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22.08.2026

Il dipendente che fa chemioterapia può stare in malattia pagata al 100%, Miele (Lega) sulla ds assunta a 1.000 chilometri: tutela della persona e rispetto delle regole convivono

“L’ordinamento consente una tutela del lavoratore che abbia gravi malattie. Preso servizio, la preside in questione potrà, infatti, avvalersi degli strumenti previsti dalla normativa e dal contratto per mettersi in malattia fino al termine della chemioterapia, proseguendo così le cure e usufruendo del periodo di malattia necessario alle terapie. La stessa normativa prevede, inoltre, la possibilità di far valere eventuali titoli di priorità dopo l’assegnazione della regione”. A ricordarlo è la deputata della Lega Giovanna Miele, commentando in tal modo la denuncia dell’on. Rossano Sasso, passato dalla Lega al nuovo partito Futuro Nazionale, a proposito della neo vincitrice di concorso come dirigente scolastico che ha avuto come sede di servizio, nell’anno di prova, una scuola a 1.000 chilometri da casa, pur avendo dichiarato di essere sottoposta a chemioterapia.

A chi è sottoposto a chemio stipendio e posto di lavoro garantiti

La ds, quindi, una volta espletata la presa di servizio, potrà inviare una certificazione, legata alla grave patologia che l’ha colpita e alla necessità di sottoporsi a cure chemioterapiche: per l’intero periodo di cure necessarie, alla donna si garantirà comunque il trattamento economico al 100 per cento e la conservazione del posto di lavoro.

E l’intera malattia, derivante dalle cure chemioterapiche, non andrà ad incidere nel cosiddetto periodo di comporto, ovvero il tempo massimo in cui un lavoratore dipendente malato o infortunato ha il diritto di conservare il proprio posto di lavoro.

Il problema è che qualora non dovesse raggiungere i sei mesi minimi di servizio nell’anno scolastico, dovrà ripetere l’anno di prova. Tentando, comunque, nel 2027 di avvicinare la sede di servizio al proprio domicilio, anche avvalendosi delle precedenze riservate ai portatori di disabilità o di grave patologia.

Miele: “no a strumentalizzazioni demagogiche e false”

Secondo l’on. Miele, questa vicenda “merita attenzione e rispetto. Ma proprio perché si tratta di una situazione così delicata è doveroso fare chiarezza ed evitare strumentalizzazioni demagogiche e false”.

La deputata leghista ha quindi detto che “la procedura riservata alla quale ha partecipato” la neo ds pugliese “prevede una graduatoria nazionale e la scelta delle sedi sulle disponibilità presenti in tutto il Paese. In Puglia, dopo la mobilità interregionale, non sono rimasti posti vacanti e disponibili per le nomine in ruolo. Come dovrebbe sapere chi si intende di scuola, i posti in reggenza non sono posti di ruolo e quindi non sono disponibili per una assegnazione in ruolo”.

Tutela persona e rispetto regole non sono in antitesi

Quindi, Miele ha tenuto a dire che “chi lavora ogni giorno per formare i nostri ragazzi deve poter contare sulla vicinanza delle istituzioni, soprattutto nei momenti più difficili. Essere al fianco di un insegnante che si trova ad affrontare una malattia significa anche garantire la possibilità di vivere le cure con serenità, con il sostegno e gli strumenti messi a disposizione dello Stato”.

“La tutela della persona e il rispetto delle regole non sono principi contrapposti. Su un caso così delicato servono chiarezza, responsabilità e attenzione concreta, non ricostruzioni faziose pensate per alimentare una pretestuosa polemica politica che offende innanzitutto il lavoratore in questione”, ha concluso l’on. Miele.

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