Mentre si discute sull’età minima per poter entrare sui social network (alcuni Paesi come Australia e Francia li hanno vietati ai giovanissimi), arriva uno studio delle Università di Milano-Bicocca e di Brescia che fotografa una situazione non certo rassicurante.
Come riporta ‘Italia Oggi’ infatti, chi apre il primo profilo social in prima media arriva alle superiori come se avesse sei mesi di scuola in meno in italiano e matematica. Uno studio condotto su oltre 5mila studenti della Lombardia. In sostanza, prima si apre un profilo social, più danno si fa. Analizzando gli esiti delle prove Invalsi, chi inizia a utilizzare un social in prima media perde lo 0,22 di deviazione standard in italiano e lo 0,18 in matematica, chi lo apre in seconda media riduce il divario di un terzo e chi in terza media lo assottiglia ancora.
Il dato ancora più significativo è che il ritardo non si recupera con l’età. Non conta essere online a 16 anni, ma esserci entrati a 11. Sempre secondo lo studio, non è la quantità dell’uso dei social a danneggiare gli apprendimenti ma i momenti della giornata in cui si usa lo smartphone, ad esempio quando toglie ore di studio e di sonno agli adolescenti. E a pagare maggiormente è chi viene da famiglie svantaggiate o più fragili.
La soluzione, sempre secondo le Università, non è introdurre un limite d’età ai social, ma accompagnare con un’educazione digitale che coinvolga famiglie e scuola.