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I futuri 007? Verranno scelti dalle Università

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Quale percorso deve intraprendere un giovane che vuole diventare un detective dei servizi segreti? Sicuramente andare bene all’Università. Già, perché d’ora in poi anche i servizi di intelligence italiani si aprono al reclutamento dei futuri 007 attraverso il mondo delle Università e direttamente con la ricerca dei nuovi operatori sulla Rete.
A breve, infatti, arriveranno nelle file dei Servizi i primi 15 assunti direttamente da una selezione avviata negli atenei italiani. L’annuncio è stato fatto, il 7 luglio, direttamente dal direttore del Dis, Dipartimento informazioni per la sicurezza, prefetto Gianni De Gennaro, nel corso della firma di una convenzione con l’università La Sapienza – la prima in Italia con un ateneo – dopo l’entrata in vigore della riforma dell’intelligence nel 2007.
Dal 2009 – ha spiegato De Gennaro nel corso della presentazione della convenzione con il magnifico rettore dell’università la Sapienza, professor Luigi Frati – il reclutamento è stato avviato anche nelle Università. Sono stati avviati contatti con 26 atenei. Dopo un lavoro intenso sono stati selezionati 40 candidati e tra questi i primi 15 saranno assunti nei Servizi. C’e’ poi – ha aggiunto De Gennaro – una seconda sessione con altri 80 candidati che passeranno altre selezioni”.
C’è sempre più bisogno non solo di ‘operativi’ ma di giovani specializzati in settori che vanno dall’informatica alla sistemi di sicurezza delle reti all’economia. In poche parole, esperti nella raccolta e nell’analisi di informazioni utili alla protezione degli interessi politici, economici, militari, scientifici, industriali del Paese. Ovviamente, questi giovani laureati, devono passare il vaglio di una selezione molto dura prima di poter entrare nell’intelligence.
De Gennaro ha ammesso che non sarà un compito facile. “Si tratta di una ricerca e di una selezione – ha detto – molto delicata perché dobbiamo evitare di inserire ‘virus’ nel sistema“.
Il rapporto con gli atenei e il mondo dell’università, ha osservato il capo del Dis, risponde alla novità introdotta con la legge di riforma che spinge a una maggiore cultura della trasparenza, da un lato, e dall’altro anche alla volontà di avvicinare sempre di più i cittadini alla cultura dell’informazione per la sicurezza in un paese che vede ancora con “un certo sospetto” l’attività dei Servizi di intelligence.
Il rapporto con gli atenei e con il mondo dell’università e della ricerca risponde inoltre all’esigenza di aprire i Servizi alle nuove competenze in un mondo che si trasforma e che vede moltiplicarsi le possibili minacce.
Ai Servizi, ha aggiunto De Gennaro, sono arrivate anche circa 16.500 domande di potenziali aspiranti operatori: l’85% uomini, il 15% donne. L’età media degli aspiranti 007 tra i 26 e i35 anni (sono il 50% circa di coloro che hanno inviato le domande), di questi, solo 3.400 ha risposto a tutte le domande che erano poste agli aspiranti e ne sono state selezionate 250. Tra questi ne saranno contattati appena 40. Non proprio uno su mille, ma poco ci manca.