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Il registro elettronico è utile, ma se c’è un problema? I docenti vanno formati

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L’utilità del registro elettronico è fuori discussione. Sulla fattibilità del progetto in tutti gli istituti e i plessi scolastici rimangono tuttavia forti dubbi.

Se da una parte il Miur ha diffuso i dati relativi all’adozione del registro del professore (6 classi su 10 lo utilizzano in maniera definitiva), per quello di classe la maggior parte degli Istituti continuano a mantenere in piedi la doppia versione: digitale e cartacea.

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Il motivo di questo perdurare mantenimento della trascrizione delle presenze nero su bianco, in netto contrasto con l’obiettivo di digitalizzazione posto dagli ultimi governi alla scuola, è legato a diversi fattori.

Da una parte c’è da dire che la diffusione massiccia del registro digitale è legata alla presenza delle dotazioni informatiche nelle scuole, nonché la presenza di collegamenti internet ad oggi non omogenea a livello nazionale.

Sul primo punto dovrebbe intervenire la riforma della Buona Scuola, la Legge 107/15, con 30 milioni di stanziamenti da utilizzare per coprire il gap; il secondo dovrebbe essere risolto con il programma relativo all’agenda Digitale con cui il Paese Italia si pone l’obiettivo di ridurre il digital divide nei prossimi anni.

Sarà molto importante far coincidere questo processo di informatizzazione con la formazione dei docenti, alle prese con strumenti nuovi che senza un adeguato processo di adattamento possono risultare ostili anche ai più avvezzi alla tecnologia.

In sostanza c’è bisogno di un’educazione digitale, che guidi gli insegnanti al cambiamento e li supporti nel gestire eventuali criticità durante l’utilizzo.

Altro aspetto, nemmeno questo secondario, sono gli strumenti tecnologici. Che devono essere tutti a carico dell’amministrazione, per permettere all’insegnante di essere messo in condizione di operare al meglio e di svolgere tutte le funzioni di firma in classe.

Ma se non funziona qualcosa?

Quali strumenti ha il docente? Come deve comportarsi in caso di problema durante la lezione?

 

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Partiamo da un concetto basilare: occorre fornire agli insegnanti indicazioni chiare su cosa fare in caso di problemi tecnici. Non bastano, infatti, le cosiddette Faq attraverso cui risolvere la prima analisi del problema. Perché è fondamentale fornire informazioni dettagliate su come muoversi per lo svolgimento della lezione digitale, chi contattare in caso di “blocco” o anche cosa fare in caso di smarrimento della propria password.

L’utilizzo del registro deve essere illustrato nell’ambito di un processo chiaro, che spieghi come comportarsi dinanzi ad eventi straordinari. Come, ad esempio, in caso di evacuazione dall’istituto. Il vecchio registro di carta poteva essere portato fuori dal docente. Ora, come occorre comportarsi con il registro su web a garanzia della riservatezza del dato? C’è poi anche da considerare la confusione che potrebbero avere i docenti costretti a svolgere le ore settimanali in due o più istituti.

Le scuole devono dotarsi, quindi, di un supporto tecnico in grado di intervenire in tempi ridotti per consentire al docente di proseguire la lezione, utilizzando correttamente il registro. Quando presenti negli istituti, per lo più alle superiori, tale supporto potrebbe essere effettuato anche dai docenti tecnico-pratici o dagli assistenti tecnici. In caso contrario, quindi nel primo ciclo e nelle scuole secondarie di primo grado, sarebbe utile formare un docente, non necessariamente “tecnico”, e farlo diventare il punto di riferimento per gli altri insegnanti dell’istituto in caso di necessità.

È oltremodo importante che la piattaforma web utilizzata dal registro di classe sia dotata di backup, in modo da non perdere i dati in caso di malfunzionamenti del sistema, e meglio ancora se viene utilizzata una infrastruttura IT su Cloud che consente l’accesso in modalità sicura e di salvaguardare i dati da hacker locali.

Questo è sicuramente uno dei temi che il Miur dovrà necessariamente prendere in considerazione, se davvero si vuole che la digitalizzazione prenda veramente piede nella scuola italiana. Le premesse per una Scuola 2.0 sono state tracciate: non resta che assistere alla sua evoluzione, magari anche con un pizzico di fiducia che in questi casi non guasta mai.

 

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