Burnout Docenti: Sintomi, Cause e Come Gestire lo Stress a Scuola

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10.05.2026

La laurea è importante ma non decisiva: per “garantirsi” il lavoro i requisiti sono altri

Per anni si è pensato che l’istruzione fosse il principale strumento per ridurre le disuguaglianze sociali. Studiare, laurearsi e ottenere buoni risultati accademici avrebbe dovuto permettere a tutti di competere ad armi pari nel mercato del lavoro. Ma la realtà sembra essere più complessa.

Un recente studio condotto sui laureati dell’Università di Modena e Reggio Emilia mostra infatti che, anche tra persone con lo stesso titolo di studio, il background familiare continua a incidere in modo significativo sulle opportunità professionali, sui salari e sulla qualità del lavoro ottenuto.

Autori dell’indagine sono Luca Bonacini, ricercatore di Economia Politica presso l’Università del Piemonte Orientale, Lorenzo Patriarica, professore associato in Politica Economica presso il Dipartimento di Economia “Marco Biagi” dell’Università di Modena e Reggio Emilia ed Edoardo Santoni, ricercatore presso l’iUniversità di Modena e Reggio, studioso esperto disuguaglianze e welfare.

Il peso dell’origine familiare

La ricerca evidenzia un dato importante: i laureati provenienti da famiglie più avvantaggiate percepiscono salari mediamente più alti rispetto ai colleghi con identico livello di istruzione. Il differenziale retributivo si aggira intorno al 5%.

La parte più interessante dello studio riguarda però l’origine di questo vantaggio. Circa due terzi della differenza salariale dipendono non tanto dalle competenze individuali, quanto dal tipo di impresa in cui si riesce a lavorare. In altre parole, chi proviene da contesti familiari più solidi ha maggiori possibilità di entrare in aziende che offrono stipendi migliori e prospettive più favorevoli.

Questo significa che il vantaggio sociale non deriva soltanto dalla preparazione personale, ma anche dalla capacità di accedere alle opportunità giuste.

Un divario che cresce nel tempo

Il fenomeno non rimane stabile durante la carriera lavorativa. Anzi, tende ad ampliarsi con il passare degli anni.
Nel primo impiego le differenze sono relativamente contenute, ma diventano più marcate nei cambi di lavoro e soprattutto nei momenti di difficoltà occupazionale, come dopo un licenziamento o una perdita involontaria dell’impiego.

In queste fasi entrano in gioco fattori spesso invisibili ma decisivi:

  • reti di conoscenze;
  • accesso alle informazioni;
  • supporto economico familiare;
  • possibilità di affrontare periodi più lunghi di ricerca del lavoro.

Chi dispone di maggiori risorse familiari può permettersi di attendere opportunità migliori, mentre altri sono spesso costretti ad accettare soluzioni meno vantaggiose.

Non solo stipendi: cambia anche la qualità del lavoro

Le differenze non riguardano soltanto il salario. Lo studio mostra che il background familiare influisce anche sulla qualità dell’occupazione. I laureati provenienti da famiglie più benestanti hanno maggiori probabilità di ottenere:

  • contratti stabili;
  • impieghi a tempo pieno;
  • migliori prospettive di carriera;
  • maggiore mobilità verso aziende più remunerative.

Allo stesso tempo, risultano meno “bloccati” nella stessa impresa e riescono più facilmente a cambiare lavoro per migliorare la propria posizione. Si crea così un meccanismo cumulativo: piccoli vantaggi iniziali finiscono per produrre differenze sempre più ampie nel corso della vita professionale.

L’istruzione resta fondamentale, ma non basta

Il messaggio che emerge dalla ricerca è chiaro: la laurea continua a essere uno strumento essenziale di mobilità sociale, ma da sola non garantisce una reale uguaglianza di opportunità. Le disuguaglianze non terminano con l’accesso all’università. Continuano a manifestarsi anche dopo, nel modo in cui le persone entrano nel mercato del lavoro e nelle occasioni che riescono a intercettare.

Per ridurre davvero queste disparità servono interventi più ampi:

  • maggiore trasparenza nei processi di selezione;
  • accesso più equo alle informazioni professionali;
  • servizi efficaci di orientamento e inserimento lavorativo;
  • sostegno alla ricerca di lavoro per chi dispone di meno risorse economiche e relazionali.

Solo così il merito potrà avere un peso reale, indipendentemente dalla famiglia di provenienza.

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