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Prima ora | notizie del 14 luglio

01.07.2026
Aggiornato il 02.07.2026 alle 10:33

Educazione civica, sette anni dopo: funziona alle superiori? Sono coerenti le Linee guida?

Funziona, nelle scuole secondarie di secondo grado, l’insegnamento dell’educazione civica, istituito dalla Legge 92/2019, e ridefinito dalle nuove Linee guida, introdotte dal ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara col Decreto ministeriale 183/2024?

In teoria va tutto bene. Gli insegnanti applicano leggi e regolamenti. Tuttavia c’è da porsi una domanda: l’insegnamento, così strutturato, è efficace? O resta teorico, e per di più svincolato dai contenuti di ogni singola disciplina (anche se proprio ai docenti di tutte le discipline è affidato)?

Uso responsabile del digitale: per raggiungerlo serve cultura

Prendiamo ad esempio la “cittadinanza digitale”: ossia — secondo le Linee guida — l’uso responsabile delle tecnologie per prevenire cyberbullismo e dipendenze. Tutti sappiamo che sa utilizzare consapevolmente e responsabilmente i mezzi digitali (come qualsiasi altra cosa) solo chi, studiando, leggendo, meditando per anni contenuti culturali di vario tipo, abbia raggiunto una maturità tale da spingerlo a ragionare consapevolmente su ogni proprio atto. Evidentemente lo stesso risultato non può esser raggiunto dopo qualche ora di educazione civica, impartita da insegnanti delle materie più disparate, interrompendo il regolare svolgimento di queste ultime. Altro sarebbe se l’educazione civica fosse disciplina a sé, con specifico insegnante: ma costerebbe allo Stato — horribile dictu! molto di più.

Princìpi dell’educazione civica smentiti dalla pedagogia sociale di fatto

Secondo le nuove Linee guida, la Costituzione si studierebbe per educare a legalità, rispetto, pari opportunità, identità italiana ed europea, cultura del lavoro. Tutti aspetti giustissimi e ben delineati; che però stridono sinistramente con quanto i ragazzi imparano dai fatti. Esiste una pedagogia sociale implicita, fatta di insegnamenti non scritti, e molto più efficace di qualsiasi principio astratto, sia pur sacrosanto. Pedagogia sociale che si respira proprio nei fatiscenti edifici scolastici italiani, freddi in inverno e bollenti da marzo a novembre. Quasi metà delle scuole ha più di 50 anni. Tra settembre 2024 e settembre 2025 sono stati 71 i crolli (due in più che nell’anno precedente): per lo più cedimenti di controsoffitti, solai e porzioni di tetto, che hanno ferito 19 persone, 9 dei quali studenti (e 10 lavoratori della scuola, dei quali evidentemente importa poco). Si va a scuola, e la scuola cade letteralmente a pezzi: qual è l’insegnamento implicito di tutto ciò? La cultura del lavoro? L’importanza che lo Stato attribuisce alla Scuola? La cultura come ascensore sociale? O l’esatto contrario?

Sarebbe più efficace se fosse disciplina autonoma, insegnata da un docente specifico

Voto unico: l’insegnamento concorre a valutazione periodica e finale. A fine anno si fa insomma una media di tutte le valutazioni riportate da ogni singolo alunno nell’educazione civica insegnata da tutti i docenti. Ancora una volta pare evidente che sarebbe molto più serio ed epistemologicamente efficace l’insegnamento dell’educazione civica come materia a sé, affidata a un docente specifico e specificamente preparato.

La tutela ambientale associata (e subordinata) alla “cultura d’impresa”

Dopo Costituzione e cittadinanza digitale, il terzo pilastro dell’educazione civica: il binomio “sviluppo economico e sostenibilità”, che comprenderebbe educazione finanziaria, cultura d’impresa, tutela ambientale e rispetto del territorio. Come a dire che rispettare il territorio e tutelare l’ambiente sono cosa buona e giusta, ma in subordine a cultura d’impresa e educazione finanziaria. Il che rischia di confondere le idee ai discenti, specialmente se hanno già studiato in scienze che la nostra vita stessa — figuriamoci l’economia — dipende da come noi sapiens rispettiamo e tuteliamo territorio e ambiente.

Lo stiamo vedendo in questi giorni, roventi in tutta Europa a causa del surriscaldamento globale di origine antropica che sta toccando il culmine, dopo due secoli e mezzo di cultura d’impresa, predominio della finanza, economia mondiale basata sui profitti di pochissimi stramiliardari che lucrano cifre a nove zeri su carbone, gas, petrolio, armi, guerre, distruzione ambientale.

Cultura d’impresa e finanziarizzazione dell’economia decisamente non vanno d’accordo con difesa di ambienti e territori. Tutt’altro. Le migliaia di morti di questi giorni, uccisi da temperature superiori per varie settimane ai 40°C in tutto il continente europeo, se potessero, verrebbero a testimoniarlo.

Il docente deve rinnegare se stesso, i propri valori, i propri saperi?

Come può un Docente con la D maiuscola, dunque, incoraggiare allo “spirito di imprenditorialità”, alla “valorizzazione dell’iniziativa economica privata”, all’“importanza della proprietà privata”, se questi “valori” — in quanto soggettivi, non universali, ma tipici di un preciso modello ideologico di società — contrastano con tutto quanto il Docente stesso ha finora insegnato in scienza e coscienza, sulla base dei propri studi e delle proprie conoscenze?

Patria e nazione? O solidarietà e Pace?

Appare parimenti ideologico il legare l’identità italiana al senso di appartenenza e al concetto di Patria, svincolata dal rispetto per tutte le altre patrie e appartenenze. Ciò non sembra aver a che fare con lo studio amorevole della nostra Storia all’interno della Storia mondiale dell’umanità. Somiglia molto, semmai, al desiderio nazionalistico d’indottrinare i giovani all’idea di una presunta superiorità nazionale: ma questo ricorda fin troppo i loschi nazionalismi contrapposti che hanno fatto deflagrare due spaventose guerre mondiali, e che oggi guidano alla terza e definitiva. Altro è la comunità nazionale, altro la Patria, concetto astratto che in Costituzione è richiamato solo due volte (articoli 52 e 59). Più utile, nel contesto mondiale attuale, educare al rispetto dei diritti umani, alla solidarietà, all’interconnessione,  alla collaborazione fraterna, alla Pace.

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