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I bambini disabili raccontano la “loro scuola e le loro quotidiane difficoltà” ai terapisti

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È passato un mese dall’apertura della scuola e ogni settimana incontro i miei bambini e ragazzi che mi raccontano di una nuova maestra o di qualcuno che prima c’era e ora non c’è più.
“La Maestra è cambiata di nuovo”, mi dicono. Un bimbo averbale, scrivendo al PC, aggiunge ” era simpatica ma ora è andata via. Era quella giusta per me, ma tanto se ne doveva andare anche lei, quindi non mi affeziono più”.
Queste sono le parole che ci troviamo ad ascoltare dall’inizio di questo ennesimo anno scolastico caratterizzato da cambi ed incertezze, noi possiamo solo rassicurarli, aiutarli a mantenere la fiducia e, a volte, prendere spunto dalle loro parole per lavorare sulla flessibilità e sull’accettazione dei cambiamenti ma, siamo sinceri, sappiamo che questa discontinuità crea un vuoto a tutti livelli: educativi, psicologici, emotivi e didattici.
Non possiamo pensare di aiutare i nostri ragazzi senza la continuità di una figura, non possiamo pensare di arrancare scuse ogni volta per giustificare un sistema fatto non a dimensione di chi deve ricevere il servizio. Chi è responsabile di questo disagio deve sapere che noi ogni giorno, insieme alle famiglie, ci troviamo ad accogliere e rimediare a questi errori, insegnando ai nostri bambini che questo mondo non li sostiene nel modo che meritano e che invece di facilitarli a volte mette loro davanti altre prove durissime. Sappiamo come un progetto psicoeducativo fondi la sua forza nella Rete, e questa discontinuità distrugge ogni tentativo di crearne una.
I nostri ragazzi meritano soluzioni adatte alle loro esigenze, meritano la presenza e la continuità dell’insegnante dal primo giorno di scuola. Meritano di creare relazioni stabili con chi deve aiutarli a tirar fuori il loro massimo potenziale. Solo attraverso la relazione riusciamo a stimolare e a potenziare le risorse di ogni individuo, creandole e rafforzandole. Soltanto attraverso la relazione continua si da stabilità al percorso di apprendimento creando un punto di partenza ed un punto di arrivo condiviso. Quel legame umano stabile che si viene a creare è il motore per raggiungere obiettivi non solo didattici ma soprattutto sociali ed inclusivi.
I nostri ragazzi non sono solo un banco da coprire, o da contenere nell’orario scolastico, ma sono individui ricchi di risorse che hanno bisogno di essere sostenute per poterle esprimere e, solo attraverso la continuità e la rete, questo può essere possibile.
Mi chiedo come possiamo tacere davanti a tutto questo? Noi non smetteremo di segnalare e raccontare ciò che viviamo tutti i giorni e la delusione e la sfiducia che vediamo negli occhi di chi ci fa domande a.cui non riusciamo più a rispondere.
Ci auguriamo che sensibilizzando le persone e unendo le voci dei nostri ragazzi questo grido arrivi a chi deve arrivare, per migliorare un sistema scolastico ormai povero di umanità e carente di organizzazione previa da troppo tempo.
Il sistema scolastico italiano non funziona ed il peso più grande è sempre sulle spalle degli ultimi che, invece, dovrebbero avere uguale considerazione a tutti gli altri riservata.

D.ssa Mariangela Di Costanzo
Terapista della neuropsicomotricita’ ,
Vice Presidente di Rete SupeRare