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Il maggio caldo della scuola

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Restano distanti le posizioni dei sindacati di base e dei confederali: neppure le recenti dichiarazioni piuttosto bellicose di Cgilscuola sono servite a far convergere movimento e sindacalismo tradizionale su un unico obiettivo.

E così, mentre Cgil, Cisl  e Uil confermano la partecipazione della scuola allo sciopero del pubblico impiego in programma per il 21 maggio, Cobas e Unicobas  invitano docenti, bidelli e personale amministrativo a non entrare a scuola il 15 maggio, proprio nello stesso giorno in cui a Roma si svolgerà una manifestazione contro la riforma Moratti alla quale aderiscono però tutti quanti.

Le accuse del movimento nei confronti dei confederali sono dure ed esplicite: secondo l’Unicobas già a dicembre il sindacato di Epifani si era limitato a prendere atto dell’accordo fra Miur e Anci con il quale "si accettava la trasformazione del tempo pieno in un dequalificante dopo-scuola".

Anche più pesante è il giudizio su Cisl e Uil colpevoli di "partecipare a tavoli di confronto con il Ministro dove si accetta la riforma in cambio di una contrattualizzazione della retribuzione maggiorata per il tutor e dove si mercanteggia sui tagli agli organici".
La manifestazione del 15 maggio dovrebbe servire anche a protestare con forza per il taglio agli organici connesso all’avvio della riforma; ma sull’entità dei tagli non c’è accordo fra Cobas e Unicobas: mentre questi ultimi parlano di 50mila cattedre in meno alle elementari, 30mila alle medie nei prossimi 3 anni e 40mila alle superiori, i Cobas quantificano i tagli in 57mila posti docente e 12mila Ata.

Meno catastrofici i confederali che però aderiscono alla manifestazione del 15 maggio la cui parola d’ordine è "abrogazione della riforma Moratti".

Il mese di maggio si preannuncia insomma molto caldo; le prossime settimane saranno decisive per il futuro della riforma: un consistente successo degli scioperi e delle manifestazioni in programma potrebbe "suggerire" al Ministro di rallentare ulteriormente l’introduzione delle novità previste dal decreto n. 59.

Una scarsa adesione, al contrario, potrebbe costringere i sindacati confederali a chiudere la questione della funzione tutoriale in cambio di maggiori risorse per il fondo di istituto, in modo da poter retribuire i maggiori impegni che l’avvio della riforma comporterà.

Ad ogni modo c’è attesa per l’incontro programmato per giovedì 6 maggio nel corso del quale il Ministro fornirà a tutti i sindacati informazioni sugli organici e sui problemi generali della riforma; forse ci sarà qualche novità interessante proprio sul dibattuto problema della funzione tutoriale.

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