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10.07.2026

Educazione civica: studiare i rischi globali partendo dal Global Risks Report di Davos

Come pianificare una lezione di educazione civica (o di geografia) che, sulla base di dati oggettivi, permetta agli studenti di scuola secondaria di secondo grado di capire la complessità dei problemi che l’umanità si prepara ad affrontare nei prossimi 10 anni? Base utile può essere il Global Risks Report del World Economic Forum, che raccoglie le opinioni e le analisi di oltre 1.300 tra esperti, capifila accademici, aziendali e istituzionali di tutto il pianeta. Per sviluppare le “competenze di cittadinanza” è necessario il pensiero critico, che nasce dalla conoscenza dei dati: ossia, in questo caso, dallo studio della realtà ambientale, economica e geopolitica, ricollegabile a pressoché tutte le materie scolastiche.

World Economic Forum: un think tank senza fini di lucro, «per migliorare il mondo»

Il World Economic Forum (Forum economico mondiale, noto in Italia come Forum di Davos) fu fondato in Svizzera nel 1971 dall’economista e ingegnere tedesco Klaus Schwab (la cui famiglia, antinazista e di nazionalità svizzera, era stata sorvegliata dalla GeStaPo). Ogni inverno, a Davos partecipano al Forum capi di Stato, giornalisti, imprenditori, intellettuali e politici di tutto il mondo. Il meeting è finanziato da circa mille imprese, in maggioranza multinazionali. Scopo dichiarato è «migliorare la condizione del mondo», mediante lo studio dei dati statistici e scientifici da parte di giornalisti, leader politici e religiosi, organizzazioni non governative, scienziati.

Non è un covo di “eco-vandali

Contro questa istituzione ogni critica è possibile, tranne quella di nutrire simpatie “comuniste”, o di legami con quelli che i giornali di destra italiani definiscono eco-vandali, eco-terroristi o eco-nazisti. Un eventuale rilievo, semmai, potrebbe riferirsi ai suoi rapporti con ristretti gruppi di potere economico e istituzionale (non certo progressisti) che influenzano le decisioni mondiali senza mandato democratico. Tuttavia i suoi Global Risk Report, pubblicati ogni anno, contengono dati oggettivi, da cui partire per la conoscenza approfondita di problemi mondiali tra sé interconnessi.

Educare alla complessità, abbandonando polarizzazioni e semplificazioni

Per comprenderne la complessità occorre anzitutto analizzare l’interdipendenza tra rischi ambientali, tecnologici, economici, geopolitici. L’ambiente dunque non può essere l’ultima ruota del carro, costituendo semmai la condizione imprescindibile della vita di tutti gli esseri viventi. Ne è condizionata la tecnologia, dalla quale dipende l’economia, che a sua volta determina la geopolitica, e dunque la pace e le continue guerre.

Partendo da queste premesse, è necessario sviluppare nei discenti il pensiero sistemico, contrapponendolo al pensiero meccanicista riduzionista tuttora prevalente nei più (anche adulti): bisogna imparare a capire come un evento — per esempio l’attuale e terribile crisi climatica — causi conseguenze in altri settori (ad esempio aspre crisi economiche e rovinose migrazioni di massa).

2030: l’anno del non ritorno. Conoscere i rischi e le possibili soluzioni

Coerentemente con le indicazioni nazionali sull’educazione civica, i nostri studenti devono imparare a collegare i rischi globali agli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile: ricordando che la data non è affatto casuale o banale, giacché il 2030 è considerato con certezza dalla comunità scientifica mondiale l’anno in cui si raggiungeranno purtroppo i “tipping point” (punti di non ritorno). Il 2030 è la scadenza critica in cui si prevede che il riscaldamento globale — causato dal nostro sistema economico — supererà la soglia media di 1,5°C (cosa che sta già avvenendo oggi). Tutti gli studi scientifici — pubblicati e validati da peer review accademica — dimostrano inconfutabilmente che il raggiungimento di questo limite innescherà cambiamenti climatici irreversibili, come lo scioglimento delle calotte polari e la distruzione delle barriere coralline, innescando una reazione a catena globale.

Il riscaldamento, insomma, non si fermerà. Se non prenderemo seri provvedimenti (primo fra tutti l’azzeramento delle emissioni climalteranti), la Terra intera diverrà in tempi rapidi talmente calda da risultare invivibile per la nostra specie. La buona notizia è che esistono, e sono ancora alla nostra portata, molte soluzioni possibili: tuttavia bisogna correre ai ripari, presto e bene, onde mitigare il riscaldamento ed adattarvisi al meglio.

Imparare a leggere e interpretare grafici complessi e mappe concettuali (e non solo)

Per capire tutto ciò, interiorizzarlo e usarlo come propellente per il cambiamento globale di rotta, occorre che i giovani acquisiscano rapidamente anche competenze digitali e informative: non basta saper accendere il cellulare, chattare con gli amici e scrollare filmati di TikTok; è urgente imparare a leggere e interpretare grafici complessi, mappe concettuali e dati statistici. Solo quando larga parte della popolazione avrà familiarità con tutto ciò, spariranno dai social media quei commenti di utili idioti (burattini inconsapevolmente al servizio delle multinazionali petro-gas-carboniere), che negano l’evidenza perché convinti che «i meteoterroristi mettono il termometro vicino ai fornelli», «Groenlandia vuol dire terra verde, quindi ha sempre fatto caldo», «non c’è completo accordo nella comunità scientifica di mio cugino», «il clima cambia da sempre», «ci adatteremo», «ieri ha piovuto: ma non c’era la siccità?», ed altre consimili scemenze prive d’intelligenza e di senso.

Capire e catalogare i singoli rischi per trovare le soluzioni

Il Report permette di partire da elementi visivi, dividendo i rischi in categorie (Rischio Ambientale, Geopolitico, Economico, Sociale, Tecnologico). Si potrebbe partire dal suddividere una classe in cinque gruppi ed assegnare a ciascun gruppo una categoria di Rischio, affinché ogni gruppo isoli i tre rischi principali della propria categoria e li spieghi ai compagni.

Ma questo è solo un esempio delle tante attività che la fantasia didattica di un docente può escogitare partendo dal Rapporto sui Rischi Globali 2026, liberamente scaricabile dal sito web del World Economic Forum.

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