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12.03.2026

I COBAS sulla Carta docente: tornare ai 500 euro e direttamente in busta paga

La nuova edizione della Carta docente si presenta come un insoddisfacente compromesso tra una giusta estensione della platea dei beneficiari e una drastica riduzione delle risorse destinate al personale docente, continuando inoltre ad escludere il personale ATA da tale misura.

Le (misere) novità

La novità maggiore è certamente la riduzione dell’importo nominale, che scende dagli originari 500 euro agli attuali 383 euro: una decurtazione economica di quasi il 24% giustificata dalla necessità (doverosa e tardiva) di estendere il beneficio anche al personale docente precario (con contratto al 30 giugno o 31 agosto) e al personale educativo. Evidentemente alla scuola si applica la logica che per dare al personale precario si toglie a quello di ruolo…Oltre al dato economico, vi è l’introduzione della possibilità di utilizzare il bonus anche per l’acquisto di strumenti musicali e servizi di trasporto di persone e, soprattutto, di un nuovo e discutibile vincolo temporale per l’acquisto di hardware e software: a partire dall’A.S. 2025/26 sarà infatti possibile acquistare tali beni solo in occasione di questa prima erogazione della carta e, successivamente, con una cadenza quadriennale. Questo limite riguarda anche le somme residue degli anni passati. In pratica: con la nuova somma erogata quest’anno (insieme a quanto eventualmente avanza dagli anni precedenti) potremo effettuare acquisti di hardware e software fino al 31 agosto 2026, poi bisognerà aspettare quattro anni per poter di nuovo effettuare acquisti di questo tipo. Rimane, al contempo, il vincolo che le somme ricevute non sono cumulabili oltre il secondo anno. La retorica della digitalizzazione del personale si scontra quindi con nuovi limiti sia di spesa sia temporali.
Il Ministero ha poi annunciato lo stanziamento di ulteriori 281 milioni di euro che le scuole potranno gestire direttamente, non si sa ancora bene come, per organizzare attività formative interne destinate al personale docente (161 milioni) e per acquistare dotazioni digitali da concedere poi in comodato d’uso sempre al personale docente (120 milioni). Il personale ATA, di nuovo, viene completamente ignorato; mentre le segreterie, già al collasso, dovranno probabilmente gestire ulteriori pratiche burocratiche, a fronte di nessun investimento per potenziarne il personale o riconoscere loro un incentivo economico per il futuro aggravio di lavoro. 

Priorità al recupero del valore del salario

Considerato tutto ciò, la domanda da porsi è: a fronte di un nuovo Contratto Nazionale che recupera in modo del tutto insufficiente una perdita di valore del 30% subita dei salari negli ultimi 30 anni, non sarebbe stato più razionale ed equo destinare le originarie 500 euro ad una adeguata e doverosa valorizzazione dello stipendio di docenti e ATA (di ruolo e precari)? Contestiamo la Carta del docente fin dalla sua istituzione nel 2015 con la “Buona Scuola” per la sua natura di “bonus” discrezionale (tant’è vero che è stato diminuito) e di promozione elettorale del governo di turno. E chiediamo di:

1.       Utilizzare i 281 milioni euro per:

·       Ripristinare gli originari 500 euro:la riduzione a 383 euro rappresenta di fatto un ulteriore taglio mascherato del salario reale, ossia della possibilità di spesa effettiva a disposizione di ogni lavoratrice e lavoratore. È un segnale fortemente negativo che colpisce la qualità della vita e la dignità di chi lavora nella scuola.

·       Adeguare gli originari 500 euro all’inflazione: la Carta ha un valore nominale fisso che, dalla sua introduzione ad oggi, aveva già perso parte del suo valore reale a causa del carovita.

2.       Trasformare la Carta in vero e proprio aumento in busta paga per docenti di ruolo e precari:

·       Perché la priorità va data ad ogni forma, seppur parziale, di recupero della perdita di potere d’acquisto dei salari avvenuta negli ultimi decenni.

·       Perché l’inflazione aumenta inesorabilmente mentre la Carta ha un valore fisso che, quindi, perde valore reale di anno in anno: aggiungendo l’importo allo stipendio lo renderebbe oggetto di rivalutazione contrattuale.

·       Perché sommare l’importo allo stipendio contribuirebbe alla maturazione di TFR e pensione, a differenza dell’attuale formato che non ha alcun riflesso previdenziale.

3.       Individuare fondi aggiuntivi per la rivalutazione dello stipendio anche del personale ATA.

No ai bonus, sì a più salario! Anche se tutto ciò non cambierebbe in modo significativo le condizioni economiche del personale della scuola, sarebbe un piccolo passo, sia materiale sia simbolico, nella direzione di quella che è una priorità assoluta: abbandonare la logica dei “benefit” e iniziare finalmente a restituire dignità economica e professionale a tutte le lavoratrici e i lavoratori del mondo della scuola iniziando dal recupero del valore dei salari!

Federico Vuerich  Esecutivo COBAS Scuola di Roma e Provincia

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