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Prima ora - Notizie del 3 settembre

03.09.2026

Gps sostegno, un utente: “Ho visto nelle graduatorie ex Ata che insultano con ritardato/celebroleso. È vergognoso”

A pochi giorni dalla presa di servizio del 1° settembre e dell’inizio dell’anno scolastico, la pubblicazione delle GPS per il sostegno riaccende sui social una discussione che riguarda non soltanto graduatorie e assegnazioni, ma anche la motivazione con cui si sceglie di lavorare accanto agli alunni con disabilità. A far partire il dibattito è stato il post di un utente su X, che ha raccontato di aver ritrovato nelle graduatorie alcune sue ex colleghe del personale ATA, ricordando come in passato avrebbero utilizzato espressioni offensive nei confronti delle persone con disabilità (sei ritardato/andicappato/celebroleso). Il post ha immediatamente raccolto numerose reazioni.

Il post:

“Ho visto le GPS
Vi ho visto le mie ex colleghe (ATA)
Quelle che per insultare dicevano “sei ritardato/andicappato/celeblocoso”

cattedra al 31/08
Sostegno”

“Il ripiego non dovrebbe esistere”

Tra i commenti c’è chi sottolinea la necessità di distinguere maggiormente tra chi possiede una reale competenza sul sostegno e chi sceglie questo percorso soltanto come soluzione per ottenere un incarico. “È vergognoso che non vi sia una netta distinzione tra chi ha le competenze e chi lo fa solo per ripiego. Il ripiego non dovrebbe esistere”, scrive una delle utenti intervenute nella discussione. Un’altra replica definisce questo scenario “utopia”, mentre la stessa commentatrice insiste sulla necessità di garantire almeno un livello minimo di attenzione, anche “per rispetto ai tanti e tante insegnanti di sostegno che si sono formati o impegnati davvero nel loro lavoro”.

Il tema, dunque, non riguarda soltanto l’accesso alle graduatorie, ma il significato della scelta di intraprendere questo lavoro come insegnante. Il sostegno richiede, infatti, un rapporto particolarmente delicato con gli studenti e le loro famiglie e proprio per questo nei commenti emerge la richiesta di non considerare l’incarico semplicemente come una strada alternativa per arrivare alla stabilizzazione.

E ancora un’altra considerazione: “Che persone del genere vadano a insegnare a bambini certificati è allucinante, secondo me”. Un’altra utente racconta invece di aver ascoltato, durante il TFA, discorsi pronunciati da alcune persone che le avrebbero fatto “accapponare la pelle”, sostenendo che alcune persone con disabilità venissero considerate quasi come “esperimenti da studiare”.

La vocazione e la ricerca del posto fisso

Tra le reazioni più significative emerge, infine, una domanda che racchiude un po’ il senso dell’episodio raccontato su X: perché si sceglie di fare l’insegnante di sostegno? Nei commenti viene evocata una contrapposizione tra chi arriva a questo lavoro per passione, formazione e reale interesse verso l’inclusione e chi, invece, lo considera un mezzo per raggiungere il ruolo e il successivo passaggio di cattedra. Un modus operandi che, ricordiamo, è anche approdato in TV con il caso della “battuta” di Gerry Scotti a una docente di sostegno: “Accettare quello che passa il convento”.

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