Roberto Vannacci sta spiegando bene che tipo di scuola vorrebbe se fosse lui a dover decidere, e cioè se si trovasse nella maggioranza di Governo.
L’idea è molto semplice e chiara: il Generale vuole una scuola, seria, rigorosa, anzi dura, ma soprattutto selettiva.
Benissimo, siamo in un regime democratico ed è legittimo che ognuno di noi esprima la propria idea su come vorrebbe far funzionare una delle più importanti istituzioni del Paese.
Sul fatto che la scuola debba essere seria e rigorosa, penso che possiamo essere largamente d’accordo in tanti: chi vorrebbe avere una scuola facile dove si giocherella e dove non si apprende a diventare cittadini del Paese e possibilmente del mondo?
I problemi nascono quando si incomincia a parlare di scuola selettiva perché le leggi attuali non attribuiscono alla scuola questo compito.
Fin dagli anni ’60 tutte le riforme scolastiche che si sono succedute, da quella della media unica (1962), a quella della scuola elementare (1985 con i programmi e 1990 con l moduli organizzativi), fino al decreto 59 (Indicazioni nazionali per il primo ciclo di istruzione) hanno sempre sottolineato la necessità prioritaria di promuovere la “formazione dell’uomo e del cittadino nel quadro dei principi affermati dalla Costituzione della Repubblica”.
Senza dimenticare la promozione della prima alfabetizzazione culturale finalizzata a rimuovere “gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (art. 3 della Costituzione).
Alla scuola media (divenuta poi secondaria di primo grado) è sempre stato assegnata una funzione di orientamento rispetto alle scelte di vita futura.
Vannacci però ha tutto il diritto di sognare e desiderare una scuola diversa, non solo più severa ma anche selettiva, come era per esempio la scuola della Riforma Gentile.
Non c’è nulla di male, per carità, basta dirlo e dichiararlo con onestà: noi vogliamo tornare ad una scuola che selezioni e che lasci nelle retrovie i meno capaci e “mandi avanti” i migliori, i più bravi (che guarda caso sono spesso quelli che vivono in famiglie dove ci sono librerie sterminate o dove ci si possono permettere viaggi all’estero o esperienze extrascolastiche variegate.
Non c’è nulla di male a dire che si sogna di tornare alla Riforma Gentile, quella che venne definita “la più fascista delle riforme”.
Ma c’è un piccolo particolare: per tornare a Gentile bisogna cambiare completamente l’impianto della scuola di oggi e, probabilmente, bisogna persino modificare un po’ la Costituzione.
A quanto pare, però, a Vannacci le idee non mancano e potrebbe persino riuscire nel suo intento. Gli basta trovare qualche milione di italiani, insegnanti soprattutto, disposti a seguirlo.