Home I lettori ci scrivono Il vincolo alla mobilità vincola anche la professionalità

Il vincolo alla mobilità vincola anche la professionalità

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Se ho deciso di scrivere e raccontare la mia storia professionale è perché credo fermamente nel lavoro che svolgo quotidianamente per la scuola e con la scuola. La mia è una “denuncia” che sa di amaro se penso alla mia situazione attuale ma anche di dolce se penso che le mie parole possano generare una riflessione costruttiva sulla professione dell’insegnante.

La mia è una storia come tante: insegnante precaria per anni che realizza il sogno di una vita come docente di ruolo, ma che rimane imprigionata nel suo stesso sogno a causa di un vincolo legislativo!

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Può sembrare assurdo, ma non lo è.

Mi chiamo Anna Rita Castriotta e lavoro nella Scuola Primaria come insegnante da più di dieci anni.

Ho iniziato come precaria e ho sempre accettato annualità come insegnante di sostegno pur non essendo specializzata. Ho sempre ricoperto questo ruolo con passione e serietà e nel corso degli anni ho avuto la possibilità di frequentare corsi di formazione al fine di implementare le mie conoscenze e competenze.

Il 01/09/2020 ho ricevuto l’immissione in ruolo su posto comune da graduatoria di merito attraverso i il concorso straordinario indetto con DDG n.1546 del 7 novembre 2018. È inutile negare quanta gioia e soddisfazione abbia provato dopo anni di precariato vissuti nelle diverse scuole.

Tutti potrebbero pensare al lieto fine della storia…e invece no! Se ho imparato qualcosa dalla vita…è che non bisogna mai smettere di ascoltare le proprie emozioni e che inseguire i propri sogni ci rende curiosi, motivati…vivi!

Un po’ di tempo fa ho letto un post riferito alla campionessa Beatrice Vio che diceva: “Se sembra impossibile, allora si può fare…due volte”. Il mio desiderio più grande è essere un’insegnante di ruolo sul sostegno.

Per esserlo serve la specializzazione…e sono riuscita a conseguire anche questo titolo.

Infatti, l’anno scorso, dopo una dura selezione, ho superato le prove selettive per accedere al Corso di Specializzazione per le attività di sostegno (D.M 249/2010) presso l’Università degli Studi di Torino. Gli insegnanti specializzati sanno quanto impegno e motivazione siano necessarie per affrontare un corso di studi che prevede una frequenza obbligatoria, tirocinio, studio individuale, relazioni, elaborati, esami da gestire insieme agli impegni scolastici. Da non sottovalutare il costo del corso di oltre 3.000 euro. Con numerosi sforzi mentali, fisici e anche economici ho affrontato l’anno per raggiungere il mio obiettivo.

Naturalmente vorrei sottolineare la straordinaria esperienza che sto vivendo come insegnante su posto comune. La mia energia e il mio entusiasmo è immutato; anzi la mia esperienza con i bambini con disabilità, ha contribuito ad accrescere la sensibilità e l’attenzione verso tutti i bambini con bisogni educativi speciali presenti in classe nel pieno rispetto di tutti i ritmi di apprendimento.

A luglio di quest’anno, dopo aver conseguito la specializzazione, il mio entusiasmo per l’obiettivo raggiunto era incontenibile, ma è qui che la gioia ha ceduto il passo all’amarezza, alla delusione e alla rabbia. Il Governo, con l’introduzione del DL 159/2019, vincola tutti gli immessi in ruolo del 2020 (e successivi) alla sede assegnata da concorso per ben 5 anni. Il suddetto vincolo è stato ridotto a 3 anni di permanenza attraverso una modifica prevista nel Decreto Sostegni bis 106/2021.

Cosa significa tutto ciò? Vuol dire che pur essendo specializzata sul sostegno, non posso chiedere il trasferimento su posto di sostegno. Dovrò attendere almeno 2 anni. Lo trovo assurdo e senza senso. Molti Dirigenti Scolastici, insegnanti e, soprattutto, famiglie lamentano (giustamente) la scarsa disponibilità di insegnanti di sostegno specializzati e poi c’è il paradosso di chi come me vorrebbe ma non può perché vincolata, intrappolata (o sequestrata?) da una legge che non consente di mettere a disposizione la mia esperienza e la mia competenza verso i bambini con disabilità o con BES.

Vorrei che il Ministero della Pubblica Istruzione e/o il Governo diano delle spiegazioni esaustive rispetto ad una decisione che danneggia umanamente e professionalmente l’insegnante e credo che le stesse spiegazioni debbano essere date anche alle famiglie che chiedono da anni, a gran voce, insegnanti di sostegno specializzati e di ruolo per i propri figli.

Anna Rita Castriotta