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Immissioni in ruolo, agli Ata rischiano di rimanere le “briciole”

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Nessuna decurtazione. Almeno per i docenti. Come da noi prontamente riportato, sono queste le ultime indiscrezioni che arrivano sulle prossime immissioni in ruolo del personale della scuola: il Miur nelle prossime ore pubblicherà un decreto, attraverso cui si indicherà (dopo aver ricevuto il via libera dal mistero dell’Economia e delle Finanze) che entro la fine del mese saranno 21.112 gli insegnanti che da precari passeranno nei ruoli dello Stato. Per saperne di più, anche per conoscere la ripartizione di posti a livello locale, bisognerà comunque attendere la sera dell’8 agosto: nel pomeriggio delle stesso giorno, i sindacati sono stati infatti convocati a viale Trastevere proprio per conoscere le intenzioni del ministero dell’Istruzione.
Per quanto riguarda la decisione definitiva riguardante le assunzioni del personale Ata, rimane confermato, invece, lo slittamento in avanti di almeno due settimane (dopo comunque il 23 agosto, quando è previsto l’ultimo atto delle mobilità della categoria): la Flc-Cgil sostiene che la situazione non si sbloccherà prima di “fine agosto. Questo ritardo – continua il sindacato di Pantaleo – è determinato dalle norme introdotte dal Decreto Legge 95/12 (spending review) che prevedono il transito forzato nei profili Ata del personale docente inidoneo e delle classi di concorso C555 e C999. Nel ribadire il nostro giudizio riguardo l’illegittimità di questo provvedimento, resta ferma la nostra richiesta di effettuare le assunzioni su tutti i posti lasciati liberi dai pensionamenti”.
Ora, cosa significa, in termini pratici, tutto ciò? Che il passaggio forzato degli inidonei e degli ex dipendenti degli enti locali, da qualche anno transitati nella scuola come insegnanti di laboratorio alle superiori, lascerà sicuramente una traccia: dei 5.300 inizialmente richiesti potrebbero rimanerne molti meno. Qualcuno, forse con una punta di pessimismo, ipotizza meno della metà. E pure la matematica sembra indicare questa possibilità. Gli inidonei sono infatti circa 3.500. Sugli Itp arrivati dagli enti locali non si hanno invece informazioni precise: nel 2005 erano diverse migliaia. Ma a distanza di sette anni una buona fetta ha lasciato il lavoro per la pensione. Nella migliore delle ipotesi saranno, comunque, alcune centinaia. Forse anche qualche migliaio. In tal caso, per il personale Ata inserito in prima fascia e speranzoso di agguantare il famigerato ruolo rimarrebbero davvero pochi posti.
Chi non vuole credere all’eventualità che agli Ata precari rimangano veramente le “briciole” sono soprattutto i sindacati. Anche perché ritengono errato, proprio come procedura, declassare un docente impiegandoli in mansioni prettamente esecutive. E poi perché a probabilmente i conti non tornano. All’Anief, ad esempio. Il cui presidente, Marcello Pacifico, ricorda che “poiché quest’anno sono state assegnate oltre 35mila supplenze almeno fino al termine dell’anno scolastico, anche considerando la tanto contestata riconversione del personale docente inidoneo e degli Itp in soprannumero, potevano essere decretate almeno 27mila nuove assunzioni”.
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