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12.08.2026

Grandi eventi storici sotto processo, esperti a confronto ma è il pubblico che decide. Può diventare un esempio da usare in classe?

Oltre 700 persone hanno assistito alla Torre-Villa Torlonia al tradizionale Processo del 10 agosto, promosso da Sammauroindustria e dedicato quest’anno alla Repubblica Italiana, chiamata simbolicamente a rispondere di una precisa accusa: non aver mantenuto le promesse dei padri fondatori.

L’idea degli organizzatori è anche quella di consentire ai cittadini comuni di conoscere “pezzi” importanti della nostra storia e di poter esprimere una propria opinione dopo aver sentito quelle di studiosi e di esperti.
Una idea interessante anche sotto il profilo didattico che, soprattutto con gli studenti più grandi, avrebbe sicuramente il beneficio di rendere meno arido e più attuale lo studio del passato.
Una proposta, insomma, che potrebbe ottimamente essere inserita nei percorsi di educazione civica delle scuole favorendo anche la diffusione di un approccio critico e non meramente cronachistico alla storia.

Al termine del confronto tra quattro storici, il pubblico ha emesso un verdetto piuttosto netto: 323 voti per la condanna, 282 per l’assoluzione e 79 astensioni. A comunicare il risultato è stato Gianfranco Miro Gori, presidente del Tribunale e ideatore della manifestazione.

A sostenere l’accusa sono stati lo storico Davide Conti e il politologo Marco Valbruzzi. Conti ha sottolineato come la Repubblica sia nata dalle macerie della guerra, della dittatura fascista e della monarchia, in un Paese ancora profondamente segnato dai conflitti. Secondo lo storico, la Costituzione è rimasta a lungo un «atto incompiuto», richiamando i ritardi nell’attuazione di numerosi suoi principi e istituti, dalla Corte costituzionale al Csm, dalle Regioni al referendum, fino al Servizio sanitario nazionale e al reato di tortura. Particolare rilievo è stato dato anche alla mancata resa dei conti con il fascismo.

Valbruzzi ha invece portato il processo sul terreno della vita quotidiana, contestando alla Repubblica la distanza tra i principi costituzionali e la realtà: “La distanza tra le promesse di 80 anni fa e le realizzazioni quotidiane è sotto i nostri occhi”, ha sostenuto.

Di segno opposto le argomentazioni della difesa. Lo storico Roberto Balzani ha ricordato il contesto nel quale nacque la Repubblica: un’Italia uscita da vent’anni di dittatura e da una sanguinosa guerra civile, priva di una consolidata cultura democratica. La forza della Repubblica, secondo Balzani, sta nella sua capacità di rappresentare una scommessa sul futuro, come dimostrerebbe la profonda trasformazione del Paese tra il 1948 e il 1978.

Maurizio Ridolfi ha invece spostato l’attenzione sui cittadini: “La Repubblica siamo noi”. Nonostante la crisi dei partiti, ha sottolineato, esiste ancora un tessuto sociale forte, fatto di cooperazione, volontariato e associazionismo. Il futuro della Repubblica dipenderà quindi dalla capacità dei cittadini di tornare protagonisti.

Alla fine, però, la parola è spettata al pubblico. La maggioranza ha scelto la condanna. Un verdetto che, più che bocciare ottant’anni di storia repubblicana, sembra porre una domanda ancora aperta: quanto delle promesse della Costituzione è stato realmente realizzato e quanto resta ancora da compiere?

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