Home Archivio storico 1998-2013 Estero Il Pd e i buoni consigli

Il Pd e i buoni consigli

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“Il Pd ha democraticamente votato che per la formazione e il reclutamento degli insegnanti occorre rendere disponibili per l’immissione a tempo indeterminato i posti attualmente coperti con incarico annuale dagli insegnanti precari”.
Da uno sguardo sommario appare singolare che per lanciare al Governo un consiglio di così buon senso sia necessaria una votazione, a parte il fatto che i sindacati, Pd compreso ai tempi di Gelmini, è da anni che suggeriscono di assumere tale decisione da parte di chi governa il Paese; i toni però all’epoca erano diversi. E con un ulteriore sguardo ancora più sommario possiamo ben dire che si tratta di un buon consiglio che il Pd dà al governo, ma al quale non pare che il governo, né questo né quello trapassato, abbia risposto, forse perché non ha chiesto alcun consiglio, nè buono e né cattivo.
“Il nostro proposito è sempre stato di svuotare le graduatorie con un nuovo piano pluriennale di immissioni in ruolo e di risolvere il precariato scolastico, dopo anni di riforme contraddittorie, legando il momento della formazione iniziale al reclutamento.” 
Ottimo proposito che però rimane tale benché oggettivamente si capisce poco. Che significa infatti: un piano di immissioni in ruolo, legando formazione al reclutamento? Ecco forse un motivo, la mancanza di chiarezza, per il quale il governo fa spallucce.
“Tra i “buoni consigli” che avevamo avanzato, respinti dal governo, c’era anche la richiesta di mandare in pensione con i criteri pre-riforma Fornero gli insegnanti che conseguono i requisiti al 31 agosto, poiché questo comparto segue i tempi dell’anno scolastico e non dell’anno solare. Per i poveri insegnanti praticamente è come se la Fornero fosse già ministro dalla scorsa estate! Un’occasione persa per liberare spazio per gli insegnanti più giovani.”
Non commentiamo questo buon consiglio, respinto del resto dal governo (e infatti non aveva chiesto consigli di tale natura) visto che i docenti della “Quota 96” stanno facendo tutto da soli tra giudici del lavoro, Tar e Consiglio di Stato e senza che il Pd si sia fortemente messo di traverso al Governo per non far passare tanta inaudita ingiustizia nei confronti dei docenti.
“Inoltre”, continua la responsabile scuola del Pd, “nel decreto semplificazioni avevamo chiesto, dopo tre anni di tagli drammatici in cui sono stati cancellati 132.000 posti di lavoro, di sostanziare l’organico funzionale di 10.000 insegnanti in più per lavorare per la lotta alla dispersione scolastica, per l’inserimento dei ragazzi con disabilità e per la multiculturalità. La continuità didattica è gran parte della qualità della scuola, l’organico funzionale stabile è un notevole passo avanti per la scuola dell’autonomia, ora va fatto diventare realtà con i decreti attuativi.“
Ma nell’organi funzionale si poteva spostare sia il personale in esubero (riciclato invece per il sostegno o spedito altrove) e sia i docenti non idonei all’insegnamento (dirottati tra gli Ata). Un altro “buon consiglio forse andato inopinatamente perso?
“Il ministro sembra poi aver accolto altre due nostre richieste: che il concorso abbia solo vincitori senza istituire nuove graduatorie di merito e che le classi di concorso bandite siano soprattutto quelle esaurite e in via d’esaurimento nelle GAE. Sono le materie matematico scientifiche in cui sono particolarmente deboli i nostri studenti e per i quali vorremmo si riaccendesse la passione per lo studio. Anche noi, come il ministro, vogliamo soltanto lavorare per fare dell’Italia un Paese normale”.
E chi non vuole una Nazione normale? Ma questi ultimi “buoni consigli” del Pd sono di così lapalissiano buon senso, anche per non fare innervosire troppo i precari delle GaE, da apparire perfino banali. Fra l’altro da qualche giorno proprio il ministro dice esattamente le stesse cose (su consiglio del Pd o di sua sponte?), anche perché bandire concorsi per materie ingolfate e onuste di precari apparirebbe non solo disdicevole ma anche masochistico.