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Il ritorno dei concorsi per docenti, dai sindacati più riserve che consensi

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Sono molte le riserve che i sindacati hanno posto nei confronti del ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, dopo il suo annuncio di voler tornare a bandire, dopo ben 13 anni, i concorsi che diano l’accesso diretto al ruolo della docenza. Il timore delle organizzazioni sindacali è che il Ministro si sia fatto prendere dell’entusiasmo, facendo riferimento a 300mila attuali precari che andrebbero a concorrere per 12.500 posti l’anno (altrettanti andrebbero assegnati tramite le attuali graduatorie ad esaurimento), senza prendere in considerazione i tanti nodi ancora da sciogliere sulle assunzioni: innalzamento dell’età pensionabile e ricollocazione obbligatoria di migliaia di soprannumerari sono, tanto per fare un esempio, delle componenti che potrebbero rendere risibile il numero di posti da assegnare per i prossimi ruoli. Prevedere che ogni anno vadano in pensione 25mila attuali docenti può quindi non essere del tutto realistico. E poi c’è la questione dei precari. Che reclamano a gran voce una corsia preferenziale.
Secondo  Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil, “prima serve una ricognizione sui posti disponibili e l’avvio di un confronto. Da un lato – ha detto il sindacalista pugliese – il nuovo meccanismo sulle pensioni allontana le uscite dal lavoro, dall’altro ho l’impressione che i tagli previsti dalla legge 133 non siano stati realizzati ancora del tutto e dunque è forte il rischio che si sforbici ancora. Bisogna vedere dunque la situazione reale, vanno aggiornate le classi di concorso e capire come mettere in campo un piano pluriennale di assunzioni”.
Scettico anche Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola: “sul reclutamento dei docenti occorre muoversi con equilibrio e con decisione. Più che estemporanee sortite sulla stampa – ha detto con una certa durezza Scrima – servono progetti chiari su cui aprire al più presto un serio confronto. Il tavolo su reclutamento e precariato, che il Miur si è impegnato pochi giorni fa ad avviare, è per noi la sede giusta per ragionare in termini un po’ meno vaghi sui concorsi, sulle modalità e sui tempi del loro svolgimento. Altrettanto indispensabile è proseguire nell’attuazione del piano triennale di assunzioni”.
Massimo Di Menna, leader Uil scuola, suggerisce invece a Profumo “tre cose: pubblicizzare il numero dei posti disponibili per materia e per regione; dare attuazione al piano triennale di assunzioni sulla base delle graduatorie permanenti; incontrare i sindacati per verificare le procedure migliori da seguire”. Prudenza viene espressa anche da Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, secondo cui “bandire un concorso a cattedre è una buona notizia, ma a patto che prima vengono inserite nelle graduatorie ad esaurimento gli oltre 20mila che hanno svolto corsi Ssis negli ultimi anni. Tra i titolo preferenziali del concorso – ha sottolineato il sindacalista dell’Anief – dovrebbero essere considerate le abilitazioni, i titoli professionali e le specializzazioni”.
Anche alcuni politici hanno voluto dire la loro sulle dichiarazioni di apertura verso i maxi-concorsi da parte del neo responsabile del Miur. Antonio Rusconi, capogruppo in Commissione Istruzione a Palazzo Madama, ha accolto positivamente “l’intervento del ministro Profumo che, finalmente, lancia un messaggio positivo ai giovani laureati e sottolinea che fare l’insegnante è una professione importante per il nostro paese: è importante che il ministro abbia detto che bisogna fare di più e presto e che la scuola italiana – ha concluso Rusconi – può migliorare anzitutto investendo nella capacità e nella professionalità della classe docente”. Per Francesca Puglisi, responsabile scuola della segreteria del Pd, è condivisibile “la necessità di riaprire i concorsi nella scuola pubblica, soprattutto per quelle classi di concorso matematiche e tecnico scientifiche di cui sappiamo saranno esaurite le graduatorie in ben 64 province nei prossimi tre anni“; se si vogliono però aiutare i giovani candidati all’insegnamento occorre anche avere il coraggio di “passare all’organico funzionale e legare formazione iniziale e nuovo reclutamento“.