Riceviamo e pubblichiamo l’articolo di Claudia Marino, docente presso il liceo scientifico Cavour di Roma, scritto in occasione del centenario dell’istituto, che ricorre quest’anno. Al centro del contributo, la storia dell’edificio che ospita il liceo, protagonista di vicende di primo piano nella storia della Capitale.
Gli spazi dove oggi abitano gli studenti del Liceo Cavour ebbero un’altra destinazione rispetto alla scuola e furono la sede del monastero dei Monaci Oblati di Maria Immacolata che, nella capitale, si erano trasferiti dalla Francia dopo il Decreto di Autun. Quest’ultimo, su proposta di C.M. de Talleyrand-Périgord, vescovo di Autun, aveva deciso provvedimenti per la nazionalizzazione dei beni ecclesiastici e la soppressione degli ordini regolari, sull’onda dell’operato della Assemblea Costituente che reggeva le sorti della Francia e operava per cambiare la vita religiosa del regno.
I Gesuiti furono espulsi e altri ordini, come gli Oblati, furono costretti a sciogliersi. Dopo l’espulsione dal territorio francese, un gruppo di monaci venne mandato a Roma, dall’Assistente Generale, Padre Martinet. Nella città c’era già una presenza oblata: la casa di S. Brigida a piazza Farnese, una a via Montanara, una a via della Purificazione. Fu cercata una nuova sistemazione, trovata con l’acquisto di un terreno, già orto dei Maroniti, indicato nella Pianta di G.B. Nolli del 1748 come Villa Mattei, non lontano da S. Pietro in Vincoli. Per progettare la sede dei monaci, fu incaricato l’architetto Luca Carimini, molto attivo nella città. Costui, nell’atmosfera del classicismo romano, seppe ribellarsi all’esercizio bottegaio del mestiere e restituì dignità di arte alle opere a lui commissionate.
Nato da modesta famiglia nel 1830, iniziò il lavoro nella bottega di un oscuro marmista; ben presto si distinse per l’intuito, a “trar di scalpello” dalla pietra ornati ed intagli e, a sedici anni, fu chiamato a collaborare da Pietro Romaggi, noto marmista.
Il giovane si occupò di intagliare candelieri e stemmi per le architetture degli altri e comincia a fare targhe e monumenti funerari; dalla lapide passò alla stele e poi alla cappella; l’esercizio gli permise di affidare lo scalpello agli allievi e darsi a più grandi opere e, nel 1868, all’Archiginnasio della Sapienza ottenne il riconoscimento delle capacità con il conseguimento della laurea. L’amore giovanile per il Quattrocento e l’attività di bottega non finirono mai, incontrando il gusto dell’epoca, e permettendogli di collocarsi tra gli architetti della corrente “neoromanica”. Per questo, nella Roma umbertina che ferveva di attività edilizia, vanno ricordate, solo alcune tra le sue opere: il restauro e le decorazioni a Santa Maria in Aquiro, la Cappella del Crocifisso nella basilica dei Santi XII Apostoli, il restauro della “Chiesa dei fornari”, S. Maria di Loreto al Foro Traiano, il rifacimento della chiesa di Nostra Signora del Sacro Cuore a piazza Navona e la Chiesa e il convento di Sant’Antonio a via Merulana.
La costruzione della sede per gli Oblati vide la luce in un triennio dall’inizio, nel 1884 e, con il consueto uso del cortile costruito su tre lati, costante negli edifici religiosi da lui progettati, assume il valore di un impianto capace di evidenziare il montaggio degli elementi e il gioco dei volumi. Sono elementi distintivi la ricchezza plastica e la cura dei problemi costruttivi e dalle sue mani escono opere dove è evidente la maestria dell’architettura eclettica romana di seconda metà dell’Ottocento. L’uso della pietra, il travertino, e del mattone esprime la precisione della pratica artigianale.
In una foto d’epoca del 1887 è possibile vedere uno scorcio di Via Vittorino da Feltre con la fabbrica di una seconda palazzina, commissionata ad altre maestranze, per ospitare i crescenti monaci.
Sappiamo, infatti, che il Carimini morì nel 1890.
Questa è la storia del palazzo.
Con il Regio Decreto del Re Vittorio Emanuele III, per grazia di Dio e per volontà della Nazione, n. 1915 del 9 settembre 1923, veduto il decreto del 6 maggio 1923, n. 1054, veduto il decreto del 7 giugno 1923, n. 1408, che stabilisce i contributi a carico delle provincie, dei comuni e di altri enti pel mantenimento dei licei scientifici e dei licei femminili, furono istituiti nuovi licei in 37 comuni, tra i quali Roma. Tutti i licei scientifici furono istituiti nell’ambito della Riforma Gentile che modificò la struttura della scuola italiana.
Al momento della sua istituzione, il liceo scientifico era della durata di quattro anni, permetteva l’accesso all’Università nelle facoltà scientifiche. La maturità scientifica non consentiva l’accesso alle facoltà di Giurisprudenza, Lettere e filosofia e Magistero. Con D.Lg. del 7 settembre 1945, n. 816, il liceo scientifico, in seguito all’istituzione della scuola media triennale e alla soppressione dei corsi inferiori quadriennali dell’istituto magistrale e dell’istituto tecnico, fu trasformato in corso quinquennale.
A Roma venne decisa l’apertura del Liceo scientifico e, dopo un paio di anni come filiazione del liceo ginnasio “Visconti”, iniziò la sua attività autonoma, con il nome dedicato a Cavour, nel 1926. Restò unico nella capitale fino al 1946, quando fu affiancato dal Liceo Scientifico Statale “A. Righi”.
La prima ubicazione del Liceo fu il palazzo di via Cavour 258, nei locali dell’attuale I.T.C. L. da Vinci, e qui rimase fino al 1961.
L’aumento notevole dei monaci impose il loro spostamento nella casa generalizia in via Aurelia e, in seguito all’acquisto da parte dell’Amministrazione provinciale della città, lo stabile divenne la sede del Liceo Scientifico Cavour.
Dall’anno scolastico 1962-1963 le studentesse e gli studenti del Cavour risiedono nella sede che, fino all’anno precedente era stata la casa generalizia dei Padri Oblati di Maria Immacolata. Di questa memoria resta l’Aula Magna del Liceo, ex chiesa del monastero, e sulla parete del corridoio di raccordo tra le due palazzine, resta inciso il motto che riassume l’identità della congregazione: Pauperes Evangelizantur, che unisce due passi del Vangelo di Luca che riprendono le profezie del libro di Isaia.