Home I lettori ci scrivono Il caos c’è. Non lo vede solo chi non vuol vederlo

Il caos c’è. Non lo vede solo chi non vuol vederlo

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Egregia dott.ssa Azzolina, in questi giorni in cui i vari uffici di ambito stanno provando a portare avanti le nomine dei supplenti dalle Graduatorie provinciali, appare in tutta la chiarezza possibile la débacle della sua azione amministrativa e politica, per quanto mascherata da dichiarazioni che vanno in direzione opposta.


Quando leggo sul sito ufficiale del MIUR che “parlare di caos appare, dunque, infondato, pretestuoso e fuorviante. Come ad ogni aggiornamento, data la mole di dati trattati, gli errori materiali dei singoli uffici sono prontamente rettificati seguendo la normale prassi amministrativa.”


Questo non fa altro che amplificare l’indignazione del sottoscritto e delle migliaia di colleghi che, nei giorni scorsi, hanno inondato di mail l’ufficio competente.


Anzitutto il caos: in Toscana, tanto per rimanere nella mia regione, non c’è ambito territoriale che si sia comportato come gli altri. Alcuni consentono di esprimere le preferenze per mail, altri compilando un form più o meno completo, altri ancora collegandosi in videochiamata.

Ovviamente le varie possibilità mettono a disposizione dell’aspirante diritti diversi. Perché non tutte le possibilità contemplate dalla normativa sono sintetizzabili in un form, tanto che l’ambito territoriale di Firenze – tristemente famoso in passato per i ritardi da record – specifica che “qualora nell’ordine delle preferenze una sede a orario non intero preceda una sede con orario intero, l’Ufficio attribuirà la supplenza solo sulla sede a orario non intero. In tal caso, resta preclusa per l’aspirante la possibilità
di essere riconvocato successivamente per eventuale completamento.”

Il problema è che non si riesce ad avere alcun contatto con l’AT di Firenze, comprensibilmente oberato dal lavoro delle convocazioni, non fosse altro che per chiedere che fine abbia fatto l’art. 4, comma 1, del Dm 430/2000 che recita testualmente “L’aspirante cui viene conferita una supplenza con orario ridotto in conseguenza della costituzione di posti di lavoro a tempo parziale per il personale di ruolo, conserva titolo, in relazione alle utili posizioni occupate nelle varie graduatorie di supplenza, a conseguire il completamento d’orario fino al raggiungimento dell’orario ordinario di lavoro previsto per il corrispondente personale di ruolo”.

Questo senza prendere in considerazione il fatto che il sito ufficiale dell’Ambito di Firenze è quasi costantemente irraggiungibile, costringendo noi aspiranti a collegarci nottetempo per consultare quanto viene pubblicato.


Se questo può bastare per descrivere il caos, in cui gli aspiranti sono lasciati a loro stessi, con indicazioni a volte appena sufficienti degli uffici di ambito territoriale (un esempio su tutti, quello di Pisa – che pure ha una esperienza pluriennale di convocazioni centralizzate – ha convocato il personale ATA senza prima pubblicare le disponibilità, quindi chiunque abbia fatto domanda si è mosso nel buio più totale) e nel silenzio assordante delle organizzazioni sindacali, mi soffermerò brevemente sui cosiddetti errori materiali, che dovrebbero essere “prontamente rettificati”.

Quello che non si dice – o che talvolta è rivendicato come un passo avanti – è che, a differenza delle altre graduatorie, in questo caso l’OM 60/2020 prevedeva che si pubblicassero direttamente delle graduatorie definitive. Questo significa che gli uffici di ambito non sono tenuti a rettificare le
posizioni singole. La mia – per esempio – è di una semplicità abissale.

Mi sono inserito per quattro classi di concorso diverse e ho una laurea che non è titolo d’accesso per nessuna delle quattro. In due delle quattro CdC la laurea è valutata correttamente 3 punti nella sezione “Ulteriori titoli”.

Nelle altre due, semplicemente, non è valutata. Ho segnalato prontamente all’ufficio competente ma dubito che la mia posizione venga rettificata. Con la differenza che tre punti, in questa situazione, tracciano il confine tra lavorare e stare a casa.

E non so, Ministra, che tipo di precariato lei abbia fatto, quanto sia stata nel mondo della scuola e quanto abbia dovuto faticare per trovare un posto
di lavoro. Ma quel confine non è di poco conto, glielo posso assicurare.


La situazione deve comunque essere stata imbarazzante, se lo stesso dott. Bruschi è dovuto intervenire, motu proprio, per ricordare agli uffici quello che già avrebbero dovuto sapere benissimo: che vi è la possibilità di intervenire sull’atto definitivo della GPS in autotutela. Ma niente
di tutto questo implica che l’intervento ci sarà, in quanto gli uffici potrebbero rivendicare la correttezza del proprio operato, demandando in sede di primo contratto la convalida o la rettifica del punteggio, ma potrebbero anche verificare l’impossibilità materiale di operare una revisione su migliaia di segnalazioni. Perché i tempi, quelli sì, sono stati da record.

Le graduatorie sono state prodotte in poco più di una settimana, costringendo alcune scuole-polo a valutare qualche centinaio di domande in pochi giorni. Per di più in periodo di ferie. Sarebbe bastato ascoltare la voce dei tanti che a maggio scorso dicevano che il concorso straordinario non sarebbe stato fattibile in tempo utile per l’inizio della scuola, aprire allora la procedura per le GPS e avere tutto il tempo per accogliere istanze e ricorsi vari, senza essere costretti a scrivere una legge nella quale, incomprensibilmente, gli aspiranti sono costretti ad adire alle vie giudiziarie senza prima aver potuto esperire quelle ordinarie.

E coloro che non avranno modo di farlo, perché per mille motivi privi delle risorse necessarie, siano esse economiche, intellettuali o di altra natura, a loro si è pensato? Mi sembra proprio che qui si sia perseguita la via dell’uguaglianza formale, che di sostanziale ha ben poco.


Essersi intestarditi, perché solo di testardaggine si è trattato, nel perseguire una via palesemente improduttiva – e se è facile dare giudizi ex post abbia la pazienza di controllare la miriade di articoli (e probabilmente di messaggi privati) che sono stati pubblicati allora – prelude solo allo scenario che si creerà adesso: prima facie una assoluta ingiustizia nell’attribuzione degli incarichi, quindi una valanga di ricorsi in sede amministrativa di chi non vedrà altro strumento per vedere tutelati i propri diritti. Purtroppo non potrà che essere così, dato che i punteggi sulla base
dei quali saranno assegnati gli incarichi sono inesatti, per mero errore materiale nel migliore dei casi, talora in modo fraudolento.

Quand’anche la scuola di prima nomina rettificasse il punteggio, ripristinando lo stato di legalità, coloro che si sono trovati nelle posizioni sottostanti alla persona con il punteggio “gonfiato” il torto lo avranno già subito. Per non pensare agli alunni, che avranno avuto un docente con minore punteggio, quindi verosimilmente con minori competenze.

Tutto questo solo perché non si è voluto concedere più tempo agli uffici. E non certo per consentire un inizio ordinato dell’anno scolastico, dato che niente vi è di ordinato (a questo proposito la esorto a rendere pubblico, anche dopo le elezioni, il numero dei reclami ricevuti dai singoli uffici, perché sia possibile valutare quanto ordine si cela alle spalle di queste innovazioni). Dietro a questo c’è solo la ragione politica: la scuola dovrà ripartire al massimo regime fin dal 14 settembre, perché è impensabile affrontare una tornata elettorale, già complicata di suo, con uno dei settori più caldi dell’estate in piena crisi.


Sulle spalle dei precari, al solito, ricadrà il frutto amaro di tanta sconsiderata politica, che si è presa tutto il tempo per decidere per poi fare le cose in fretta e furia (come nella pubblicazione delle linee guida antiCovid, ultimo paese europeo a vararle, lasciando l’incertezza più completa sulla riduzione del numero degli alunni, a leggere l’Espresso di domenica scorsa pp. 24-29). Si tratta di un esempio di pessima organizzazione e di scadente politica, signora Ministra, anche se forse la nostra Italia non ha fatto tutto il possibile per non meritarselo.

Ed è quello che non augurerei ai miei figli, se ne avessi, e che sicuramente non augurerò ai miei alunni.


Daniele Mangini