“Sui dipendenti pubblici occorre un atto di coraggio. Un insegnante e un infermiere sono chiamati eroi tutti i giorni e poi dimenticati quando si spegne l’eco dell’ultima polemica sulla sicurezza in classe o svanisce il ricordo della crisi pandemica. E la stessa sorte tocca a chi difende l’ordine pubblico, a cominciare da carabinieri e poliziotti: se c’è un caso di cronaca che attira l’attenzione dell’opinione pubblica, tutti difendono le divise salvo dimenticarsi di ogni impegno quando arriva la legge di Bilancio”. A scriverlo, su La Repubblica, è Matteo Renzi, leader di Italia Viva, inviando anche un appello per assegnare la quattordicesima alla categoria dei docenti.
Secondo Matteo Renzi, docenti, infermieri e forze dell’ordine dovrebbero essere tutelate anche nei fatti: “Per queste categorie di persone l’inflazione e l’aumento del costo della vita non producono solo un danno materiale ed economico, pur innegabile”.
Ma, puntualizza, “c’è di più. È come se la mancata valorizzazione andasse oltre la mera questione dei denari: si registra uno svilimento della stessa funzione sociale. Quasi un inaccettabile decadimento di autorevolezza per chi fa quel mestiere”.
“Si dirà: un professore è un professore, sempre. Anche se prende poco. Ed è vero. (…) Però dobbiamo constatare che oggi, per mille motivi anche educativi prima ancora che economici, abbiamo smarrito la centralità dell’educatore. Intorno al docente non c’è più quell’aura di valore sociale che caratterizzava chi insegnava fino a trenta/quaranta/cinquant’anni fa.
Quindi, conclude l’ex premier, è l’ora di “recuperarne la centralità passa da una svolta etica e educativa, certo: restituire prestigio sociale a chi insegna. E passa dal cambiare l’approccio dei genitori: la generazione che ci ha preceduto dava sempre ragione ai prof, la nostra generazione dà sempre ragione ai figli. È un atteggiamento fuorviante e sbagliato”.