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Il diritto sacrosanto alla mobilità professionale

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Sono una docente della scuola pubblica italiana, con dieci anni di precariato tra supplenze brevi e annuali, espletati sia sulla propria disciplina che su posto di sostegno sul quale sono di ruolo da due anni. Sono membro di un cospicuo gruppo di colleghi, definitosi “sostegno doc” che, in questi ultimi mesi, patisce uno stato d’animo tormentato, angustiato e frustrato per la proposta di Riforma Scolastica di cui si attendono i decreti attuativi. Nella fattispecie, ci preoccupa non poco, la ricaduta che essa avrà sulla possibilità di passaggio dal posto di sostegno alla disciplina. Se le assunzioni di 150.000 colleghi, inseriti nelle graduatorie, effettivamente si rendessero concrete, per la maggior parte della nostra categoria la possibilità di insegnare la propria disciplina, per la quale ci si è formati, abilitati, aggiornati, diventerebbe una chimera a causa della saturazione dei posti.

A tal proposito, sottolineo, in qualità di docente disciplinare e di sostegno, che noi tutti siamo in possesso di formazione, abilitazione, competenze e esperienze di servizio prima curriculari e, in subordine, di didattica speciale. Il possesso dell’abilitazione per insegnare su posto di sostegno è stata, invero, conseguita dopo l’acquisizione dell’abilitazione disciplinare e, pertanto, deve essere considerato un valore aggiunto. La specializzazione ulteriore implica nei fatti la capacità di gestire e “includere” i “Bisogni Educativi Speciali” (Bes) di ogni singolo discente, qualora si passi dall’insegnamento su posto di sostegno all’insegnamento disciplinare.

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Semplicemente chiediamo che il diritto acquisito, sacrosanto e di tutti, alla mobilità “professionale” non sia alienato, per esercitare al meglio il Magistero, sulla base del quale si fonda ogni presupposto societario. A tal motivo chiediamo che sia anteposto un piano straordinario di passaggio da posto di sostegno alla disciplina affiancato a quello delle immissioni e che sia abolito il vincolo quinquennale sul posto di sostegno, per permettere, democraticamente, a tutti di avere accesso alla possibilità di tale passaggio. Tale vincolo non avrebbe più senso all’interno del quadro normativo prefigurato.

Se ciò non fosse si costringerebbe la classe docente a espletare una mansione per una pluralità di anni notevole con conseguenti danni sia alla stessa che agli studenti.

Credo che i tempi siano maturi per avvalorare una classe docente dequalificata, bistrattata, continuamente destabilizzata poiché la scuola è fondamenta della società e la scuola è fatta di docenti, persone e professionisti.