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Il ministro Giannini vuole imporre la scelta dei prof da parte dei presidi, il sindacato si oppone

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Anche nel Documento di Economia e Finanza 2014, approvato l’8 aprile dal CdM, si chiede di rivedere il “metodo di reclutamento di insegnanti”.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): la chiamata diretta è incostituzionale e sarebbe non l’inizio ma la fine della meritocrazia. A che serve allora aver selezionato e abilitato 100 mila nuovi aspiranti docenti? E che fine faranno i 170 mila docenti nelle GaE? Il sindacato propone di inserire una quarta fascia, dove collocare gli ultimi abilitati. Ma anche di valutare la possibilità di introdurre una graduatoria unica nazionale. E se proprio si vuole puntare sulla valutazione, si cominci dal verificare l’operato di ministri, direttori generali e dirigenti.

“Procedere alla chiamata diretta degli insegnanti, come se le scuole fossero delle aziende private, significherebbe la fine e non l’inizio della meritocrazia”. Così risponde Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, alle aperture sempre più insistenti del Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, all’introduzione di un nuovo metodo di scelta degli insegnanti nelle nostre scuole pubbliche. Con cui si vorrebbe dire addio alle selezioni attraverso concorsi e graduatorie, previste per legge, per dare la possibilità ai dirigenti scolastici di individuare gli insegnanti più congeniali. Basterebbe invece rispettare l’imparzialità dell’esito dei pubblici concorsi, che devono rimanere l’unico filtro meritocratico per l’accesso nell’istruzione, come già avviene per legge in tutti i comparti dell’amministrazione pubblica.

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Anief risponde a questo modello con un secco no, senza se e senza ma. Come si fa ad approvare un nuovo reclutamento che bypassi in un colpo solo le selezioni pubbliche di 100 mila docenti, tra concorsi, Tfa ordinario e Pas? E che fine farebbero i quasi 200 mila docenti abilitati inseriti nelle Gae? Invece di trovare una collocazione a questi insegnanti, come meritano, il Ministro non perde occasione, negli interventi in Parlamento, nelle uscite pubbliche e nelle interviste, di lodare i vantaggi della chiamata diretta. Che rimane, invece, una soluzione ideologica e irrealizzabile.

“Delegare la scelta di un insegnante della scuola pubblica al volere dei dirigenti scolastici – spiega Pacifico -produrrebbe non solo una seria minaccia alla libertà di insegnamento, ma anche una violazione del buon andamento e dell’imparzialità della Pubblica Amministrazione. Quel che serve alla nostra scuola è, piuttosto, un sistema complessivo di valutazione, che metta in discussione anche le capacità e l’efficienza degli stessi dirigenti”.

“Mentre si continua a mettere in dubbio le capacità dei nostri docenti, sempre più umiliati e sottopagati. I quali, forse si dimentica, sono già in possesso adeguati titoli di studio, specifiche abilitazioni, corsi specializzanti e idoneità all’insegnamento. Se proprio si vuole imporre questa logica, perché non si comincia con il valutare l’operato di ministri, direttori generali e degli stessi dirigenti?”

Laddove non via siano più aspiranti nelle GaE, Anief propone l’introduzione di una quarta fascia: all’interno si collocherebbero tutti gli idonei all’ultimo concorso, che per vari motivi non sono stati ancora immessi in ruolo, ma anche gli abilitati con il Tfa, coloro che hanno conseguito il diploma magistrale fino al 2001. E, per finire, i circa 70 mila che si abiliteranno con i Pas.

“In tal modo – spiega Pacifico – le graduatorie rimarrebbero ad esaurimento, ma si scongiurerebbe la possibilità che possano rimanere senza candidati. E di aprire alla chiamata diretta auspicata dal Ministro Giannini. Che rimane un’operazione legata a scelte soggettive e discrezionali. Abbandonando l’attuale assegnazione di un punteggio oggettivo, sulla base dei titoli di studio e culturali acquisiti, nonché del servizio svolto”.

Secondo il sindacato, per scongiurare questo pericolo, si potrebbe introdurre una graduatoria unica nazionale, all’interno della quale inserire tutti gli abilitati: le convocazioni sarebbero inoltre interamente telematiche, senza più il vincolo delle 20 scuole per le graduatorie d’istituto. Anche se da rivedere in alcune parti, si potrebbe utilizzare come modello l’accesso alle Facoltà universitarie di Medicina: con l’individuazione dei vincitori che avviene per scorrimento, al termine di una prova unica gestita attraverso un bando nazionale.

Per chiudere il cerchio a favore degli alunni, servirebbe poi un aumento del tempo studio degli alunni attualmente sotto la media Ocde: basterebbe portare l’obbligo scolastico fino a 18 anni e anticipare l’inizio della primaria a 5 anni, oltre che diminuire il numero dei Neet. Solo con queste “mosse” si creerebbero i posti di lavoro sufficienti per assumere i 100 mila docenti abilitati negli ultimi anni.

Secondo il sindacalista Anief-Confedir, “in un Paese dove i cittadini non possono scegliere i ministri e dove gli stessi ministri non rispondono del loro operato, dove si diventa dirigenti dopo aver risposto a quesiti sbagliati, dove si può vincere un concorso a preside da precario, è inaccettabile la chiamata diretta degli insegnanti. Il ministro Giannini dovrebbe avere più rispetto delle commissioni che hanno valutato e rilasciato un titolo abilitante agli attuali 170 mila docenti precari inseriti nelle GaE: lasci stare la chiamata diretta, che è anche incostituzionale, e proceda, come l’Europa ci chiede dal 1999, all’assunzione di tutti i precari con più di 36 mesi di supplenze”.