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21.09.2026

Il tetto del 30%? Zunino (Proteo): “Chi lo propone non conosce la realtà delle scuole” [INTERVISTA]

In questi giorni si parla di una proposta che potrebbe presto arrivare in Parlamento: una legge per stabilire che nelle classi delle scuole italiane non si possa superare il tetto del 30% di alunni stranieri.
Ne parliamo con Giovanna Zunino, insegnante di scuola dell’infanzia per decenni, che ha ricoperto incarichi importanti di carattere politico e sindacale. A partire dal 1990, per 20 anni, ha fatto parte del Consiglio nazionale della pubblica istruzione.
Attualmente fa parte del Comitato tecnico scientifico della associazione Proteo Fare Sapere.

Cosa ne pensa di questa idea del Ministro che però, a quanto pare è idea di tutto il Governo visto che a breve verrà varato anche un provvedimento di legge in merito?

Penso che chi fa queste proposte non abbia la più pallida idea di come sia la realtà concreta delle scuole di questo Paese.
Conosco personalmente almeno dieci insegnanti di scuola dell’infanzia, in diverse regioni, e in particolare nel Nord-Est, dove quel tetto del 30% non è raggiunto da bambini di origine italiana.Se non ci fossero questi bambini – e uso il termine “stranieri” perché è quello che viene utilizzato, anche se mi vengono i brividi a farlo – non ci sarebbero le sezioni. Per questo ribadisco che chi propone queste misure dovrebbe parlare con cognizione di causa. Altrimenti il rischio è che si faccia soltanto della strumentalizzazione, parlando alla pancia delle persone e continuando a lasciare gli insegnanti da soli ad affrontare la situazione.

Ma le situazioni problematiche ci sono, è inutile negarlo.

Certo, lo sappiamo e ne siamo consapevoli. A volte si sente dire: «Non è possibile che nel nostro Paese cinque o sei bambini italiani rimangano in un angolo perché gli insegnanti devono occuparsi degli altri, che sono tutti stranieri».
Ma ci siamo mai posti un’altra domanda? Come mai, nonostante tutto il calo demografico, non si è mai riusciti ad affrontare seriamente il problema della diminuzione del numero di alunni per classe e per sezione?

Ma come si fa a parlare di queste questioni senza affrontare il numero degli alunni per classe? È un tema che riguarda anche le responsabilità della politica e del sindacato.

In questo preciso caso la responsabilità è tutta della politica e dei governi. Il Sindacato continua a denunciare tagli al personale. Abbiamo bisogno che l’organizzazione del progetto educativo e del lavoro degli insegnanti torni concretamente nelle loro mani. Penso a quanto è stato detto recentemente dalla presidente del Consiglio e cioè che nessun bambino italiano può rimanere indietro perché l’insegnante si deve occupare di una miriade di alunni che non sempre parlano l’italiano. NESSUN bambino deve rimanere indietro. Se avessimo classi e sezioni da 15 bambini, considerando anche il calo demografico che stiamo vivendo, avremmo la possibilità di creare contesti educativi sereni e inclusivi. E a questo punto potremmo anche interrogarci su che cosa intendiamo per inclusione. Un bambino che ha particolari esigenze ha diritto di essere seguito indipendentemente dal colore della pelle. Le differenze da prendere in carico non dipendono necessariamente dal colore della pelle:  nero, arancione o giallo. Potrebbe avere la pelle diafana, come la tua e la mia.
Se però mi affidi 28 bambini, anche se fossi un mago non potrei occuparmi di ciascuno di loro come avrebbero diritto di essere presi in carico, indipendentemente dal fatto che siano congolesi, zambiani o provengano da qualunque altro Paese. Sono bambini che frequentano una scuola della Repubblica italiana.

C’è però chi sostiene che, quando una famiglia arriva in Italia, dovrebbe preoccuparsi che i figli abbiano già almeno i primi rudimenti della lingua italiana.

Mi sembra una sciocchezza: ma dove sta scritta questa “regola”?
Se mi sai dire dove è scritto, ne possiamo discutere. Dobbiamo stare attenti: di questo passo qualcuno potrebbe pensare di scriverla una tal regola da qualche parte, o peggio ancora, convincerci che c’è già.
Ma dobbiamo fare attenzione perché esistono -per fortuna- anche i diritti internazionali.

Ecco, questo mi sembra un aspetto importante e forse un po’ assente dal dibattito. Non possiamo fare leggi che travalichino, oltrepassino o addirittura neghino i diritti internazionali.

Esatto. Ma io, dietro questa vicenda, vedo anche lo smantellamento della scuola pubblica, intesa come scuola della res publica, come bene comune, luogo di diritti e doveri da far vivere in democrazia.§C’è uno smantellamento che non è neanche troppo subdolo. Con queste martellate continue che ci arrivano, rischiamo, come si dice, di rimanere fortemente rintronati.

Al di là degli aspetti politici e istituzionali, c’è però anche un problema pratico. Da parte governativa si dice, per esempio: «Non c’è nessun problema. I bambini stranieri in sovrannumero li spostiamo in altre scuole». E così il problema sarebbe risolto.
Non sembra però così semplice dal punto di vista operativo. Penso alle aree del Nord-Est, a Monfalcone per esempio, o a Prato, o alle periferie di alcune importanti città del Nord Italia, a tutto l’hinterland milanese. Come si fa, per esempio, a prendere un bambino da Sesto San Giovanni e spostarlo altrove? Lo mandiamo a Saronno?

Se mi permetti, vorrei richiamare quanto ha scritto in una chat che fa riferimento al Centro Studi Giancarlo Cerini Loretta Lega, insegnante dell’infanzia e già assessore all’istruzione in una città importante come Forlì.
Il riferimento risale al Convegno del 17 aprile – Il mondo in una classe- organizzato a Firenze dal CIDI per ricordare Giancarlo Cerini. Loretta scrive che “la questione degli alunni stranieri è stata affrontata in tutte le sue sfaccettature e che gli amministratori regionali e comunali intervenuti hanno ben presenti anche le questioni relative al numero degli alunni per classe, che però non possono essere affrontate direttamente da loro. Gli Amministratori locali sanno però bene e lo hanno ricordato a tutti che è diritto-dovere del cittadino frequentare la scuola, la più vicina a quella dove dimora”.

L’idea di far viaggiare i bambini a ricercare la scuola “adatta” ad accoglierli, quindi, non è soltanto impraticabile: non è proponibile.
Esistono i diritti internazionali e, in questo caso, esistono anche i diritti costituzionalmente garantiti dalla Repubblica.
Detto ciò, resta la questione seria del numero degli alunni per classe. Questa è infatti materia di trattativa tra ministero, governo e sindacati. È evidente come, sulla base di un organico che continua a diminuire per le ragioni legate alla denatalità, il Governo non intenda intervenire. Ma a volte le evidenze non risultano chiare a tutti.

Grazie, Giovanna Zunino, anche per questa appassionata difesa di alcuni principi che sarebbe bene non dimenticare.

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