La premier Giorgia Meloni ha annunciato una serie di provvedimenti che riguardano gli alunni stranieri. In particolare un tetto (probabilmente del 30%) di studenti stranieri per classe. Il ministro Valditara ha poi anticipato il decreto che riguarderà il divieto di burqa per le studentesse. Ma come funziona negli altri Paesi? Lo ha spiegato la giornalista de ‘Il Fatto Quotidiano’ Eleonora Bianchini a ‘Tutta la città ne parla‘ su Radio 3:
“Germania e Francia sono sistemi educativi molto interessanti. C’è una distinzione tra i neoarrivati, cioè chi viene dall’estero (nel caso della Francia arrivati da meno di un anno) e invece i figli di famiglie di stranieri già sul territorio nazionale che però non hanno un’adeguata padronanza della lingua. Ci sono delle differenziazioni da fare: per quelli arrivati da meno di un anno è previsto un programma, pur venendo inseriti in una classe normale, si trascorrono delle ore all’esterno della classe per il potenziamento linguistico (per migliorare la lingua e affrontare determinate materie) e sono classi che durano circa un anno, al massimo due e poi si viene trasferiti completamente nella classe ordinaria”.
“Diverso è invece il programma per i figli di immigrati già presenti sul territorio. In questo caso viene scritto dai professori e dal preside un piano personalizzato in modo da customizzare le attività scolastiche sulle esigenze dello studente ed è previsto un servizio di aiuto gratuito pomeridiano all’interno della scuola e d’estate e in primavera durante le pause ci sono corsi intensivi gratuiti”.
“La cosa interessante della Francia è il sistema che viene adottato nei quartieri periferici o socialmente svantaggiati. In queste zone non c’è alcun tetto massimo ma vengono fatte classi piccole, quindi con un massimo di 12-15 alunni anziché 25 e queste zone chiamate Rep e Rep+ ricevono più finanziamenti e più risorse umane e pedagogiche, quindi c’è un grande investimento economico da parte dello Stato e della scuola proprio per far raggiungere un livello allineato a quello degli altri studenti. Inoltre in queste scuole è previsto anche un programma per offrire corsi di francese gratuiti ai genitori immigrati (su base volontaria)”.
“Per quanto riguarda invece il velo, sappiamo che in base al principio della laicità che è uno dei fondamenti dello Stato francese, il velo in tutte le sue forme è vietato nella scuola pubblica“.
“In Germania ci sono le classi di inserimento con queste classi di transizione, non sono classi isolate, sono classi dove si trascorrono alcune ore della giornata in piccoli gruppi per approfondire e perfezionare le competenze linguistiche fino ad arrivare all’inserimento completo. Ogni land ha la sua gestione del sistema scolastico, spesso i programmi sono simili ma vengono chiamati con nomi diversi. Tutti i bambini, anche quelli nati in Germania da genitori tedeschi, affrontano un test standardizzato tra i 4 e i 5 anni prima dell’ingresso alla scuola elementare per capire se poi necessiterà di moduli di supporto linguistico direttamente all’asilo o dall’anno successivo, quindi per capire da dove si parte e anche nel caso della Germania funziona non il tetto alla classe ma piccoli gruppi specializzati per poi arrivare all’inclusione completa nella classe ordinaria”.