Prima di diventare una delle voci più interessanti del cantautorato urbano italiano, Sayf – all’anagrafe Adam Viacava, genovese classe 1999 – è stato uno studente come tanti, alle prese con le fasi più delicate della crescita. In una recente intervista su Repubblica, l’artista si è raccontato ripercorrendo il proprio rapporto con la scuola, tra ricordi felici e momenti più complicati.
Alla domanda su un’eventuale nostalgia per gli anni scolastici, Sayf non ha dubbi su quale sia stata la fase più serena: “Il periodo d’oro è stato quello delle elementari, forse. Era tutto molto semplice”. Un’epoca vissuta con leggerezza, prima dell’arrivo di dinamiche più complesse.
Diverso il bilancio sugli anni delle medie, definiti senza mezzi termini “un periodo pessimo”. È in quella fase che Sayf racconta di aver scoperto per la prima volta il peso della pressione sociale: “Poi sono arrivato alle medie, e ho scoperto la pressione sociale. E quella l’ho sofferta”, spiega, descrivendo un passaggio scolastico segnato da un disagio più profondo rispetto alla spensieratezza precedente.
Con l’ingresso al liceo, invece, il racconto cambia tono: «Le cose sono cambiate di nuovo. Non ero più quello silenzioso, introverso», racconta l’artista, ricordando come in quegli anni siano arrivate amicizie fondamentali e una nuova sicurezza. È il periodo in cui matura anche un forte senso critico verso ciò che accadeva in classe: “Mi facevo carico delle battaglie degli altri della classe. Se c’era un alterco con un professore, se credevo non si stesse comportando in modo giusto con un compagno, reagivo”. Non stupisce, in questa cornice, che capitasse spesso di discutere con gli insegnanti, né che qualche volta – complici le zie che vivevano a Genova – la scuola venisse “saltata” per una gita fuori porta con gli amici.