La Riforma degli istituti tecnici, in sintonia con l’istituzione della Filiera tecnico-professionale 4+2, i Licei Made in Italy e i Licei TED risponde al disegno di subordinare la scuola all’impresa, trasformare lo studente in un apprendista precoce, un “imprenditore” di sé stesso. Il principio che sottende tali riforme è che il benessere della società derivi da quello dell’ impresa, di cui la scuola deve essere al servizio. Con tale riforma, l’azienda detta alla scuola tempi e programmi. Negli anni ’70 del secolo scorso, si conquistarono le 150 ore per il diritto allo studio dei lavoratori, un monte ore retribuito per corsi di formazione e titoli di studio: il mondo del lavoro si appropriava della scuola. Dal 2015 (Legge 107, la “Buona scuola”) ad ora, il rapporto si è rovesciato. Con l’introduzione dell’alternanza scuola lavoro (ora FLS) gli studenti entrano in azienda e talvolta vi muoiono o vi restano feriti (dati INAIL 2024: 1 morto e 2000 incidenti; 1050 denunce nel primo semestre 2025). Gli studenti devono uniformarsi al “Just in time”, alla fluttuazione del mercato del lavoro. Ora anche i docenti entrano nell’azienda e partecipano all’ “aggiornamento” delle discipline tecnico-professionale, finalizzato all’intensificazione dei rapporti con il sistema produttivo.
Il DM 29 provoca una notevole riduzione del curricolo nazionale. La riforma si applica dalle prime classi dell’anno scolastico 2026-27 e la riduzione è di ben 132 ore rispetto ad ora. La disciplina più colpita è la Geografia. Vengono eliminate 2 ore nel biennio economico e 6 ore nel triennio ad indirizzo turistico. L’insegnamento della disciplina si riduce ad un’ora settimanale al primo anno. L’Italiano subisce la contrazione di un’ora nelle quinte classi (33 ore in meno). Vi è poi una riduzione della seconda lingua straniera, specialmente nel settore economico (2 ore settimanali rispetto alle 3 odierne) e nell’ultimo anno l’insegnamento si riduce ad una sola ora settimanale.
La nuova disciplina Scienze sperimentali accorperà Biologia, Chimica, Fisica e Scienza della Terra con un taglio di 231 ore, sconfessando il mantra della centralità delle discipline STEM (Science, technology engineering, mathematics). L’obiettivo sarebbe quello di “promuovere una cultura scientifica”, collegando gli insegnamenti mediante un linguaggio comune e attività interdisciplinari. La nuova materia verrà insegnata da docenti diversi ma avrà un unico voto in pagella. I docenti dovranno alternarsi nell’insegnamento e poi ricompattarsi durante gli scrutini per elaborare il voto! La riforma prevede anche l’anticipo del FSL (formazione scuola lavoro) a partire dal secondo anno, all’età di quindici anni!
Il decreto è stato pubblicato ad iscrizioni scolastiche già concluse, senza trasparenza e rispetto nei confronti delle famiglie: le iscrizioni sono infatti avvenute su piani di studi diversi da quelli della riforma. Nella circolare 1397 del 19/3/2026 il ministero ha fornito indicazioni volte a mitigare le criticità della riforma. Per evitare il rischio di soprannumerarietà, le scuole possono (devono, in modo quasi prescrittivo) far ricorso al curricolo a disposizione delle scuole, pari a 66 ore per ciascun anno scolastico del biennio, pari a 2 ore settimanali. Tale flessibilità organizzativa metterà in moto una frammentazione del sistema educativo nazionale. La discrezionalità nel definire i programmi scardinerà l’uguaglianza e omogeneità dell’ offerta formativa. L’eccessiva flessibilità curricolare potrebbe essere interpretata come una violazione della competenza esclusiva dello Stato in materia di “Norme generali sull’ istruzione” e metterà in moto una miriade di ricorsi.
Avremo insomma un ritorno della vecchia ed insipida scuola di avviamento professionale poiché il DM risponde a un perverso principio della destra italiana: i figli delle famiglie povere non possono studiare per CONOSCERE, ma solo per IMPARARE un lavoro. Gli alunni avranno un accesso al lavoro in piena età dell’ obbligo e la scuola avrà una posizione ancillare nei confronti delle aziende. L’8 aprile c’è stato un incontro di conciliazione tra il MIM e quasi tutte le sigle sindacali che ha portato un parziale allentamento delle tensioni ma non ha assolutamente risolto i problemi di fondo della controriforma. L’amministrazione si è dichiarata disponibile a introdurre cattedre con orario inferiore alle 18 ore settimanali, ma la strada verso una soluzione condivisa appare lontanissima.
Il Consiglio Superiore della Pubblica istruzione, oltre a criticare la tempistica della riforma, avvenuta ad iscrizioni già effettuate, ha segnalato forti criticità per le scuole proprio per la nuova disciplina “Scienze sperimentali”. Le classi di concorso dei docenti impegnati in tale insegnamento sono, infatti, diverse. Il CSPI chiede al MIM chiarezza operativa per le istituzioni scolastiche, noi COBAS invece, chiediamo di rispedire al mittente tale sciagurata riforma. Ci opporremo con tutte la nostre energie per bloccare questo scellerato disegno, a partire dallo sciopero da noi indetto nelle giornate del 6 e 7 maggio che, oltre a dire NO ai test INVALSI nelle primarie, ha nella sua piattaforma anche la cancellazione del DM 29/2026. Invitiamo, quindi, docenti, genitori, ATA e studenti a mobilitarsi in occasione dello sciopero per salvaguardare l’integrità e la specificità del nostro sistema scolastico.
Massimo Montella Esecutivo Nazionale COBAS Scuola
pubbliredazionale