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I Csa tornano ad essere Uffici Scolastici Provinciali

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Dichiarati defunti con il Regolamento di organizzazione del Ministero del 2003 (il DPR 319 dell’ 11 agosto di quell’anno, che recepiva il dettato del decreto legislativo n. 300 del 1999) gli Uffici Scolastici Provinciali rinascono, più vigorosi che mai, grazie ad una direttiva firmata dal ministro Giuseppe Fioroni nella giornata del 7 settembre.
La decisione del Ministro, annunciata qualche giorno prima come iniziativa legata alla necessità dare supporto alla maxi-operazione di intervento nel campo dell’edilizia scolastica, potrebbe rischiare di creare qualche malumore non solo nel mondo della scuola ma anche fra le stesse Regioni.
Per non parlare del fatto che richiamare in vita organismi provinciali proprio nel momento in cui il Ministero dell’Economia ha allo studio un provvedimento per sopprimere le Direzioni provinciali del Tesoro potrebbe aumentare i contrasti fra i due discasteri anziché allentare le tensioni legate al varo della Legge finanziaria.
I dubbi sulla direttiva del Ministro aumentato se si va a leggere il provvedimento nel dettaglio.
Gli Uffici scolastici provinciali, infatti, dovrebbero svolgere funzioni di ricognizione, monitoraggio e verifica sull’operato contabile delle Istituzioni scolastiche, soprattutto per quanto concerne la realizzazione dei progetti finanziati con i fondi strutturali europei (ma si parla anche di “ricognizione e monitoraggio dello stato di assegnazione e di utilizzazione dei finanziamenti attribuiti alle istituzioni scolastiche autonome”); non è chiaro, allo stato attuale, se le funzioni di monitoraggio si aggiungeranno alle verifiche periodiche dei Revisori dei Conti o se queste ultime saranno eliminate, anche a causa dei costi non proprio modesti (per ciascuna scuola un collegio costa mediamente 2.500 euro all’anno, moltiplicando la cifra per le quasi 10mila istituzioni scolastiche si arriva ad un totale di 25milioni di euro).
Altra funzione che verrà attribuita agli USP sarà quella di garantire la “ricognizione dell’offerta formativa realizzata dalle istituzioni scolastiche, con riferimento sia alle attività curriculari ed extra curriculari, che ai risultati raggiunti in relazione agli obiettivi preventivati”; funzione che sembra in qualche misura “espropriare” le Regioni del compito di programmare l’erogazione dell’offerta formativa sul territorio che ormai la legge affida ad esse.
Il primo a commentare la direttiva ministeriale è Francesco Scrima, segretario nazionale di Cisl-Scuola che sottolinea: “Con questa direttiva non rinascono i vecchi provveditorati, semplicemente vengono potenziate alcune funzioni di coordinamento dei CSA; il fatto può essere positivo: per dare supporto all’autonomia delle scuole, il livello provinciale è certamente più adeguato di quello regionale. E poi in questo modo sarà più semplice anche operare le necessarie sintesi a livello regionale”.