Durante una puntata de La Ruota della Fortuna su Canale 5, poche parole scambiate tra il conduttore Gerry Scotti e una concorrente hanno acceso un dibattito che va ben oltre il salotto televisivo: chi insegna sul sostegno lo fa per vocazione o solo per accumulare punteggio in attesa di una cattedra?
Tutto nasce da un breve scambio durante la presentazione della concorrente. Alla domanda di Gerry Scotti su cosa insegnasse, la donna ha risposto: “Allora, io insegno italiano, storia e geografia, però quest’anno sono sul sostegno alle scuole”. La replica del conduttore non si è fatta attendere: “Eh beh, lo so che chi vuole fare il vostro lavoro deve accettare quello che passa il convento. Eh, noi non perdiamo l’occasione per dirlo. Aiutiamo questi ragazzi che vogliono fare gli insegnanti”. Una battuta che molti hanno letto come una svalutazione del ruolo del sostegno, percepito, nel tono e nelle parole, come un ripiego, una tappa obbligata e sgradita verso il ruolo di insegnante “vero”. Da notare anche il tono della concorrente stessa: fiera nel presentarsi come insegnante di materia, sconforto nel citare il sostegno. Un dettaglio che non è sfuggito ai commentatori più attenti.
Un estratto di video che è diventato virale e ha scatenato la reazione di Flavia, disability travel blogger e caregiver, nota sui social come @theshapeofautism, dove ogni giorno racconta la disabilità da vicino. Il suo commento è diretto: “Caro Gerry Scotti, c’è solo una parola per poter commentare quello che lei ha appena detto. Vergogna”. La creator respinge l’immagine degli alunni con disabilità come “casi disperati” di cui i docenti si devono accontentare: “Non dobbiamo aiutare gli insegnanti, dobbiamo cambiare il sistema perché un insegnante che vuole insegnare e fa il sostegno solo per avere punteggio è un sistema marcio. È questo il punto”. Tra i commenti al video, riportiamo alcune voci: “Purtroppo sono i bambini che la maggior parte delle volte si devono accontentare di insegnanti non preparati. Quando capiremo che il sostegno è il luogo della professionalità più alta dei docenti forse i nostri bambini avranno un supporto migliore”. C’è, invece, chi difende Scotti sostenendo che la critica fosse rivolta al sistema e non agli alunni.