Marche a 6.830, la Sardegna a 6.486 e la Calabria a 5.738. Il paradosso è evidente e alimenta continue tensioni: mentre il Sud beneficia di classi meno affollate (17,8 alunni), le cattedre stabili e le opportunità lavorative reali scarseggiano gravemente, costringendo migliaia di docenti meridionali a restare intrappolati nel limbo del precariato o a migrare verso il Nord, dove le classi sono sature ma i posti abbondano.
Entrando nel merito delle classi di concorso, il vero e proprio “ingorgo” delle graduatorie fotografa una situazione drammatica per chi aspira a un ruolo stabile. La concentrazione della domanda è spaventosa: il Sostegno per la scuola secondaria di II grado conta l’incredibile cifra di 401.386 posizioni in graduatoria, seguito dal Sostegno per la scuola secondaria di I grado con 194.639 posizioni.
Notevoli sono anche i numeri per il posto comune nella Scuola dell’infanzia (184.581) e nella Scuola primaria (174.306). A questi si aggiungono le folle oceaniche di aspiranti in classi come Tecnologia per il I grado (137.023), Scienze giuridico-economiche (108.438), Scienze matematiche applicate (105.938), Discipline letterarie per il I grado (103.841), Matematica e scienze per il I grado (95.406) e Filosofia e scienze umane (88.714). Questo accumulo di titoli e speranze si scontra con una realtà di posti disponibili drammaticamente esigua, lasciando centinaia di migliaia di docenti abilitati in una competizione spietata.
Il livello di competitività che ne deriva assume i contorni di una vera e propria lotteria, dove le possibilità di ottenere una nomina rasentano l’impossibile. L’emblema di questa giungla è la classe di concorso A016 (Disegno artistico e modellazione odontotecnica), che registra l’assurdo rapporto di 420,7 aspiranti per ogni singola nomina.
Ma la situazione non è migliore in molte altre discipline: in Scienze matematiche applicate (A047) ci sono 156 candidati per posto, in Scienze degli alimenti (A031) sono 153,7, in Disegno e storia dell’arte per il II grado (AS01) sono 133,7, e nei Laboratori di servizi di ricettività alberghiera (B019) si toccano i 131,9. Seguono a ruota le Discipline sanitarie (A015) con 118 candidati, Scienze, tecnologie e tecniche di produzioni animali (A052) con 116,4, Discipline grafiche, pittoriche e scenografiche (A009) con 108,4, Storia dell’arte (A054) con 102,9 e i Laboratori di fisica (B003) con 102,5 aspiranti per nomina. Per un docente di storia dell’arte o di discipline artistiche, la cattedra non è un traguardo professionale, ma un miraggio statistico.
Mentre decine di migliaia di laureati si contendono una singola supplenza d’arte, il sistema scolastico mostra un disperato e opposto problema di carenza strutturale nelle materie tecnico-scientifiche, dove il posto c’è per quasi tutti ma mancano i candidati.
In Scienze e tecnologie meccaniche (A042) si registrano solo 13,5 aspiranti per nomina a fronte di 465 nomine, mentre in Lingua italiana per discenti di lingua straniera (A023) il rapporto è di 13,6 per 459 nomine. La penuria di docenti colpisce settori nevralgici: per Matematica e fisica (A027) ci sono solo 15,6 aspiranti per ciascuna delle 1.261 nomine, per Scienze e tecnologie informatiche (A041) si contano 17,3 candidati per 1.348 nomine, e per Scienze e tecnologie elettriche ed elettroniche (A040) il rapporto è di 17,5 per 715 nomine. La carenza prosegue in Tecnologie e tecniche delle comunicazioni multimediali (A061) con 22,1 aspiranti per 118 nomine, in Matematica (A026) con 23,8 per 1.460 nomine, in Scienze, tecnologie e tecniche agrarie (A051) con 25 per 524 nomine, in Geografia (A021) con 27,1 per 539 nomine, e persino in Discipline letterarie e latino (A011) con 29 candidati per 1.298 nomine.