In questi giorni si celebra il ricordo dei fatti del G8 di Genova 2001. Il sito https://g8genova.it/ – supportato anche dal Comune di Genova – scrive che “ricordare è un atto politico per comprendere il presente. Trasformare quella memoria in azione significa resistere e costruire altri mondi per tuttə. Riprendiamoci il futuro”.
Altri, molto meglio di noi, con più spazio e in modo approfondito, stanno scrivendo e ricostruendo quei giorni che costituiscono ancora oggi una cicatrice e una ferita nella società democratica italiana e non solo.
Nessuno oggi si ricorda quali furono le decisioni prese dal G8 di Genova, che si tenne dal 20 al 22 luglio e vide la partecipazione dei leader di 8 paesi (Italia – con il governo Berlusconi II appena insediatosi dopo la vittoria elettorale del 13 maggio – Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti cui si aggiunse una delegazione dell’Unione europea). Tutti invece sanno, e molti ricordano, che in quei giorni a Genova furono messe modalità di repressione del dissenso, anche contro inerti manifestanti, di una gravità assoluta anche contro inerti manifestanti. Vittorio Agnoletto, l’allora portavoce del Genoa Social Forum, dice che “oggi tutti ci riconoscono che 25 anni fa avevamo ragione. Ma questo non basta. Allora dicevamo ‘un altro mondo è possibile’, poi ‘un altro mondo è necessario’, oggi diciamo ‘un altro mondo è urgente’.” E al centro di quei fatti troviamo due Scuole e una Caserma (Bolzaneto).
Il punto di vista da cui noi guardiamo a quei fatti è legato alle scuole del complesso scolastico chiamato “scuola Diaz”. Dal 2001 ad oggi le parole “scuola Diaz” sono associate ad una efferata violenza che travalicò anche in atti di tortura (seppure il reato fu definito dal Parlamento solo nel 2017 con la legge 110/2017).
Il complesso delle scuole Diaz di Genova fu concesso dal sindaco di allora (Pericu, espressione di una maggioranza di centro sinistra) al movimento Genoa Social Forum, il coordinamento delle associazioni che protestavano pacificamente contro il G8 e che qui costituirono il quartiere generale civile dei manifestanti pacifici. Il complesso era composto da più edifici adiacenti che formavano un unico polo logistico. In particolare la scuola Media Pertini ospitava il dormitorio del Genoa Social Forum. Di fronte era collocata la Scuola Elementare Giovanni Pascoli che era il cuore operativo, civile e mediatico della protesta. Ospitava il Media Center del Genoa Social Forum, la sala stampa internazionale, le postazioni dei legali del Legal Forum (che raccoglievano le denunce dei manifestanti sui pestaggi dei giorni precedenti) e le postazioni informatiche di Indymedia e delle radio indipendenti.
Come racconta il sito processiG8 che raccoglie tutti materiali dei diversi processi correlati ai fatti del luglio 2021 “durante tutta la settimana decine di mediattivisti lavorano presso questa struttura, consentendo a vari operatori media di raccontare quello che stava avvenendo a Genova. Sabato 21 luglio, pochi minuti prima della mezzanotte, quando il media center inizia a svuotarsi e molti manifestanti stanno già dormendo alla Pertini, circa 300 poliziotti divisi in due colonne giungono da entrambi lati di via Cesare Battisti e muovono all’assalto delle due scuole. Un mediattivista inglese, Mark Covell, viene pestato a sangue in via Cesare Battisti, proprio davanti al cancello della Pertini. Lasciato a terra, subisce altri due pestaggi e viene ridotto in fin di vita. Nella Pascoli la furia dei poliziotti si indirizza soprattutto contro i computer di legali, medici e mediattivisti. I locali vengono perquisiti, mentre le persone vengono fatte sedere contro il muro e con la faccia a terra e alcune malmenate. Per le persone che si trovano nella Pertini è l’inizio di un incubo.” Per giustificare la violenza dell’operazione e i successivi arresti di massa, alcuni funzionari di polizia introdussero falsamente nella scuola due bottiglie molotov (precedentemente ritrovate altrove).Tutti i 93 presenti furono arrestati con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla devastazione. Le accuse decaddero immediatamente nei giorni successivi poiché le persone arrestate risultarono del tutto estranee ai blocchi violenti. I fermati e gli arrestati non rimasero nella scuola: i 63 feriti più gravi vennero trasferiti d’urgenza in ospedale, mentre gli altri furono condotti alla caserma di Bolzaneto, che era il centro di detenzione temporanea allestito per il vertice e dove si verificarono sistematici abusi e violenze. Uno scenario definito “macelleria messicana“.
Il 20 luglio, il giorno precedente, nel corso di una manifestazione era stato ucciso, in Piazza Alimonda, il giovane Carlo Giuliani.
L’articolo 3 della Convenzione Europea dei diritti umani sancisce uno dei valori fondamentali delle società democratiche, ovvero. “Divieto della tortura – Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”. Ebbene, è proprio questo principio che la polizia nel 2001 non ha minimamente rispettato ed è per questo che la Corte Europa dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia con sentenza del 22 giugno 2017 (sul sito della Corte si può leggere tutta la sentenza e le motivazioni: una lettura davvero terribile – https://hudoc.echr.coe.int/eng#{%22itemid%22:[%22001-177530%22]} ).
Anche i tribunali italiani agirono, seppure con ricadute a volte contradditorie nei confronti di 125 poliziotti, compresi dirigenti e capisquadra..
Oggi sul Corriere della Sera il pubblico ministero Enrico Zucca che indagò sui fatti di Genova e che da procuratore capo è andato in pensione da poco tempo, parla con toni durissimi dei fatti di allora. All’apertura dell’anno giudiziario 2026 aveva già detto che «Il G8 è stata un’infamia e un’aberrazione». E oggi riprende il giudizio di Amnesty sul G8 “che sostiene che, almeno fino a quel momento, è stata la più grave violazione di diritti in una democrazia occidentale dal dopoguerra: tortura, violenza diffusa anche in luoghi di cura come gli ospedali, fermi e arresti illegali, false accuse e fabbricazione di prove, omertà e sfida aperta agli accertamenti giudiziari. È stata un’infedeltà ai limiti dell’eversione».
Eppure, ancora «oggi – continua Enrico Zucca – ci sono condannati per la scuola Diaz che sono responsabili dell’ordine pubblico in alcune città del nostro Paese. Aggiungo che non sono state rispettate le indicazioni che impongono i procedimenti disciplinari, alcuni dei condannati sono rientrati in servizio, altri sono stati promossi». E conclude così: «come ultimo atto del mio ultimo giorno in servizio ho voluto passare dalla Questura di Genova per un saluto. Mi ha fatto piacere ricevere dalla questora una targa che riprende un’espressione a cui tengo molto, e cioè: un’altra polizia è possibile. Alla fine la forza dell’acqua è maggiore di quella del fuoco».
Le parole del Procuratore Zucca valgono non solo per la polizia. Anche un’altra politica, un’altra economica, un altro mondo sono non solo possibili ma urgenti.
E forse anche un’altra scuola. Un’altra educazione.
E allora che “scuola Diaz” sia monito costante al fatto che il mancato rispetto dei diritti umani e l’uso della violenza sono sempre il segnale di un fallimento sociale, politico ma anche educativo
Nel pomeriggio di oggi a Genova sfilerà un corteo nazionale, partendo da piazza Alimonda, dove venne ucciso Carlo Giuliani, per proseguire fino a piazza De Ferrari. Domani la manifestazione ‘Per non dimentiCarlo’. A chiudere il venticinquennale sarà poi la fiaccolata alla Scuola Diaz, quella della “macelleria messicana“. Un monito.
L’immagine è ripresa da Google street view.
L’edificio – nel 2001 sede delle scuole medie Pertini – è oggi la sede del Liceo Pertini (Linguistico, Musicale e Coreutico, Scienze Umane – Economico e sociale). Di fronte ha sede l’istituto Comprensivo Foce e a pochi metri, sempre in via Cesare Battisti, c’è un plesso di scuola primaria.