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Aggiornato il 04.03.2026
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“Non più di 20 alunni per classe”, perché i docenti meritano di lavorare in condizioni migliori: sale il consenso per la proposta Avs

Non più di 20 per classe, facciamo spazio ad un’istruzione di qualità“: è questo il titolo della proposta di legge popolare attraverso la quale Alleanza Verdi e Sinistra intende ridurre fortemente il numero di allievi per classe. L’iniziativa ha raccolto in pochi mesi oltre 60mila firme sulla piattaforma online https://verdisinistra.it/non-piu-di-20-per-classe/ ed è stata presentata a Montecitorio martedì 3 marzo.

Le ultime sulla proposta di Avs

“Il deposito” della proposta legislativa “ci sarà la prossima settimana. Abbiamo incontrato un grande consenso, trasversale”, ha detto Elisabetta Piccolotti, di Avs.

La deputata ha ricordato che “non è stato difficile raggiungere il numero di firme necessarie”: infatti, ha precisato Piccolotti, è stato “raggiunto il nostro obiettivo sulla proposta di legge di iniziativa popolare per la riduzione del numero di studenti e studentesse per classe: abbiamo superato le 50 mila firme un mese fa, ora sono 60 mila e 400 solo sulla piattaforma on line”.

Tra i sostenitori dell’iniziativa figurano anche Nicola Fratoianni, Fiorella Zabatta, Peppino Buondonno, Angela Nava del Coordinamento Genitori Democratici, Beppe Bagni del Cidi Centro Iniziativa Democratica Insegnanti, Manuela Calza segreteria nazionale Flc Cgil.

Piccolotti ha spiegato che il consenso popolare “è stato raggiunto grazie all’impegno di docenti, studenti e genitori che scuola per scuola, con banchetti, volantinaggi, passaparola sui social hanno coinvolto tante persone che hanno a cuore la scuola pubblica e il futuro dei nostri ragazzi, che vogliono difendere i piccoli centro dal ridimensionamento scolastico, che vogliono garantire condizioni migliori al lavoro prezioso degli insegnanti“.

Per quanto riguarda le possibilità di approvazione della proposta, va ricordato che Avs è un partito di opposizione e, quindi, è indispensabile che il progetto venga accolto dai partiti di maggioranza, che poi dovranno anche verificarne la fattibilità economica: un’aspetto, quello della sostenibilità finanziaria dell’obiettivo, tutt’altro che marginale.

Ma i ministri dell’Istruzione non la pensano così

Qualche settimana fa, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha emblematicamente dichiarato, durante un evento organizzato da The European House Ambrosetti, che  “il numero degli alunni per classe non fa la differenza” sugli apprendimenti degli stessi allievi: “studi dell’Invalsi ci confermano che quando il rapporto docenti-studenti è troppo basso il rendimento non migliora, anzi peggiora”, ha sottolineato il titolare del Mim.

La Tecnica della Scuola ha evidenziato che quella dell’Invalsi è stata una conclusione che tuttavia avrebbe potuto anche “non essere collegata direttamente alla presenza minore di discenti iscritti in classe, ma alla provenienza socio-economica degli alunni e alla collocazione delle scuole in territori particolari: spesso, infatti, le classi meno numerose sono quelle concesse, in deroga, perché allestite in zone montane, piccole isole o con disagi di vario genere, che comportano anche minori chance di crescita per i cittadini residenti e quindi pure per i giovani che poi frequentano le scuole”.

Anche il predecessore dell’attuale Ministro, Patrizio Bianchi (di area politica decisamente più a sinistra), aveva detto più volte durante il suo mandato che di fatto le classi pollaio su cui c’è tanto allarmismo risultato delle eccezioni, perché “oggi le classi in Italia in media hanno già meno di 20 alunni”, quindi “la vera emergenza, da qui a due anni, non saranno più le classi pollaio ma il fatto che non riusciremo a fare le prime”.

Oggi, in ogni caso, i parametri nazionali, salvo deroghe, per la formazione delle classi rimangono quelli innalzati con le norme introdotte dell’ultimo Governo Berlusconi, con Mariastella Gelmini ministra dell’Istruzione, in particolare della Legge 133 del 2008: le prime classi della scuola superiore, ad esempio, in mancanza di alunni con disabilità o deroghe per motivi logistici-sociali territoriali, devono essere composte da almeno 27 alunni.

Il testo della proposta di legge Avs

Nella proposta di legge Avs presentata , si chiede di formare classi “con un numero di studenti non inferiore a 14 e non superiore a 20, riducendo questa soglia a 18 nel caso della presenza di uno studente con disabilità e a 15 nel caso in cui gli studenti con disabilità siano più di uno“.

“Proponiamo anche – si legge ancora nella proposta – la riduzione da 900 a 400 del numero minimo di alunni iscritti in un istituto scolastico autonomo per l’assegnazione di dirigenti scolastici con incarico a tempo indeterminato e di direttori dei servizi generali e amministrativi, prevedendo un’ulteriore riduzione a 200 alunni per le istituzioni situate nelle piccole isole, nei comuni montani e nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche.

Avs sostiene che “mentre il Governo Meloni continua ad aumentare le risorse per la scuola privata (arrivate a 750 milioni nel 2025), alla scuola pubblica toccano solo tagli e provvedimenti ideologici. Il ministro Valditara riduce gli organici giustificandosi con i dati demografici: per la prima volta da cinque anni a questa parte il numero dei docenti della scuola italiana previsti negli organici comuni e di potenziamento per l’anno scolastico 2025/2026 si è ridotto di 5.660 unità e, da settembre 2026, anche il numero dei collaboratori scolastici si è ridotto di 2.147 unità”.

“Al contrario – si legge ancora nel progetto di legge – , i dati demografici potrebbero finalmente rendere sostenibile la riduzione del numero di studenti per classe, permettendo di consegnare definitivamente al passato il problema del sovraffollamento, creato dai provvedimenti del Governo Berlusconi nel 2008, quando la spesa per l’istruzione fu ridotta di circa 3 miliardi, tagliando circa 130.000 unità di personale tra docenti e personale ATA”.

E ancora: “in molte scuole del Paese il problema è ancora oggi di assoluta attualità: molti docenti sono costretti a insegnare in classi sovraffollate e spesso, in violazione delle norme, con la presenza di un numero troppo alto di studenti con disabilità. In questo modo si verifica di fatto una riduzione della qualità dell’insegnamento, che viene costretto alla mera lezione frontale; si penalizzano gli alunni con maggiori difficoltà o provenienti da contesti di povertà educativa e si rende impossibile l’attenzione ai bisogni educativi di ognuno e ognuna, rinunciando all’inclusione degli alunni con disabilità e trasformando intere classi in ghetti o in spazi invivibili”.

A questo si aggiungono le difficoltà create dal nuovo dimensionamento scolastico, che ha prodotto l’accorpamento di molti plessi e una distanza sempre più marcata del dirigente scolastico dalle scuole e dai loro problemi quotidiani.

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