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Il sistema dei voti alla maturità è ingiusto? Non è solo il liceale che lo dice e non è il primo caso

Gianmaria Favaretto, che comunque aveva già i crediti per la promozione, non vuole sostenere gli orali agli esami di stato per protesta: “Queste valutazioni non rispecchiano la reale maturità”. Ma è ugualmente promosso per via dei crediti accumulati. 

La protesta tuttavia fa breccia nell’opinione pubblica e il Corriere riporta la notizia già nella prima pagina. Se il ragazzo voleva farsi pubblicità, c’è riuscito, come del resto è accaduto l’anno scorso a tre ragazze che, avendo giudicato il voto allo scritto di greco ingiusto, al liceo Foscarini di Venezia, si sono rifiutate di sottoporsi all’interrogazione.  Anche loro sono state promosse per i crediti accumulati, ma la protesta è stata ripresa da tutti i giornali.

Questa tuttavia del giovane studente del liceo scientifico “Enrico Fermi” di Padova, è di natura diversa, sembra più matura, motivata e perfino con un intento politico: “ho fatto questa scelta perché trovo che l’attuale meccanismo di valutazione, non rispecchia la reale capacità degli studenti, figuriamoci la maturità”

Certamente, non ha indicato l’alternativa, ma la motivazione va d’accordo con tanti pedagogisti che giudicano la valutazione, non solo una umiliazione per chi la riceve, ma anche del tutto inadeguata a giudicare una persona.

Su questo giornale una prof aveva detto: “Il giudizio è un peso. Posso assicurare che così in classe i miei studenti sono decisamente più felici. In classe ci sono interrogazioni o verifiche. Solo che al termine i miei studenti non ricevono una valutazione numerica per come le conosciamo solitamente noi, ma una valutazione sul raggiungimento cognitivo”.

In pratica la valutazione è basata sulla misurazione di determinate competenze e gli insegnanti devono  indicare la valutazione costante e specifica del lavoro degli studenti, sottolineandone le lacune e i punti di forza, consentendo così ai ragazzi di  comprendere le loro performance e a migliorarsi costantemente, incoraggiando l’autovalutazione. Come in qualche modo dice la pedagogista: “La paura di essere giudicati è diffusa” e questo crea ansie stress, con conseguente annichilimento delle proprie possibilità. 

Dunque, il candidato in qualche modo ha ribadito quanto in alcune scuole italiane già avviene, ma nello stesso tempo mettendo il dito sulla piaga della valutazione sommativa e in modo particolare riportando l’orologio scolastico a quelle contestazioni sessantottine durante le quali, proprio questo problema venne affrontato, tra i tanti che allora si discutevano. 

E che ancora vengono discusse, senza però una via di uscita risolutiva, liberatoria e liberante, come la nostra scuola merita.

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