Prima Ora | Notizie scuola del 4 maggio 2026

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04.05.2026

Il Covid è stato già dimenticato? Solo il 19% degli italiani usa gel disinfettanti e 1 su 3 pulisce il cellulare ogni 24 ore: prevenire fa rima con scuole

Sei anni fa l’esplosione della pandemia da Covid, in Italia e nel mondo, provocò una forte ondata di vittime, ma tra gli aspetti positive produsse una cultura verso la pulizia delle mani senza precedenti. Una cultura che nell’ultimo periodo, però, ha accusato un preoccupante arretramento: “l’attenzione verso l’igiene delle mani mostra un’importante flessione: oggi solo il 19% degli italiani utilizza abitualmente gel disinfettanti, con un calo di 12 punti percentuali rispetto al 2023. Inoltre, la frequenza dei lavaggi delle mani si è stabilizzata su una media di sei volte al giorno, un dato che, pur restando identico a quello del 2025, risulta inferiore ai livelli registrati nel biennio 2023-2024, quando la media era di sette”. In compenso, “cresce la consapevolezza che lo smartphone sia un veicolo di germi: il 30% degli intervistati dichiara di pulire il proprio cellulare almeno una volta al giorno, in aumento rispetto al 25% registrato nel 2024″. I dati, ripresi dall’Adnkronos, sono relativi ad nuova ricerca sulla consapevolezza dell’importanza dell’igiene delle mani condotta dall’Osservatorio Opinion Leader 4 Future, il progetto sull’informazione realizzato in collaborazione con la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma.

“Per approfondire il tema della diffusione microbica attraverso i dispositivi tecnologici, nell’indagine di quest’anno sono state introdotte domande anche sulla sanificazione di pc e cuffie: il 60% del campione dichiara di pulire il proprio computer almeno una volta a settimana e il 39% di sanificare le cuffie. Rimane elevata – si legge nel report – anche la conoscenza delle corrette norme di igiene respiratoria: l’81% degli intervistati sa che il comportamento più appropriato è starnutire o tossire nella piega del gomito (77% nel 2024)”.

“Per quanto riguarda l’efficacia dei canali informativi sui temi della cura e della prevenzione, gli intervistati dichiarano che la televisione resta il mezzo principale (62%), seguita dai social media (37%), ma tra gli under 45 il divario si riduce sensibilmente, con una quasi parità tra i due mezzi (51% tv, 47% social)”.

Per quanto riguarda “le modalità comunicative considerate più efficaci nel modificare i comportamenti di prevenzione e cura, prevalgono – si legge ancora nel report dello studio – le testimonianze degli esperti (citate dal 30% degli intervistati), seguite dai video tutorial (26%) e dalle analisi scientifiche supportate da dati e grafici (20%)”.

I risultati saranno presentati martedì 5 maggio al Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma, nella Giornata mondiale di sensibilizzazione sull’igiene delle mani, organizzata su iniziativa dell’Organizzazione mondiale della sanità.

‘Action save lives’, le azioni salvano vite, è lo slogan scelto dall’Oms per il 2026, che per l’occasione ribadirà l’urgenza di rafforzare azioni concrete per la prevenzione delle infezioni in ospedale e nella comunità.

Nella stessa giornata, la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali richiamerà “l’attenzione di operatori sanitari, istituzioni e cittadini sull’importanza di un gesto semplice ma molto efficace per prevenire la diffusione delle infezioni, che può salvare milioni di vite ogni anno”.

Verrà ricordato dalla Simit che le mani rappresentano il principale veicolo di trasmissione di germi e agenti patogeni: “lavarle accuratamente, con acqua e sapone o con soluzioni idroalcoliche, riduce la diffusione di virus e batteri e delle malattie di cui sono responsabili quali l’influenza e il raffreddore, disturbi gastrointestinali, e le infezioni correlate all’assistenza sanitaria, sempre più spesso causate da batteri che hanno imparato a resistere ai farmaci comunemente in uso”.

Secondo la Simit, “la sfida si gioca anche sui banchi di scuola e negli spazi digitali frequentati dai più giovani”: in particolare, agli alunni si rivolge ‘Batterix’, un innovativo game educativo ideato dall’Associazione Fulop, fondata dall’avvocato Raffaele di Monda, con il contributo scientifico degli esperti della Simit.

“Utilizzando il linguaggio del videogioco si spiegano temi complessi come le infezioni, la minaccia dell’antibiotico-resistenza e il crescente impatto sanitario e sociale, sensibilizzando le nuove generazioni a fare la propria parte (con un semplice gesto e comportamenti più consapevoli) per proteggere sé stessi e gli altri. I giocatori affrontano virus e batteri reali: imparano – ricorda la nota Simit – a riconoscere le situazioni a rischio, a prevenire il contagio, a contrastare la diffusione di patogeni resistenti agli antibiotici”.

“Non è la classica lezione – ha detto Marianna Meschiari, dirigente medico della Clinica di malattie infettive dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena – ma un’esperienza immersiva e interattiva: attraverso un linguaggio semplice, diretto e coinvolgente, gli studenti diventano protagonisti delle proprie scelte, imparando in modo attivo i comportamenti corretti da adottare nella vita quotidiana e negli ambienti sanitari. L’Associazione Fulop, da anni impegnata in campagne di prevenzione su questi temi, sta portando Batterix all’interno delle scuole italiane, incontrando studenti di diverse fasce d’età. Alla base del progetto c’è un concetto chiaro: la prevenzione parte dai comportamenti quotidiani. Azioni semplici, come lavarsi correttamente le mani o utilizzare in modo appropriato gli antibiotici, possono fare la differenza tra rischio e sicurezza”.

Secondo gli ultimi dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), sono 4,3 milioni l’anno i pazienti, in Europa, che contraggono almeno un’infezione correlata all’assistenza sanitaria durante la degenza in ospedale, ogni giorno un ricoverato su 14. Molte di queste infezioni sono sempre più difficili da curare: 1 microrganismo su 3 è ormai resistente a importanti antibiotici, limitando così le opzioni di trattamento.

Ciò accade malgrado sia noto che una corretta igiene delle mani e altri interventi di prevenzione e controllo delle infezioni negli ospedali rappresentino la prima linea di difesa contro questa minaccia.

Intanto, Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, past president di Anpas e vice presidente di Samaritan International, interviene sul caso scoppiato sulla nave Mv Hondius al largo di Capo Verde che ha visto la morte di tre passeggeri: secondo l’Oms, almeno uno di loro è risultato positivo all’hantavirus, famiglia di virus che possono causare febbre emorragica.

“L’hantavirus – ha detto Pregliasco – è un’infezione rara in Europa e non ha caratteristiche pandemiche, perché non si trasmette facilmente da persona a persona. Può essere grave in alcuni casi, ma il rischio per la popolazione generale resta molto basso e legato soprattutto al contatto con roditori in ambienti specifici”.

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