Le aggressioni ai docenti rappresentano un tema complesso, che non si può risolvere con misure superficiali. È il senso dell’intervento di Alessandro Giuliani, direttore de La Tecnica della Scuola, nel corso della trasmissione dedicata alla violenza nei confronti degli insegnanti. Si parte dal caso avvenuto lo scorso 25 marzo a Trescore Balneario, dove uno studente di tredici anni ha aggredito a coltellate la sua docente di francese, riprendendo tutta la scena con il telefono. Un episodio che ha allarmato l’opinione pubblica italiana, per la giovane età del ragazzo ma anche per le particolari modalità dell’aggressione che, secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, sarebbe maturata sui social.
Una vicenda che ha rilanciato il tema della sicurezza negli istituti. Secondo Giuliani, tale sicurezza non può essere garantita da una presenza “poliziesca” o da strumenti di controllo fisico come i metal detector. Essa richiede piuttosto una prevenzione attiva e una rete solida tra scuole, famiglie e istituzioni territoriali come ASL e assistenti sociali. Nonostante esistano già figure come il referente per il bullismo, spesso mancano segnali preventivi dai nuclei familiari, che rendono difficile intercettare il disagio prima che esploda. Giuliani evidenzia un’omertà sociale che di fatto lascia i ragazzi soli, privandoli del supporto necessario. Un segno della rottura del patto educativo, che dovrebbe garantire tutto questo.
Da qui la poposta avanzata dal direttore de La Tecnica della Scuola di creare un presidio stabile per la salute mentale, superando la logica dei bonus temporanei. Giuliani è critico verso soluzioni frammentate e sostiene la necessità di un investimento organico: “Ciò che manca davvero alla scuola è uno sportello psico-pedagogico permanente, all’interno del quale operi un professionista che possa aiutare a prevenire situazioni di disagio”. Questa figura dovrebbe rappresentare un punto di riferimento anonimo e accessibile sia per gli studenti che per i genitori, garantendo una continuità che oggi manca, dato che i fondi coprono solo periodi limitati e non raggiungono tutte le sedi scolastiche in modo capillare.
Giuliani ha affrontato anche il tema del carico di lavoro dei docenti, oggi schiacciati da una burocrazia asfissiante che sottrae tempo alla cura della relazione educativa. La gestione di classi numerose e di studenti con esigenze diverse, come i casi DSA o BES, rende difficile per un insegnante cogliere le sfumature emotive di ogni singolo alunno. Per il direttore è fondamentale una formazione che aiuti il personale a essere più empatico, evitando che gli interventi disciplinari vengano percepiti come umiliazioni: “I docenti devono gestire situazioni complesse, con ragazzi che hanno bisogno di attenzioni”, conclude. “Serve una didattica personalizzata che venga incontro alle loro necessità, e che possa prevenire anche situazioni come quelle che, purtroppo, raccontiamo giorno dopo giorno”.