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Il diritto a un’educazione inclusiva in tempo di Covid

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Oggi più che mai, in tempo di emergenza Covid-19, la riapertura delle
scuole dovrà riconoscere in modo più chiaro e creativo il diritto all’istruzione degli alunni con disabilità. Ogni docente, e nello specifico il docente di sostegno, dovrà ricalibrare minuziosamente quei codici comunicativi che purtroppo si sono interrotti a causa dell’emergenza sanitaria.

Sono testimone, da docente di un istituto superiore, dello straordinario lavoro che insegnanti, genitori e alunni diversamente abili, hanno realizzato durante la didattica a distanza. Tanti di questi alunni, infatti, hanno partecipato costantemente non solo alle lezioni curriculari a distanza ma soprattutto alle attività extracurriculari, come PON e progetti di educazione alla legalità.

E’ anche vero che in questi mesi di lockdown, in parecchie scuole da nord a sud, il divario tra alunni e mondo della scuola è cresciuto notevolmente. L’isolamento, l’incertezza, la paura, lo smarrimento e l’abbandono hanno prevalso sulla continuità didattica e l’inclusione. Un terremoto di magnitudo virale ha colpito non solo l’economia globale ma soprattutto il cuore pulsante di quell’economia culturale e sociale che ha reso grande e
feconda la scuola italiana. Ecco perché da più parti genitori, educatori e insegnanti, chiedono in maniera autorevole e a più voci il ripristino della continuità educativa.

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Il Covid-19 ha spiazzato tutti. Ha reso vulnerabile e quasi moribondo un sistema economico, sociale e scolastico che già soffriva tantissimo. C’è da chiedersi se questo momento storico non sia il tempo di una rinnovata e nuova coesione sociale e, inoltre, se la nostra classe politica, invece di coltivare sterili discussione in vitro e a basso costo, non debba adoperarsi ancora di più affinché questo tempo di crisi profonda possa divenire un tempo fecondo e di serio cambiamento culturale. Oggi più che mai, dopo gli ospedali, con la loro straordinaria presenza eroica di tutti gli operatori sanitari, la grande battaglia contro il Covid la faremo dentro le scuole.

In questi giorni che precedono la riapertura gli alunni, gli insegnanti, gli educatori, i genitori e tutto il personale scolastico, saranno chiamati ad assumere un compito e un ruolo quanto più strategico e responsabile. Il mondo educativo e scolastico dovrà essere un terreno di coltivazione, un campo di sperimentazione, un laboratorio di futuro e di “salute pubblica”, una sorta di “scuola-ospedale” chiamata a trasformare l’educazione da grande sfida a cura per i più deboli e soli.

L’esperienza del lockdown (penso alle tante famiglie di alunni disabili rimaste senza un minimo contatto sociale e scolastico) ci deve aiutare a non ripetere gli stessi errori commessi durante l’emergenza. Poiché la scuola è un luogo di abilitazione alla quotidianità mi auguro che questa quotidianità dei nostri alunni, e in particolare degli alunni disabili, venga ristabilita riportando al centro dell’attenzione tutte quelle problematiche da risolvere nel più breve tempo possibile.

Mi auspico che al rientro a scuola i nostri alunni possano usufruire da subito del servizio di trasporto, della continuità didattica, dell’assistente alla comunicazione, di una eventuale e sicura presenza del docente di sostegno e dell’educatore e, per finire, superare in modo definitivo l’annoso problema delle cosiddette “classi pollaio”. Da insegnante mi rendo conto che a volte a scuola si ascoltano tutti, ma non i ragazzi e le famiglie che vivono la disabilità; solo grazie a loro riusciamo ad avere informazioni veritiere e reali sulla stato di salute della scuola.

Giuseppe Cataudella
(Presidente Associazione SuperAbili Onlus)

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