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Il messaggio del Capo dello Stato

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"E’ tradizione che il Presidente della Repubblica rivolga, all’inizio dell’anno scolastico, un saluto e un augurio agli studenti e alle loro famiglie, agli insegnanti, agli operatori della scuola. E’ per me l’occasione di aprire un dialogo con voi tutti. Comincerò da alcune constatazioni dettate dalla realtà che stiamo vivendo.
L’Italia sarà quello che voi sarete. In un mondo in cui i vicini si moltiplicano per effetto dei nuovi strumenti di comunicazione, delle relazioni fra popoli ormai senza frontiere, la forza delle nazioni sta ancor più che in passato nella qualità dei cittadini, nella loro capacita di essere creativi usando con intelligenza le risorse di cui dispongono, gli strumenti che una tecnologia in continua evoluzione produce.
Il mondo che vi attende oltre la soglia del 2000 che stiamo per varcare e sempre più uno spazio aperto.
L’incontro e la competizione fra popoli e culture diversi sono un dato dei nostri tempi. Abbiamo la fortuna di essere nati in un paese che, per posizione geografica e per tradizioni culturali, è ponte naturale fra l’Europa e il sud del mondo, fra l’Europa e l’oriente.
Sui banchi delle nostre scuole siedono, in numero sempre maggiore, ragazze e ragazzi immigrati in Italia con le loro famiglie, che cercano qui un’occasione di vita migliore. Insieme a tutti voi, rivolgo a loro un saluto di amicizia. L’Italia è terra ospitale. La nostra storia è figlia dell’incontro di popoli diversi. Sappiamo, fin dai tempi dell’antica Roma, che le nazioni capaci di accogliere e integrare comunità differenti sono le più prospere, le più libere.
Benvenuti, diciamo loro! Voi siete una risorsa per noi come sono stati e sono una risorsa straordinaria per i paesi che li hanno accolti i tanti italiani nel mondo.
Lo studio è impegno serio. Ma esso è conquista, è soddisfazione, perché apprendere e allargare le nostre conoscenze, e prima ancora imparare a studiare, a coltivare il nostro desiderio di conoscere, è modo per affermare la propria persona. E’ strumento di libertà.
E’ per queste ragioni che vi auguro di compiere integralmente il corso degli studi, almeno della scuola dell’obbligo, la cui soglia sta per essere portata al livello degli altri paesi. Il lavoro non è alternativo alla scuola, è frutto degli studi compiuti: una più elevata qualificazione scolastica, insieme con la stretta collaborazione tra scuola e mondo del lavoro, è l’unica vera via per vincere la disoccupazione giovanile. E qui mi rivolgo soprattutto al genitori.
Le riforme di recente avviate vanno nella direzione giusta. Esse avvicinano maggiormente scuola e vita reale. Al tempo stesso favoriscono il senso di responsabilità, attraverso la crescita dell’autonomia dei singoli istituti e un significativo riconoscimento dei meriti.
Ma nessuna riforma avrà vero successo senza la partecipazione piena, convinta, creativa di tutti i protagonisti, alunni, insegnanti, operatori della scuola, genitori.
La scuola non è mai, e non può essere, un lavoro senza passione, senza anima. La scuola è il primo fondamentale luogo di formazione civile e culturale; rappresenta il primo nucleo di società.
E’ scuola dell’uomo, come ha scritto uno dei miei maestri.
Qui nascono le amicizie, qui si forma il concetto di vita collettiva, basata sul riconoscimento agli altri dei diritti che nel nostro intimo rivendichiamo per noi; qui si impara, praticandolo, il rispetto delle regole e dell’autorità. Qui i giovani devono trovare l’orgoglio di essere italiani, l’orgoglio dell’identità culturale del nostro popolo e la capacità di rispettare quella degli altri. Qui essi si formeranno al diritti e doveri di una doppia cittadinanza, quella dell’Italia delle regioni e quella dell’Italia europea.
Per questo, desidero rivolgere un pensiero particolare agli insegnanti ed esprimere loro la gratitudine del paese. Il vostro compito è difficile, gravoso, delicato. Dal vostro impegno, dall’aggiornamento continuo della vostra preparazione dipende l’avvenire dei nostri giovani, il futuro dell’Italia.
Siete chiamati a rispondere a nuove esigenze di formazione, a combattere il rischio di un nuovo tipo di analfabetismo. Penso alla necessità di fornire al ragazzi una solida conoscenza di base dei mezzi informatici.
Al tempo stesso è essenziale mantenere una qualità elevata nell’insegnamento delle materie più tradizionali, scientifiche e umanistiche. Solo queste possono assicurare il solido quadro di riferimento culturale e di valori necessario a governare con intelligenza il flusso di informazioni, senza precedenti e spesso indiscriminato, a cui oggi è così facile accedere.
E’ un compito che le recenti riforme si propongono di favorire attraverso un maggiore riconoscimento del merito di voi insegnanti.
Il successo per un insegnante sta nel successo dei propri alunni, nel vederli crescere in conoscenza e saggezza e maturare nella loro personalità; sta nel sentire che sarà ricordato da loro come maestro, come guida nella formazione del proprio ‘modo di essere’, come esempio di valori al quali ispirare nella vita le proprie scelte.
Per il presidente della Repubblica è un dovere avere a cuore gli obbiettivi che riguardano l’intera collettività nazionale: la crescita nella qualità della nostra scuola è fondamentale.
Oggi, per tradizione, sono io a parlare: ma voglio soprattutto ascoltare. Troveremo il modo di farlo. Penso a incontri su temi rilevanti con i vostri rappresentanti, ad occasioni non rituali di dialogo.
Con questo stato d’animo vi rivolgo il mio augurio più affettuoso: che l’inquietudine, talora l’ansia, che avvertiamo in noi nel guardare al futuro sia sempre vinta dalla speranza, dalla fiducia.

Buon lavoro a tutti."

Icotea

Roma, 21 settembre 1999