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Il Cipe sblocca 358 milioni per la manutenzione delle 1.700 scuole più a rischio

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Via libera dal Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, per l’approvazione del Piano straordinario per l’edilizia scolastica: il 13 maggio il ministro Gelmini ha comunicato lo stanziamento definitivo di 358 milioni di euro per la messa in sicurezza delle scuole più a rischio. Sulla consistenza precisa del piano ancora si conosce tuttavia ancora poco: di sicuro saranno oltre 1.500, probabilmente 1.700, gli interventi urgenti  finalizzati alla prevenzione ed alla riduzione del rischio di vulnerabilità degli elementi, anche non strutturali, negli edifici scolastici. Interventi che se adottati in passato avrebbero quasi sicuramente potuto salvare delle vite umane, come quella dello studente 17enne Vito Scafidi travolto nel novembre del 2008 dal crollo del controsoffitto dell’aula della sua classe, all’interno del liceo Darwin di Rivoli. Una scuola superiore che dal finanziamento del Cipe riceverà 3 milioni di euro.
Secondo il ministro dell`Istruzione, dell`Università e della Ricerca Scientifica, Maria Stella Gelmini, si tratta di “un risultato importantissimo” che “segna un passo decisivo e concreto verso la sicurezza dei nostri istituti. Voglio ringraziare – ha proseguito il responsabile del Miur – le Regioni e gli enti locali per la collaborazione dimostrata nella realizzazione di un progetto comune che riguarda tutti i nostri studenti e coloro che lavorano nelle scuole“.
I rappresentanti del Governo hanno promesso che continueranno ad impegnarsi su questo fronte sostenendo il piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici che il Miur ha stabilito il 28 gennaio 2009: “il nostro prossimo passo – ha concluso il ministro – è il completamento del monitoraggio degli edifici in vista di un successivo stanziamento di 420 milioni di euro“.
Lo stanziamento non è invece piaciuto ai deputati del Sud: sostengono che i 350 milioni di euro fossero stati assegnati sulla base dei parametri utilizzati per la suddivisione dei Fas, al meridione sarebbe andato quasi il 90% della quota, circa 300 milioni; per le scuole del centro-nord, dove gli istituti sono in effetti meno danneggiati, solo 50. Invece le cose sono andate diversamente, con il Sud che si è visto assegnare meno della metà di quanto si aspettava ed alcune regioni (come il Molise) che non vedranno nemmeno un euro. Ma anche altre, una di queste è la Calabria, si sono viste assegnare solo qualche milione di euro.
Consideriamo importante la delibera del Cipe – hanno commentato in una nota congiunta Cittadinanzattiva e Legambiente – ma continuiamo a chiedere un controllo serrato sull`andamento dei lavori relativi alle scuole beneficiarie di questo primo stanziamento; il completamento rapido dell’anagrafe dell’edilizia scolastica e quello della mappatura degli elementi non strutturali e l`accessibilità di questi dati in modo che le famiglie italiane possano conoscere le reali condizioni degli edifici scolastici frequentati dai propri figli; la trasparenza circa i criteri utilizzati nell`individuazione di questa prima tranche di interventi; maggiore celerità nello stanziamento del secondo stralcio di fondi“.
Anche i sindacati della scuola ritengono importante lo stanziamento, ma la priorità è che la questione venga affrontata in tempi brevi attraverso l’individuazione di modalità certe e celeri per utilizzarli al meglio:“quello che abbiamo registrato negli anni – ha detto Massimo Di Menna, leader della Uil Scuola – è il perdurare di procedure troppo lunghe e la mancata analisi delle priorità negli interventi da realizzare“.
Secondo i rappresentanti dei lavoratori sarebbe quindi opportuno programmare gli interventi di messa a norma attraverso la distinzione tra quelli che richiedono un semplice intervento tecnico, quelli di ordinaria manutenzione, quelli strutturali e quelli di nuova costruzione. “Lo strumento che può consentire un utilizzo efficace dei fondi e prevenire inutili sprechi è quello dell’anagrafe scolastica – ha sottolineato Menna – istituita da una legge del 23 gennaio 1996, finanziata ogni anno con 200 milioni di vecchie lire, rifinanziata in euro, e ancora non completata“. Fondamentale, in ogni caso, sarà il ruolo delle Regioni.