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27.09.2026
Aggiornato alle 17:32

Quattordicesima ai docenti, una coppia di prof fatica ad arrivare a fine mese: per Renzi sarebbe giustizia sociale. A beneficiarne pure infermieri e forze dell’ordine: servono 3 miliardi

“Insegnanti, infermieri e forze dell’ordine debbono ricevere – fin dal 2028 – la quattordicesima. Si dirà: eh, ma perché loro sì e gli impiegati dei ministeri no? Anche gli impiegati dei ministeri guadagnano poco. Capisco la critica. Ma la risposta è semplice: la coperta è corta e vanno fatte delle scelte. Le istituzioni italiane devono dire con chiarezza che sulla cura, sulla scuola, sulla sicurezza dobbiamo riconoscere che si può e si deve fare di più”. Su La Repubblica, Matteo Renzi, leader di Italia Viva, mette gli insegnanti al primo posto tra i professionisti che meritano un aumento di stipendio.

Ai docenti va “riconosciuto un aumento – secco – di oltre 100 euro”

L’ex premier indica anche la quota minima di aumento stipendiale: “I professionisti della cura, della scuola, della sicurezza devono vedersi riconosciuto un aumento – secco – di oltre 100 euro”. Inoltre, scommette, come fece “dodici anni fa con gli 80 euro, che queste cifre sarebbero immediatamente rimesse in circolo. Perché quei soldi finirebbero in consumi subito. Ma anche ove ciò non si verificasse sarebbe un fatto di giustizia sociale e di dignità istituzionale”.

Secondo Matteo Renzi, quindi, “il recupero di dignità passa anche dal riconoscimento economico. Che non è – sottolinea – il punto più importante del mio ragionamento ma non può essere nemmeno tralasciato sullo sfondo. Una coppia che nella vita insegna oggi arriva alla fine del mese solo se sta attenta, molto attenta, su tutto. Mezzo secolo fa gli insegnanti erano considerati alta borghesia”.

Serve la revisione della spesa di due punti di Pil sul bilancio dello Stato

Renzi ha anche chiaro il quadro “delle coperture” di quella che definisce “una piccola proposta”: i soldi per dare la 14esima “sta nel pacchetto del 2 per cento del Pil per il decreto Ceto Medio”. oggi la revisione della spesa di due punti di Pil sul bilancio dello Stato è possibile non solo perché l’aumento della spesa in questi anni è stato molto significativo (il bilancio dello Stato sfiora i mille miliardi, ahimè) ma anche perché abbiamo degli strumenti operativi radicalmente diversi rispetto a dieci anni fa. (…) Il vero commissario della revisione della spesa è l’intelligenza artificiale”.

“Dieci anni fa – sostiene ancora il parlamentare – non avevamo il problema dell’inflazione, anzi: eravamo in deflazione. Che è comunque un bel problema, intendiamoci, ma impatta meno sul carrello della spesa o sulla vita di tutti i giorni. Oggi servirebbe un provvedimento organico che potremmo definire decreto Ceto Medio. Dopo tanti decreti sicurezza pieni di fuffa, dovremmo fare un decreto ceto medio pieno di sostanza”.

Gli 80 euro di aumento di 10 anni fa non bastano più

“Nessuno contesta più gli 80 euro, ma è un dato di fatto che in tempi di inflazione 80 euro non bastano più, e se Dio vuole nessuno ha rimesso in discussione l’abolizione dell’Imu sulla prima casa. Che poi diciamolo: l’Ici-Imu era la vera patrimoniale di questo Paese. E noi non solo non vogliamo mettere nuove tasse, ma abbiamo tolto l’unica patrimoniale che c’era. L’abbiamo tolta noi, non altri. Servono tuttavia altre misure, sia per partite Iva che per i dipendenti”.

Un milione e mezzo di beneficiari, tre miliardi di spesa l’anno

Ma quanti sono i beneficiari della proposta di Matteo Renzi? La maggior parte sono proprio gli insegnanti, quasi 900mila, poco più della metà (460mila) sono infermieri, meno di 250mila appartengono alle forze dell’ordine. In tutto, quindi, si tratta di oltre un milione e mezzo di dipendenti.

Ponendo che la quattordicesima si componesse di 2mila euro lordi, servirebbero quindi 3 miliardi di euro: una cifra non impossibile, ma che in una legge di bilancio afflitta da maxi ed extra spese, imposte anche dell’Ue, diventa di difficile reperimento.

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